Pakistan: in fin di vita musulmana diventata cristiana

0
© Amedeo Lomonaco, Radio Vaticana ●

In Pakistan la conversione di una donna al cristianesimo, dopo il matrimonio con  un cristiano, è l’inizio di un calvario. A perseguitare la ragazza è la sua famiglia, angosciata per la propria reputazione. La giovane, ferita e in fin di vita, ha assistito all’omicidio del marito. Il servizio di Amedeo Lomonaco:

 

In Pakistan sono molteplici le storie di persecuzioni e di violenze contro la comunità cristiana. Una delle ultime riguarda Nadia, una giovane pachistana cresciuta secondo i dettami dell’islam. Si converte al cristianesimo dopo il matrimonio con Aleem, un ragazzo  cristiano. Ma la famiglia della donna considera la ragazza una apostata e il suo sposo colui che ha portato la giovane sulla “via della perdizione”. La famiglia di Nadia teme per la propria reputazione e lancia continue e gravi minacce. I due giovani sposi sono costretti alla fuga ma vengono scovati, lo scorso 30 luglio, da alcuni membri della famiglia di Nadia.

Identificato l’omicida

L’epilogo di questa caccia spietata è tragico ed è scandito da colpi di arma da fuoco. Aleem muore sul colpo. Nadia, salvatasi miracolosamente, oggi è in ospedale, dove lotta tra la vita e la morte. L’autore dell’omicidio e del tentato assassinio è stato individuato. E’ un parente di Nadia. Afferma con orgoglio di aver nuovamente restituito l’onore alla sua famiglia. Secondo i legali della famiglia di Aleem, la giustizia non potrà affermarsi e i colpevoli resteranno impuniti. Padre Bernardo Cervellera, direttore di Asia News:

“Io ho incontrato diverse volte, nei Paesi islamici, questa mentalità dei genitori che vedono la conversione a una religione diversa dall’islam come una possibile dannazione per i propri figli. C’è uno strano amore per i propri figli che li porta ad ucciderli piuttosto che vederli perduti in un futuro inferno islamico. Il Pakistan era nato, originariamente, come uno Stato che permetteva la libertà di religione, anche la libertà di convertirsi. Purtroppo nella società sono cresciute in questi decenni una fronda fondamentalista sempre più forte e una mentalità fondamentalista sempre più forte. Una mentalità permette di fatto queste uccisioni a livello di famiglia, di clan. E inoltre è probabile che gli assassini non verranno perseguiti”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *