L’avvento delle “socialpatie”: creano dipendenza come le ludopatie

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© Amedeo Lomonaco, l’articolo per il mio blog www.amedeolomonaco.it: in un mondo sempre più connesso ma isolato si può utilizzare un nuovo termine per indicare la dipendenza dai social media: quello di “socialpatia”.

Il mondo digitale investe, in modo sempre più preoccupante, l’intero tessuto sociale e in particolare le nuove generazioni. C’è un virus che isola e colpisce molti giovani: la dipendenza dai social  media che spesso si traduce in un uso smodato e incontrollato di questi strumenti. Quella che dilaga in molti Paesi, e spesso all’interno e nel chiuso di molte camere, è una vera e propria “socialpatia”. Anche questo malessere – come la ludopatia, il disturbo da gioco d’azzardo – può rivelarsi una patologia comportamentale in cui l’incapacità di resistere ad un impulso può portare a gravi conseguenze.

Alcune di queste ombre che avvolgono le vite – spesso depredate da subdole reti digitali – sono la solitudine, l’ansia, la depressione. E, soprattutto, si accumula tempo sottratto alla vita reale: una notifica WhatsApp, reel su Instagram e Facebook, un approfondimento su YouTube. Lo ribadisce, tra l’altro, la recente sentenza di una giuria californiana che ha riconosciuto alcuni colossi social responsabili di aver progettato algoritmi che creano dipendenza, causando danni psicologici.

Sui social media si trascorrono, in media, oltre 2 ore al giorno. Sono pezzi di vita che possono anche aiutare a trovare lavoro, nuovi amici e altre opportunità. Ma resta una domanda che sta diventando sempre più evidente: quale è la relazione tra l’uso dei social media e i problemi di salute mentale? Oggi gli utenti dei social media nel mondo circa 5 miliardi.  L’esposizione a telefoni, tablet e computer, soprattutto per i più piccoli, riduce le possibilità di sperimentare funzioni sensoriali e motorie. La famiglia umana è sempre meno in grado di conoscere e regolare le emozioni. Siamo realmente e veramente consapevoli dei rischi causati dalle nuove patologie connesse ai social? Siamo pronti ad affrontare le “socialpatie”?

Anche l’avvento del televisore o del computer avevano sollevato, fin dal loro esordio, simili preoccupazioni legate a possibili effetti provocati da un prolungato utilizzo che sarebbe potuto sfociare in una patologica dipendenza. Ma nell’era dei social non basta spegnere un dispositivo o allontanarsi da una stanza. Lo smartphone è sempre accanto e presente nella vita quotidiana: anche quando non è acceso, accumula dati da poter visualizzare in un tempo successivo. Ormai questo piccolo e potente mezzo è una protesi, per molti indispensabile, dell’uomo e all’occorrenza, oltre ad essere primariamente un telefono, è un computer, un televisore e tanto altro ancora.

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