Salute mentale, le parole dei Papi: “Curare l’uomo nella sua interezza”
Amedeo Lomonaco, il mio articolo su VaticanNews – In occasione dell’odierna Giornata mondiale della salute mentale, rileggiamo alcune riflessioni dei Pontefici sull’universo della mente. Sono profetiche le parole pronunciate da Giovanni Paolo II nel 1990, quando ricordava il primato dell’intelligenza umana sulle straordinarie capacità dei “cervelli elettronici”
“Ascoltare le esperienze vissute: voci vere, vero cambiamento”. È questo il tema della Giornata mondiale della salute mentale che si celebra oggi, 10 ottobre, con l’obiettivo di dare voce alle persone con esperienza di disagio psichico e ai loro familiari. Nell’edizione di quest’anno si intende sottolineare, in particolare, che il valore dell’ascolto può rivelarsi una leva formidabile per contrastare lo stigma e i pregiudizi che ancora colpiscono chi soffre di disturbi mentali.
Salute mentale, dalla pandemia all’intelligenza artificiale
Nel tempo presente non mancano segnali riferiti alla salute mentale che destano preoccupazione. Durante il periodo della pandemia è cresciuta l’ansia legata all’incertezza, all’isolamento sociale, alla paura per la famiglia, per gli amici e per sé stessi. E in questo periodo storico, segnato profondamente dall’intelligenza artificiale, aumenta il numero di coloro che rivolgono alle macchine domande alle quali dovrebbero rispondere figure specifiche come lo psicologo.

Leone XIV: la salute mentale non solo una questione clinica
Sulla mente umana, con gli orizzonti e gli abissi verso cui può tendere, si sono espressi in più occasioni i Pontefici che hanno ricordato come la cura sia anche alimentata dalla speranza, dall’amore e da autentiche relazioni sociali. Papa Leone XIV, che nel video con le intenzioni di preghiera di ottobre riflette sulla pastorale della salute mentale, esorta ad apreire orizzonti di senso. Nell’udienza ai partecipanti all’incontro intitolato “Mappe di speranza per un’agenda educativa regionale. Salute mentale, tecnologie digitali e educazione” volge il proprio sguardo alle nuove generazioni che “possiedono strumenti tecnologici sempre più sofisticati”, ma “hanno difficoltà a trovare un senso in cui vivere, sperare, amare e persino soffrire”. “Molti giovani – aggiunge il Papa – vivono oggi sotto il giogo delle aspettative e del rendimento”.
Non possiamo affrontare il tema della salute mentale unicamente come una questione clinica o tecnica. Senza dubbio sono indispensabili i contributi della scienza, della psicologia, della medicina e delle neuroscienze. Ma crediamo anche che l’uomo può vivere in modo autentico – e superare tante fragilità interiori – all’interno di un orizzonte di significato. Quando questo orizzonte si oscura, aumentano il vuoto interiore, l’isolamento e la disperazione. Quando, invece, una persona scopre che la sua vita ha valore, che è amata, attesa e chiamata a un compito nel mondo, allora nasce la speranza.
Giovanni Paolo II e il primato della mente umana
“Per studiare la mente non si potrà mai trascurare l’intera verità sull’uomo, nella sua compatta unità di essere fisico e spirituale”. È quanto sottolinea Papa Giovanni Paolo II nel discorso pronunciato il 17 novembre del 1990 in occasione di una conferenza internazionale incentrata sul tema: “La mente umana”. Non mancano tra quelle parole, pronunciate oltre tre decenni fa, riflessioni molto attuali che abbracciano, con sguardo profetico, tematiche dei giorni nostri.
