Gesti antisemiti a Roma. Intervista con mons. Zuppi

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© Amedeo Lomonaco, Radio Vaticana ●

Nei giorni che hanno preceduto l’odierna Giornata della Memoria sono comparse, in varie zone di Roma, svastiche e scritte vergognose. Non sono mancati anche gesti deplorevoli, tra cui l’invio di teste di maiale all’ambasciata israeliana e alla sinagoga. Per il presidente italiano Giorgio Napolitano si tratta di miserabili provocazioni. La diocesi di Roma condanna queste gravi manifestazioni di antisemitismo ed esprime vicinanza alla comunità ebraica. Al microfono di Amedeo Lomonaco, il commento del vescovo ausiliare di Roma mons. Matteo Zuppi, assistente ecclesiastico della Comunità di Sant’Egidio:

 

R. – La diocesi di Roma è estremamente preoccupata per queste manifestazioni di odio, di pregiudizio, di intimidazione vera e propria verso la comunità ebraica. Esprime naturale vicinanza alla comunità ebraica e sente ancor di più l’impegno, che è cresciuto tantissimo in questi ultimi anni, di conoscenza e di collaborazione tra la comunità ebraica e la Chiesa di Roma proprio perché questi atti siano isolati e non abbiano alcuno spazio nei rapporti tra le due comunità.

Le ombre del passato insidiano presente e futuro

D. – L’odierna Giornata della Memoria è anche un’occasione per ricordare che l’ignoranza della storia e l’odio razziale sono gravissime insidie…

R. – Sono gravissime insidie, perché si può pensare che sia una storia lontana, che i semi di quella divisione, di quell’odio, di quella tragica macchina di morte che è stata la Shoah, siano stati sconfitti per sempre. Non è mai cosi! L’unico modo è quello di conoscere per mantenere l’orrore di tutti quegli avvenimenti e perché ci rendano consapevoli per evitare che possano ripresentarsi. Soltanto in questa comprensione si può evitare che episodi – come quelli che abbiamo ricordato prima – possano trovare spazio, accondiscendenza o indifferenza.

Grave offesa alle vittime della Shoah

D. – Riferendosi a questi deplorevoli episodi, la Comunità di Sant’Egidio parla di “grave offesa alla memoria delle vittime della Shoah”. Ma queste manifestazioni di antisemitismo sono anche un oltraggio per tutti coloro che si impegnano nel dialogo e nel costruire un mondo di pace…

R. – “Sì, certamente. Quando il 16 ottobre ci siamo ritrovati alla marcia dei nostri fratelli ebrei che sono stati deportati nei campi di concentramento, giustamente abbiamo detto che è una ferita per tutta Roma! Erano dei romani che erano stati deportati… Questa consapevolezza deve trovare ancora più spazio, perché altrimenti si può pensare che il problema sia per qualcuno e che non riguarda tutta quanta la città”.

Un problema per tutta la città

“E’ un problema di tutta quanta la città ed è un problema che la Chiesa di Roma sente profondamente suo. Per questo siamo preoccupati, ma anche serenamente fermi nel continuare quel cammino di dialogo e di amore reciproco che ha segnato delle tappe così importanti negli ultimi anni”.

Episodi da non sottovalutare

D. – Il ministero degli Esteri israeliano ha definito “un incidente intollerabile e brutale” l’invio di una testa di maiale all’ambasciata dello Stato ebraico. Sono questi, secondo lei, nella capitale, segnali di una recrudescenza dell’antisemitismo o si tratta di episodi isolati?

R. – Speriamo che siano soltanto episodi isolati. Dobbiamo avere moltissima attenzione, perché tanti episodi isolati fanno qualche altra cosa… Quindi non dobbiamo – per adesso – eccedere in una sopravvalutazione, ma certamente nemmeno minimizzare. E’ un rischio terribile quello di minimizzare e di brandire, come anche certe espressioni diffuse, anche nel mondo di Internet o in quello della tifoseria… Non dobbiamo minimizzare, ma dobbiamo essere molto fermi! Mi auguro ovviamente che siano soltanto degli episodi che non abbiano un seguito.

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