Primo maggio, il Papa: dovunque e per tutti il lavoro sia dignitoso

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Amedeo Lomonaco, il mio articolo su VaticanNews Al Regina Caeli Francesco auspica “che dal mondo del lavoro venga la volontà di far crescere un’economia di pace”. In questo giorno la Chiesa celebra la festa di San Giuseppe artigiano. Un’occasione per ripercorrere alcuni discorsi rivolti da Francesco a persone appartenenti a vari ambiti del mondo del lavoro.

“Oggi è la festa del lavoro. Che sia stimolo a rinnovare l’impegno perché dovunque e per tutti il lavoro sia dignitoso. E che dal mondo del lavoro venga la volontà di far crescere un’economia di pace. E vorrei ricordare gli operai morti nel lavoro: una tragedia molto diffusa, forse troppo”. Con queste parole Francesco ,al termine della preghiera del Regina Caeli, ricorda le sfide legate al lavoro.

Si superi la logica del profitto

Dipendenti di aziende, marittimi, impiegati, operai. Il Santo Padre durante il pontificato ha incontrato molti lavoratori. Nei suoi discorsi incentrati su questo tema un aspetto centrale è sempre connesso alla dignità del lavoro che deve essere liberato dalla logica del mero profitto. Il lavoro deve invece essere vissuto come un diritto, un dovere. Ed è, innanzitutto, una priorità. In questo giorno, in cui la Chiesa ricorda San Giuseppe artigiano, il Papa scrive inoltre in un tweet: “San Giuseppe ci ricorda che tutti coloro che stanno apparentemente nascosti o in ‘seconda linea’ hanno un protagonismo senza pari nella storia della salvezza. A tutti loro va una parola di riconoscimento e di gratitudine”.

Una “famiglia” di lavoratori

“C’è sempre stata un’amicizia tra la Chiesa e il lavoro, a partire da Gesù lavoratore”. Incontrando i lavoratori durante la visita pastorale a Genova, il 27 maggio 2017, il Papa sottolinea che “il mondo del lavoro è una priorità umana” e pertanto “è una priorità cristiana”: dove c’è un lavoratore, “lì c’è l’interesse e lo sguardo d’amore del Signore e della Chiesa”. In quell’occasione, il Pontefice ricorda anche le virtù dell’imprenditore e in particolare un incontro avvenuto a Casa Santa Marta.

Ricordo alla Messa a Santa Marta alle 7 del mattino, all’uscita io saluto la gente che è lì, e si è avvicinato un uomo. Piangeva. Disse: “Sono venuto a chiedere una grazia: io sono al limite e devo fare una dichiarazione di fallimento. Questo significherebbe licenziare una sessantina di lavoratori, e non voglio, perché sento che licenzio me stesso”. E quell’uomo piangeva. Quello è un bravo imprenditore. Lottava e pregava per la sua gente, perché era “sua”: “È la mia famiglia”.

Lontano da casa e dagli affetti

Ci sono tempi in cui il lavoro si intreccia con problematiche impreviste come quelle create dalla pandemia. Nel videomessaggio del 2020 ai lavoratori del mare, Francesco ricorda che ai tanti sacrifici, acuiti dall’emergenza sanitaria, si aggiungono altri pesi: la lontananza dai familiari, dagli amici e dal proprio Paese. Il Vangelo, sottolinea poi il Papa, ci parla “di Gesù con i suoi primi discepoli, che erano tutti pescatori”.

Questi sono tempi difficili per il mondo, perché abbiamo a che fare con le sofferenze causate dal coronavirus. Il vostro lavoro da marittimi e pescatori è diventato ancora più importante, per assicurare alla grande famiglia umana cibo e altri generi di prima necessità. Di questo, noi vi siamo riconoscenti. Anche perché siete una categoria molto esposta. Negli ultimi mesi la vostra vita e il vostro lavoro sono notevolmente cambiati e avete affrontato – e ancora affrontate – tanti sacrifici, lunghi periodi di lontananza a bordo delle navi senza poter scendere a terra. La lontananza dai familiari, dagli amici e dal proprio Paese, la paura del contagio, tutti questi elementi sono un peso faticoso da portare, ora più che mai. Vorrei dirvi: sappiate che non siete soli e non siete dimenticati. Il vostro lavoro in mare vi tiene spesso lontani, ma voi siete presenti nelle mie preghiere e nei miei pensieri.

Posti di lavoro a rischio

Nel corso del pontificato, Papa Francesco ha lanciato numerosi appelli auspicando sempre che controversie e situazioni delicate legate alla vita e al futuro di aziende e imprese potessero trovare soluzioni in grado di salvaguardare prospettive e posti di lavoro. In particolare il 17 novembre del 2021 rivolge queste parole ai lavoratori di un comune in Veneto.

Il mio pensiero va ai lavoratori di Borgo Valbelluna e della zona, preoccupati per il loro futuro lavorativo. Di fronte ai loro assillanti problemi, mi unisco ai Vescovi e ai parroci del territorio, esprimendo la mia vicinanza. Rivolgo un accorato appello, affinché in questa situazione, così come in altre simili che mettono in difficoltà tante famiglie, non prevalga la logica del profitto, ma quella della condivisione equa e solidale. Al centro di ogni questione lavorativa, va sempre posta la persona e la sua dignità; quando non si guadagna il pane, si perde la dignità!

Disponibilità e rispetto tra colleghi

L’ascolto, il rispetto e un atteggiamento di disponibilità sono alcuni dei tratti distintivi che devono scandire il tempo e i luoghi del lavoro. Il Pontefice lo sottolinea durante l’incontro, il 10 febbraio 2018, con i dirigenti e il personale di Poste italiane.

