Un gesuita ad Aleppo: fede più forte

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© Amedeo Lomonaco, Radio Vaticana ●

In Siria proseguono gli scontri tra ribelli e forze governative. Nel Nord del Paese, intanto, miliziani del sedicente Stato Islamico hanno costretto la popolazione di un villaggio cristiano a rimuovere la croce dalla loro chiesa. Su questo episodio e sulla situazione ad Aleppo, Amedeo Lomonaco ha raggiunto telefonicamente, nella città siriana, il gesuita padre Ghassan Sahoui:

 

R. – Soprattutto, in questi ultimi giorni, c’è una guerra veramente feroce. Sentiamo, sempre più spesso e in modo sempre più violento, le esplosioni delle bombe. Abbiamo sentito quello che ha fatto lo “Stato Islamico” a Tel Hormizd, a Hassaka. Si tratta di un villaggio cristiano. Hanno chiesto di far togliere la croce. Chiediamo la sicurezza e, soprattutto, che il mondo intero si mobiliti per trovare delle vie di pace, di riconciliazione per far interrompere questa violenza del sedicente Stato Islamico.

La fede dà forza

D. – La violenza può cancellare ciò che è visibile, può costringere a rimuovere la croce da una chiesa, ma non può assolutamente cancellare quanto è custodito nel cuore. La fede non si cancella: questa è la vera forza dei cristiani in una terra così martoriata come la Siria …

R. – È un fatto molto drammatico, ma allo stesso tempo ci dà forza e gioia vedere come i cristiani, malgrado tutto, rimangono così forti e radicati nella loro terra; non vogliono lasciarla anche quando sono perseguitati. Questa è la fede, la vera fede che in questi momenti difficili, soprattutto, deve apparire a tutto il mondo perché la nostra vita non è tra le mani degli uomini ma tra quelle di Dio. E non abbiamo paura di tutti questi jihadisti. Vogliamo che interrompano questa via di violenza.

Spiragli di luce

D. – Questi sono giorni, mesi, segnati da atrocità, sofferenza. E’ un periodo buio. Ci sono però degli episodi di luce illuminati da questa forza, dalla fede …

R. – Certamente. Direi che ci sono molte iniziative di solidarietà tra i cristiani, ma anche per i musulmani, perché viviamo la solidarietà nella compassione, nella sofferenza; quindi vogliamo essere sempre insieme l’uno per l’altro. Vediamo tanti uomini che cercano di aiutare, essere vicini agli altri in questi giorni ad Aleppo.

Foto:

Mil.ru [CC BY 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/4.0)], via Wikimedia Commons

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