Pensieri del Papa su medici e infermieri, in trincea contro il coronavirus

© Amedeo Lomonaco, il mio articolo su VaticanNews: Riproponiamo riflessioni di Francesco sul cruciale lavoro del personale sanitario che in questo tempo così difficile è in prima linea nella battaglia contro la pandemia da Coronavirus.

In questi giorni di dura prova a causa dei contagi da Covid-19 ci sono persone che non restano a casa. Sono medici, operatori sanitari ed infermieri. Le loro case sono le corsie degli ospedali, i reparti di terapia intensiva, dove affrontano in prima linea un nemico che, silenziosamente, minaccia il mondo intero. In questa trincea, rischiano di ammalarsi. Mettono la loro vita a rischio per salvare altre vite e si prodigano per aiutare e assistere quanti soffrono, lontani dai loro cari. Trascorrono giorni e notti in ospedali e cliniche, dove è ininterrotto il flusso di pazienti in attesa di cure. Vedono, ogni giorno, i risultati di test che confermano nuovi casi di contagio. Cercano disperatamente dispositivi salvavita. Nonostante tutto, portano parole di conforto e infondono coraggio. Affrontano stanchezza e frustrazione, ma non demordono perché la loro non è una semplice professione. Quella di medici e infermieri è una missione.

La gratitudine di Francesco

Francesco, durante il Pontificato, ha più volte rimarcato lo straordinario valore della missione che interpella medici, infermieri e operatori sanitari di ogni grado. In questo periodo segnato dalla pandemia del Coronavirus, il Pontefice ha rinnovato in particolare la propria gratitudine per il servizio reso ai malati: nell’udienza generale di mercoledì scorso , il pensiero del Papa è andato a chi è accanto alle persone che soffrono.

In questo momento, vorrei rivolgermi a tutti gli ammalati che hanno il virus e che soffrono la malattia, e ai tanti che soffrono incertezze sulle proprie malattie. Ringrazio di cuore il personale ospedaliero, i medici, le infermiere e gli infermieri, i volontari che in questo momento tanto difficile sono accanto alle persone che soffrono. Ringrazio tutti i cristiani, tutti gli uomini e le donne di buona volontà che pregano per questo momento, tutti uniti, qualsiasi sia la tradizione religiosa alla quale appartengono. Grazie di cuore per questo sforzo.

Un ruolo insostituibile

Tra quanti sono impegnati nell’offrire il loro contributo in ambito sanitario, il Pontefice ha ricordato in più occasioni il cruciale ruolo di medici e infermieri. Il 3 marzo del 2018, incontrando i membri della Federazione dei collegi infermieri professionali, assistenti sanitari, vigilatrici d’infanzia (Ipasvi), Francesco ha sottolineato che la professionalità degli infermieri si manifesta “non solo in ambito tecnico”, ma soprattutto “nella sfera delle relazioni umane”. Stando a contatto con i medici e con i familiari, oltre che con i malati, gli infermieri diventano “negli ospedali, nei luoghi di cura e nelle case il crocevia di mille relazioni, che richiedono attenzione, competenza e conforto”.

È davvero insostituibile il ruolo degli infermieri nell’assistenza al malato. Al pari di nessun altro, l’infermiere ha una relazione diretta e continua con i pazienti, se ne prende cura quotidianamente, ascolta le loro necessità ed entra in contatto con il loro stesso corpo, che accudisce. 

Il Papa da giovane salvato da una suora infermiera

Anche nella vita di Papa Francesco sono stati determinanti la professionalità e la dedizione che contraddistinguono il prezioso lavoro di chi lavora nell’ambito sanitario. Durante l’incontro nel 2018 con i membri della Federazione Ipasvi, il Pontefice ha ricordato in particolare una infermiera, una suora italiana domenicana, che quando era giovane gli ha salvato la vita:

Quando io, a vent’anni, ero in punto di morte, è stata lei a dire ai dottori, anche discutendo con loro: “No, questo non va, bisogna dare di più”. E grazie a quelle cose, io sono sopravvissuto. La ringrazio tanto! La ringrazio. E vorrei nominarla qui, davanti a voi: suor Cornelia Caraglio. Una brava donna, anche coraggiosa, al punto da discutere con i medici. Umile, ma sicura di quello che faceva. E tante vite, tante vite si salvano grazie a voi! Perché state tutto il giorno lì, e vedete cosa accade al malato.

Mani benedette

Accogliere e curare sono doni benedetti da Dio. Francesco, incontrando il 16 novembre del 2019 la famiglia dell’Ospedale “Bambino Gesù”, ha detto che sono benedette le mani di quanti si prendono cura dei malati. Alle sue parole, il Papa ha affiancato una speciale benedizione: “Signore, benedici le mani dei medici e degli infermieri, così che possano aiutare i bambini nel loro percorso di malattia e di ricovero per l’uscita dalla malattia”.                                   

Voi medici, chirurghi e infermieri usate le mani come strumento di cura. Siate sempre consapevoli di questa benedizione di Dio sulle vostre mani. La vostra capacità di curare così è un dono per voi e per le persone che vi vengono affidate. E nello stesso tempo, cari medici e infermieri, non fate mancare il vostro apporto professionale e il vostro zelo affinché sia preservata la tipicità di questa istituzione.

