Fine vita, vescovi italiani: pericoloso cambio di mentalità

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© Amedeo Lomonaco, il mio articolo su VaticanNews  Presentato il comunicato finale del Consiglio permanente dei vescovi italiani. Intervista con il segretario generale della Cei, mons. Stefano Russo.

“Stiamo assistendo ad una deriva della società, dove il più debole viene indotto in uno stato di depressione e finisce per sentirsi inutile. Si creano i presupposti per una cultura della morte, in cui la società perde il lume della ragione”. È quanto ha sottolineato il segretario generale della Conferenza episcopale italiana, mons. Stefano Russo, commentando la sentenza della Consulta sul suicidio assistito. Rispondendo stamani alle domande dei giornalisti a margine della conferenza stampa di presentazione del comunicato finale del Consiglio permanente dei vescovi italiani, mons. Russo ha aggiunto che è difficile parlare di “frattura tra Stato e Chiesa”.

Orientamenti pastorali

Riunito a Roma dal 23 al 25 settembre sotto la guida del cardinale Gualtiero Bassetti, il Consiglio episcopale permanente ha dedicato la sessione autunnale al confronto sugli orientamenti pastorali dei prossimi cinque anni. È emersa, in particolare, la necessità di “una lettura del contesto odierno” che, evitando di soffermarsi semplicemente sugli aspetti problematici, recuperi molteplici tematiche. Tra queste, la questione ecologica, la scuola, la cultura digitale, le migrazioni, il dialogo ecumenico e interreligioso.

Per la vita

Durante la sessione autunnale del Consiglio permanente, i presuli hanno anche affrontato temi legati all’attualità. È stato ribadito, a proposito del fine vita, che si “può e si deve respingere la tentazione, indotta anche da mutamenti legislativi, di usare la medicina per assecondare una possibile volontà di morte del malato”. I vescovi hanno inoltre riaffermato il rifiuto dell’accanimento terapeutico e rilanciato l’impegno per rafforzare “la presenza nei confronti dei malati terminali e dei loro familiari”.

Settimane sociali

Sono stati, inoltre, presentati i Lineamenta – contenuti, prospettive, metodologie e finalità – predisposti dal Comitato scientifico e organizzatore in preparazione alla prossima Settimana sociale dei cattolici Italiani. Questo importante evento è in programma a Taranto dal 4 al 7 febbraio del 2021. Il titolo della 49.ma Settimana sociale, approvato dal Consiglio permanente, è un richiamo a questioni cruciali: “Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro, futuro. #Tuttoèconnesso”.

Ricostruzione post sisma nel centro Italia

Durante la conferenza stampa, tenutasi nella sede di Vatican News- Radio Vaticana, mons. Stefano Russo ha risposto anche ad una domanda sulle difficoltà della ricostruzione in Centro Italia, a tre anni dal terremoto. “Speriamo – ha detto – che si possa arrivare in minima parte al recupero dei beni ecclesiastici”. Dopo il sisma che ha colpito il Centro Italia, “oltre duemila chiese sono inagibili”. “Speriamo – ha aggiunto – che si accelerino anche le procedure legali per le abitazioni civili delle persone”.

Giornata mondiale del migrante e del rifugiato

Mons. Guerino Di Tora, presidente della Fondazione Migrantes e della Commissione episcopale per le migrazioni della Cei, durante la conferenza stampa a chiusura del Consiglio permanente dei vescovi italiani, ha ricordato l’imminente appuntamento della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, che si celebrerà domenica prossima, 29 settembre. “Quante volte – ha detto – oggi definiamo gli altri solo per categorie: disagiati, senza casa, usurati, immigrati, malati di gioco, dipendenti da telefonino; quasi fossero solo dei numeri e non delle persone”. “L’altro, il povero, il rifugiato – ha spiegato – non è solo un problema, ma un essere umano, da accogliere per costruire una società mondiale più giusta. Le migrazioni non sono la fine del mondo, ma l’inizio di un mondo nuovo.

