La pandemia vista dai bambini

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Amedeo Lomonaco, il mio articolo su VaticanNews. In questo tempo di dura prova, restare a casa è un sacrificio necessario richiesto a tutti, anche ai più piccoli. Testimonianze e voci di alcuni bambini.

Le altalene e le panchine sono vuote. Dagli scivoli non si vedono più teneri sorrisi e manine che salutano. Sono i parchi, dove si sente solo il cinguettio degli uccelli, l’icona più emblematica di questo tempo che i bambini vivono in famiglia, nelle loro case. Le scuole sono chiuse e gli allegri schiamazzi dei più piccoli sono ricordi sempre più lontani. Ai bambini manca soprattutto la possibilità di poter incontrare i loro compagni, le maestre. Non è un diritto minore perché i bambini hanno diritto a crescere, a giocare insieme. E anche loro sperano che termini, prima possibile, questo periodo di emergenza sanitaria.

Indossare mascherine e guanti e lavarsi spesso le mani sono consuetudini ormai consolidate. Alessandro spera di poter tornare a scuola prima possibile. “Il coronavirus è un piccolo virus ed è molto pericoloso. Mi mancano tanto i compagni, le maestre, poter giocare al parco e a scuola con gli altri bambini. Quando non ci sarà più il coronavirus, vorrò andare a Disneyland Paris, a Genova a vedere l’acquario e su una isola greca, al mare”.

Andare al cinema con gli amichetti. È questo il desiderio che vorrà realizzare Giulia quando terminerà questo tempo di emergenza sanitaria. “Questo virus che mi costringe a non uscire – afferma – è cattivo”.

Poter incontrare di nuovo prima possibile i propri nonni. È questa la speranza di Francesco. “Non ho capito cosa sia quello che mi costringe a rimanere a casa, ma si chiama coronavirus“. “Mi mancano i miei amichetti”:

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