Dio ci salva con tenerezza

Il Signore è vicino all’uomo, alla sua storia, “dal primo momento”. Nella meditazione mattutina nella cappella della Domus Sanctae Marthae del 22 ottobre del 2013, Francesco ha sottolineato che Dio cammina con il suo popolo. “A me l’immagine che viene in mente – ha detto in quell’occasione il Papa – è quella dell’infermiere o dell’infermiera, che in un ospedale guarisce le ferite una a una, ma con le sue mani. Dio si immischia nelle nostre miserie, si avvicina alle nostre piaghe e le guarisce con le sue mani; e per avere mani si è fatto uomo. È un lavoro di Gesù, personale: un uomo ha commesso il peccato, un uomo viene a guarirlo”. Perché “Dio non ci salva soltanto mediante un decreto, con una legge; ci salva con tenerezza, ci salva con carezze, ci salva con la sua vita per noi”.

La medicina della compassione

L’aspetto organizzativo è fondamentale per prestare le cure.  Ma è anche necessario “che non vengano mai a mancare, negli operatori sanitari, le dimensioni dell’ascolto, dell’accompagnamento e del sostegno alla persona”. È quanto si legge nel messaggio di Papa Francesco del 18 novembre 2017 ai partecipanti alla XXXII Conferenza internazionale sul tema “Affrontare le disparità globali in materia di salute”.

Un’organizzazione sanitaria efficiente e in grado di affrontare le disparità non può dimenticare la sua sorgente primaria: la compassione, del medico, dell’infermiere, dell’operatore, del volontario, di tutti coloro che per questa via possono sottrarre il dolore alla solitudine e all’angoscia. La compassione è una via privilegiata anche per edificare la giustizia.

Cura integrale

La cura delle persone non riguarda solo il corpo. Papa Francesco lo ha detto, incontrando il 2 marzo del 2019, l’Associazione italiana contro le leucemie – linfomi e mieloma (Ail):

Il ruolo dei medici, infermieri, biologi, tecnici di laboratorio è sempre più determinante, non solo in termini di professionalità e formazione scientifica, ma anche in campo spirituale, dove sono chiamati alla cura delle persone nella loro totalità di corpo e spirito. La cura non è della malattia, di un organo o di cellule; la cura è delle persone, nella loro totalità. La persona nella sua spiritualità non si esaurisce nella corporeità; ma il fatto che lo spirito trascende il corpo fa sì che questo venga incluso in una vitalità e dignità più grande, che non è quella propria della biologia, ma quella propria della persona e dello spirito. 

Servire senza arricchirsi

La professione di medici e infermieri è una missione. Incontrando il 21 marzo del 2015 a Napoli gli ammalati, il Papa ha ringraziato quanti sono impegnati in ambito sanitario e ha indicato un rischio, quello della medicina che si trasforma in commercio.

Anche a voi medici, infermieri dico grazie. Grazie per fare questo lavoro, grazie per non fare della vostra professione un affare. Grazie a tanti di voi che seguite l’esempio del Santo che è qui, che ha lavorato qui a Napoli: servire senza arricchirsi del servizio. Quando la medicina si trasforma in commercio, in affare, è come il sacerdozio quando agisce allo stesso modo: perde il nocciolo della sua vocazione.

Al servizio della vita umana

La medicina è “servizio alla vita umana” e comporta  irrinunciabile riferimento “alla persona nella sua integrità spirituale e materiale”. Papa Francesco lo ha ricordato il 20 settembre del 2019 incontrando i membri della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri.

Occorre sempre ricordare che la malattia, oggetto delle vostre preoccupazioni, è più di un fatto clinico, medicalmente circoscrivibile; è sempre la condizione di una persona, il malato, ed è con questa visione integralmente umana che i medici sono chiamati a rapportarsi al paziente: considerando perciò la sua singolarità di persona che ha una malattia, e non solo il caso di quale malattia ha quel paziente. Si tratta per i medici di possedere, insieme alla dovuta competenza tecnico-professionale, un codice di valori e di significati con cui dare senso alla malattia e al proprio lavoro e fare di ogni singolo caso clinico un incontro umano.

Rivolgendosi  il 15 novembre del 2014, all’Associazione cattolica medici italiani,  Francesco ha inoltre esortato i medici ad essere “buoni samaritani”. “La vostra missione di medici – ha detto – vi mette a quotidiano contatto con tante forme di sofferenza: vi incoraggio a farvene carico”, avendo cura in modo particolare “degli anziani, degli infermi e dei disabili”.

Anno dell’Infermiere e dell’Ostetrica

Lo scorso 19 gennaio, dopo la preghiera mariana dell’Angelus, il Papa ha infine ricordato che il 2020 è stato designato, a livello internazionale, come “Anno dell’Infermiere e dell’Ostetrica”.

Gli infermieri sono gli operatori sanitari più numerosi e più vicini agli ammalati, e le ostetriche compiono forse la più nobile tra le professioni. Preghiamo per tutti loro, perché possano svolgere al meglio il loro prezioso lavoro.

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