Nomine

Nel corso dei lavori, il Consiglio episcopale permanente ha provveduto a varie nomine. In particolare, Vincenzo Corrado è stato nominato nuovo direttore dell’Ufficio nazionale della Conferenza episcopale italiana per le comunicazioni sociali. Succede a don Ivan Maffeis, che mantiene anche il ruolo di portavoce della Conferenza episcopale italiana.

Mons. Russo: si rischia di andare verso una cultura di morte

A Vatican News, il segretario generale della Cei, mons. Stefano Russo, si sofferma sul nuovo protocollo d’intesa tra il Viminale e la Conferenza episcopale italiana, volto ad assicurare l’accoglienza di quanti – fra i 182 migranti sbarcati martedì scorso a Messina dalla nave Ocean Viking – non saranno ridistribuiti tra Francia, Germania, Portogallo, Irlanda e Lussemburgo. E ricordando la sentenza della Consulta sul suicidio assistito, sottolinea che si tratta di “un cambio di mentalità pericoloso”. Ascolta l’intervista a mons. Russo:

R. – È un cambio di mentalità pericoloso: di fatto viene permessa l’interruzione della vita delle persone che lo richiedono. E questo è un fatto – a nostro parere – molto grave. Allo stesso tempo, non si è sufficientemente attenti a sviluppare quella rete che prevede ormai anche un’attenzione e una prossimità alle persone che riguarda, ad esempio, le cure palliative. In una società che fa sempre più fatica a fare figli c’è il rischio che le persone che si ritrovano sole a gestire queste situazioni cadano in uno stato di depressione. Una situazione che, di fatto, favorirà una cultura di morte.

Una cultura di morte che purtroppo avanza …

R. – Sì, soprattutto per l’impatto culturale che questo pronunciamento ha, al di là degli effetti pratici che già sono operativi. L’impatto culturale che ha sulla vita delle persone, soprattutto di quelle persone che si trovano in una situazione di difficoltà legata ad una malattia e che ricorrono all’assistenza, anche, dello Stato: la vita non può essere valutata soltanto in base alla possibilità che abbiamo di muoverci. Ci sono persone ferme da anni sul letto che costituiscono un tesoro straordinario per le persone loro prossime …

Il rischio è che in nome di una presunta libertà si annulli l’etica …

R. – Lo sconcerto grande è questo: il fatto che si parli di una conquista di libertà. A noi sembra tutt’altro: rischiamo, invece, di andare verso una deriva che ci porta a una società che rischia di perdere il lume della ragione. Qui non si tratta di una questione di religione. Si tratta di una questione di attenzione alla persona, riconosciuta come tale.

Parliamo di questo accordo con il governo per quanto riguarda la questione dei migranti. È il segno di una collaborazione proficua…

R. – Sì, di una collaborazione che c’è sempre stata, da parte nostra. Non è la prima volta che stiliamo accordi di questo tipo con il Viminale. Per quanto ci riguarda, continuiamo a manifestare – anche attraverso questi accordi – un’attenzione nei confronti di quelle persone che si trovano in uno stato di necessità. La cosa interessante è che in questo momento si stanno aprendo scenari – sembrerebbe anche dall’accordo che abbiamo visto a Malta – in cui l’Europa sta intervenendo in modo più significativo. Speriamo veramente che ci sia una maggiore attenzione e che il peso derivante un’accoglienza che comunque necessita di attenzioni, non ricaschi solo sull’Italia o su poche nazioni; ci sia un’accoglienza ordinata e significativa di queste persone.

Qual è lo sguardo degli orientamenti pastorali che si articoleranno nei prossimi cinque anni?

R. – È lo sguardo di una Chiesa che si interroga su se stessa, sulla propria vita e che mette al centro il Vangelo e quindi un’attenzione alla fraternità e al dialogo e al confronto che ha a che fare con uno stile missionario della Chiesa: la missionarietà che abita nel cuore dell’uomo. Si tratta di un percorso: i vescovi stanno riflettendo tra di loro, si stanno confrontando. E’ stato interessantissimo il confronto nell’ambito di questa ultima riunione del Consiglio episcopale permanente della Conferenza episcopale italiana. Ed è un percorso che poi avrà la tappa più importante, per quanto riguarda l’avvio del quinquennio degli orientamenti, nell’assemblea di maggio del prossimo anno.

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