Papa Francesco: don Bosco portatore sano della gioia del Vangelo

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© Amedeo Lomonaco, il mio articolo su VaticanNews– Nella prefazione al libro “Evangelii gaudium con don Bosco”, Papa Francesco sottolinea che quella proposta da San Giovanni Bosco nelle periferie sociali ed esistenziali è stata una misura alta di vita cristiana.

“Non era un santo dalla faccia da venerdì santo, triste musone” ma piuttosto “da domenica di Pasqua”. Era un “portatore sano” della “gioia del Vangelo”, sempre “gioioso, accogliente, nonostante le mille fatiche che lo assediavano quotidianamente”. Per lui “la santità consisteva nello stare molto allegri”.  È questo il ritratto di don Bosco tratteggiato da Papa Francesco nella prefazione del volume intitolato “Evangelii gaudium con don Bosco”.

Il prete dei giovani poveri e abbandonati

Quello di Don Bosco, scrive il Papa, è stato “un messaggio rivoluzionario in un tempo in cui i preti vivevano con distacco la vita del popolo”. A Torino, città industriale “che attirava centinaia di ragazzi in cerca di lavoro”, portava il suo slancio missionario nella “periferia sociale ed esistenziale”: “scendeva per le strade, entrava nei cantieri, nelle fabbriche e nelle carceri” e portava la “gioia e la cura del vero educatore a tutti i ragazzi che strappava dalle strade”.

Francesco e i carismi salesiani

Quel “clima di gioia e di famiglia”, nella Torino dell’800 legato all’opera di don Bosco, lo hanno vissuto e gustato molti ragazzi formati dai salesiani. Questa è stata anche la personale esperienza di Papa Francesco quando ha frequentato la sesta elementare al Collegio Wilfrid Barón de los Santos Angeles, a Ramos Mejía, città argentina situata nella provincia di Buenos Aires. “I salesiani – scrive il Papa – mi hanno formato alla bellezza, al lavoro e a stare molto allegro”. “Mi hanno aiutato a crescere senza paura, senza ossessioni”. “Mi hanno aiutato ad andare avanti nella gioia e nella preghiera”.

Nelle periferie del mondo e della storia

Nella prefazione, intitolata “Cari Salesiani”, Papa Francesco pone in particolare un interrogativo: “Che salesiano di don Bosco bisogna essere per i giovani di oggi?” “Un salesiano che sa guardarsi attorno – scrive il Pontefice – vede le situazioni critiche e i problemi, li affronta, li analizza e prende decisioni coraggiose”. “È chiamato ad andare incontro a tutte le periferie del mondo e della storia, le periferie del lavoro e della famiglia, della cultura e dell’economia, che hanno bisogno di essere guarite”.

L’identikit del salesiano

“Il salesiano – si legge nella prefazione del Pontefice – è un educatore che abbraccia le fragilità dei ragazzi che vivono nell’emarginazione e senza futuro, si china sulle loro ferite e le cura come un buon samaritano”. Il salesiano è anche “un ottimista per natura, sa guardare i ragazzi con realismo positivo”. “Come insegna ancora oggi don Bosco, il salesiano riconosce in ognuno di loro, anche il più ribelle e fuori controlli, “quel punto di accesso al bene su cui lavorare con pazienza e fiducia”.

Dio ci ama e ci perdona

Il salesiano, scrive inoltre il Papa, è “portatore della gioia, quella che nasce dalla notizia che Gesù Cristo è risorto ed è inclusiva di ogni condizione umana”. “Dio infatti non esclude nessuno”. “Per amarci non ci chiede di essere bravi”. “E ne ci chiede il permesso di amarci”. “Ci ama e ci perdona”. Se ci lasciamo sorprendere con quella semplicità di chi non ha nulla da perdere – sottolinea infine Francesco – sentiremo il nostro cuore inondato di gioia”. “Quando queste caratteristiche vengono a mancare, ecco quei musi lunghi, facce tristi”.

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