Oggi si parla di “intelligenza artificiale” alludendo alle straordinarie possibilità dei “cervelli elettronici”. Conviene tuttavia sempre ricordare che nella base dell’informatica e della cibernetica sta il dato superiore dell’intelligenza umana che, proprio per il suo carattere spirituale e per la conseguente sua irriducibilità ai soli fenomeni fisico-chimici, nel comprendere liberamente giudica, nel capire può anche scegliere, nel conoscere intravede il suo destino ultimo. Scrive in proposito sant’Agostino (De civitate Dei, XXII, 24: “Dio ha dato all’anima umana la mente; in essa la ragione e l’intelligenza sono quasi addormentate nel bimbo, come se addirittura non esistessero; col crescere dell’età devono poi svegliarsi e svilupparsi, perché la mente sia capace di acquistare la scienza e la dottrina, abile a percepire la verità e ad amare il bene”). Ma per la retta maturazione e l’armonico sviluppo della mente umana e, quindi, per la piena salute mentale del soggetto, hanno grande importanza anche le relazioni sociali. Ora, elemento mediatore di una positiva sintesi tra mente e vita sociale è l’amore.
Papa Francesco e il rapporto tra mente e corpo
Grazie all’intreccio tra scienze naturali e umane “si sono moltiplicati gli sforzi per comprendere meglio il rapporto tra la dimensione materiale e quella non materiale del nostro essere”. Nel videomessaggio del 2021, in occasione di una conferenza internazionale organizzata dal Pontificio consiglio della cultura e dalla Fondazione Cura, Papa Francesco sottolinea che “il rapporto mente-corpo, per secoli esplorato prevalentemente dai filosofi e dai teologi, si è offerto anche all’indagine di chi studia il nesso tra la mente e il cervello”.
L’utilizzo del termine “mente” nell’ambito scientifico suscita qualche difficoltà, perciò è fondamentale poterlo capire e descrivere proprio in una chiave interdisciplinare. Con la categoria “mente” si vuole generalmente indicare una realtà ontologicamente distinta, capace di interagire con il nostro substrato biologico. Infatti, con la parola “mente” viene di solito indicata la complessità delle facoltà umane, specialmente in rapporto alla formazione del pensiero. Rimane, perciò, sempre attuale l’interrogativo riguardante l’origine delle facoltà umane, come la sensibilità morale della persona, la compassione, l’empatia, l’amore solidale che si traduce nei gesti filantropici e nella dedizione disinteressata verso gli altri, oppure il senso estetico, per non parlare della ricerca dell’infinito e del trascendente.
Benedetto XVI: la persona va considerata nella sua interezza
Un’altra relazione centrale è anche quella tra salute mentale e la dignità umana. Nel discorso, rivolto agli ammalati l’11 febbraio del 2006, Papa Benedetto XVI ricorda che le diverse dimensioni della persona umana non si possono separare.
Tutti sappiamo come Gesù si ponesse di fronte all’uomo nella sua interezza, per guarirlo completamente, nel corpo, nella psiche e nello spirito. La persona umana, infatti, è un tutt’uno, e le diverse dimensioni si possono e si devono distinguere, ma non separare. Così anche la Chiesa si propone sempre di considerare le persone come tali, e questa concezione qualifica le istituzioni sanitarie cattoliche, come pure lo stile degli operatori sanitari in esse impegnati. In questo momento, penso in modo particolare alle famiglie che hanno al proprio interno una persona malata di mente e vivono la fatica e i diversi problemi che ciò comporta. Ci sentiamo vicini a tutte queste situazioni, con la preghiera e con le innumerevoli iniziative che la Comunità ecclesiale pone in atto in ogni parte del mondo, specialmente là dove la legislazione è carente, dove le strutture pubbliche sono insufficienti, e dove calamità naturali o, purtroppo, guerre e conflitti armati producono gravi traumi psichici nelle persone.
Sono “forme di povertà”, conclude Benedetto XVI rivolgendosi agli ammalati nel 2006, che attirano “la carità di Cristo, Buon Samaritano, e della Chiesa, indissolubilmente unita a lui al servizio dell’umanità sofferente”.