È importante, quando si va a uno sportello o a un ufficio, incontrare persone che svolgono il loro lavoro bene, che non sbuffano o danno l’impressione di considerarti un peso, o fanno finta di non vederti. D’altra parte, i clienti devono essere attenti a non avere – come purtroppo accade! – un atteggiamento di pretesa o di lamentela, caso mai scaricando sugli impiegati le proprie frustrazioni o per tutti i mali della società! Come è difficile, ma anche quanto è importante, che nelle mille relazioni quotidiane tra colleghi e con i cittadini, si conservi uno stile di ascolto, di disponibilità e di rispetto! E questo costa fatica, non è facile. Per riuscirci è indispensabile allenare sé stessi ogni giorno, educandosi ad agire con misericordia anche nei piccoli gesti e nei pensieri. Un sorriso, un sorriso!

Il lavoro come missione

Il lavoro è anche un bene prezioso per il bene della società. È questa la premessa che accompagna le parole rivolte da Papa Francesco, nel 2018, ai membri della Ipasvi, federazione dei collegi infermieri professionali, assistenti sanitari, vigilatrici d’infanzia:

Prendendovi cura di donne e di uomini, di bambini e anziani, in ogni fase della loro vita, dalla nascita alla morte, siete impegnati in un continuo ascolto, teso a comprendere quali siano le esigenze di quel malato, nella fase che sta attraversando. Davanti alla singolarità di ogni situazione, infatti, non è mai abbastanza seguire un protocollo, ma si richiede un continuo – e faticoso! – sforzo di discernimento e di attenzione alla singola persona. Tutto questo fa della vostra professione una vera e propria missione, e di voi degli “esperti in umanità”, chiamati ad assolvere un compito insostituibile di umanizzazione in una società distratta, che troppo spesso lascia ai margini le persone più deboli, interessandosi solo di chi “vale”, o risponde a criteri di efficienza o di guadagno.

Lavorare raccontando la realtà

Ascoltare, approfondire e raccontare. Sono questi tre verbi a declinare il discorso pronunciato da Francesco, nel 2021, in occasione del conferimento di onorificenze a due giornalisti, Valentina Alazraki e Phil Pullella. Parole che si intrecciano con i compiti e gli orizzonti che devono guidare i professionisti dell’informazione.

Abbiamo tanto bisogno oggi di giornalisti e di comunicatori appassionati della realtà, capaci di trovare i tesori spesso nascosti nelle pieghe della nostra società e di raccontarli permettendo a noi di rimanere colpiti, di imparare, di allargare la nostra mente, di cogliere aspetti che prima non conoscevamo. Vi sono grato per lo sforzo di raccontare la realtà. La diversità di approcci, di stile, di punti di vista legati alle differenti culture o appartenenze religiose è una ricchezza anche nell’informazione.

Lungo il cammino di una Nazione

Il lavoro si può affiancare al cammino di un popolo, di una nazione. Nel 2013 durante la visita all’allora presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, Papa Francesco saluta i dipendenti del Quirinale soffermandosi sull’opera quotidiana al servizio della prima carica istituzionale italiana.

Mediante il vostro lavoro, spesso nascosto ma prezioso, voi venite a contatto con i vari eventi ordinari e straordinari che segnano il cammino di una Nazione. Alcuni di voi hanno la possibilità di accostare le diverse problematiche sociali, familiari e personali, che i cittadini fanno giungere fiduciosi al Presidente della Repubblica. Vi auguro di avere sempre uno spirito di accoglienza e di comprensione verso tutti. C’è tanto bisogno di persone, come voi, che si impegnano con professionalità e anche con un senso spiccato di umanità e di comprensione, con una attenzione solidale specialmente verso i più deboli.

Al servizio del Papa

Il lavoro si intreccia anche con pagine di storia. Il Papa lo ricorda salutando ufficiali e membri della Guardia Svizzera, il 4 maggio del 2018, in occasione della festa del giuramento.

La Guardia Svizzera svolge quotidianamente un prezioso servizio al Successore di Pietro, alla Curia Romana e allo Stato della Città del Vaticano. Si tratta di un lavoro che si colloca nel solco della perseverante fedeltà al Papa, che ebbe un momento qualificante in quel 6 maggio del 1527, quando i vostri predecessori sacrificarono la loro vita durante il “sacco di Roma”. Il ricordo dei quel gesto eroico è un costante invito a tenere presenti e realizzare le qualità tipiche del Corpo: vivere con coerenza la fede cattolica; perseverare nell’amicizia con Gesù e nell’amore verso la Chiesa; essere gioiosi e diligenti nei grandi come nei piccoli e umili compiti quotidiani; coraggio e pazienza, generosità e solidarietà con tutti. Queste sono le virtù che siete chiamati ad esercitare quando prestate il servizio d’onore e di sicurezza in Vaticano, come anche quando avete dismesso la divisa.

Costruire un nuovo futuro del lavoro

Accanto ai volti dei lavoratori incontrati durante il pontificato ci sono i profondi mutamenti e le problematiche legate al lavoro. Nel videomessaggio ai partecipanti alla 109.ma riunione della Conferenza Internazionale del Lavoro il Papa ricorda criticità: “La diminuzione delle ore di lavoro negli ultimi anni si è tradotta sia in perdita di posti di lavoro sia in una riduzione della giornata lavorativa di quanti lo hanno conservato. Molti servizi pubblici, come pure molte imprese, hanno dovuto far fronte a difficoltà tremende, alcuni correndo il rischio di fallimento o totale o parziale”. Di fronte a questo allarmante scenario occorrono risposte urgenti: “Ricerchiamo soluzioni che ci aiutino a costruire un nuovo futuro del lavoro fondato su condizioni lavorative decenti e dignitose”.

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