Il Papa ai teologi: andate oltre, la Tradizione non è “indietrismo”

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Amedeo Lomonaco, il mio articolo su VaticanNews Nell’incontro con i membri della Commissione teologica internazionale, istituita da Paolo VI nel 1969, il Papa parla di fedeltà creativa alla Tradizione ed esorta ad “assumere con fede e con amore” l’impegno ad esercitare il ministero della teologia attraverso un processo di sinodalità ecclesiale da cui possa scaturire “la capacità di ascoltare, dialogare, discernere”.

La Tradizione fa crescere la Chiesa dal basso verso l’alto, come le radici con l’albero. Ma oggi c’è un grande pericolo: quello di andare indietro, “l’indietrismo”, che porta a pensare secondo la logica: ‘si è fatto sempre così’. Indica questo rischio Papa Francesco incontrando in Vaticano i membri della Commissione teologica internazionale che, dice, “continua, con impegno rinnovato”, il suo servizio “nel solco tracciato dal Concilio Vaticano II”.

Andare oltre

Il Pontefice, parlando a braccio, esorta anche i teologi ad “andare oltre”. Mentre il catechista, sottolinea, deve trasmettere ai bambini “la dottrina solida” e “non le eventuali novità”, il teologo “si arrischia ad andare oltre, e sarà il magistero a fermarlo”. Per i professori di teologia, ha aggiunto il Pontefice, è un buon criterio “domandarsi se le lezioni di teologia provocano stupore in coloro che le seguono”. Rivolgendosi ai membri della Commissione teologica internazionale, Francesco esorta poi “aumentare il numero delle donne, non perché siano di moda, ma perché hanno un pensiero diverso dagli uomini e fanno della teologia qualcosa di più profondo e anche di più saporito”.

Fedeltà creativa alla Tradizione

La fedeltà creativa alla Tradizione, l’opportunità di aprirsi con prudenza all’apporto delle diverse discipline e la collegialità. Sono queste le “tre direttrici di marcia” indicate da Papa Francesco alla Commissione teologica internazionale, giunta al decimo quinquennio di attività. La prima è quella della fedeltà creativa alla Tradizione:

Si tratta di assumere con fede e con amore e di declinare con rigore e apertura l’impegno di esercitare il ministero della teologia – in ascolto della Parola di Dio, del sensus fidei del Popolo di Dio, del Magistero e dei carismi, e nel discernimento dei segni dei tempi – per il progresso della Tradizione apostolica, sotto l’assistenza dello Spirito Santo, come insegna la Dei Verbum (cfr n. 8). Benedetto XVI descrive infatti la Tradizione come «il fiume vivo nel quale sempre le origini sono presenti» (Catechesi, 26 aprile 2006); così che essa «irriga diverse terre, alimenta diverse geografie, facendo germogliare il meglio di quella terra, il meglio di quella cultura. In questo modo, il Vangelo continua a incarnarsi in tutti gli angoli del mondo, in maniera sempre nuova».

Aprirsi a diverse discipline

La seconda direttrice concerne “l’opportunità, al fine di realizzare con pertinenza e incisività l’opera di approfondimento e di inculturazione del Vangelo, di aprirsi con prudenza all’apporto delle diverse discipline grazie alla consultazione di esperti, anche non cattolici”:

Si tratta – l’ho auspicato nella Costituzione Apostolica Veritatis gaudium – di far tesoro del «principio dell’interdisciplinarietà: non tanto nella sua forma “debole” di semplice multidisciplinarità, come approccio che favorisce una migliore comprensione da più punti di vista di un oggetto di studio; quanto piuttosto nella sua forma “forte” di transdisciplinarità, come collocazione e fermentazione di tutti i saperi entro lo spazio di Luce e di Vita offerto dalla Sapienza che promana dalla Rivelazione di Dio».

La collegialità

La terza direttrice, indicata da Papa Francesco, è quella della collegialità:

Essa acquista particolare rilevanza e può offrire uno specifico contributo nel contesto del percorso sinodale 2021-2024, in cui è convocato tutto il Popolo di Dio. Lo sottolinea il documento elaborato in proposito, nel precedente quinquennio, su La sinodalità nella vita e nella missione della Chiesa: «Come per qualsiasi altra vocazione cristiana, anche il ministero del teologo, oltre ad essere personale, è comunitario e collegiale. La sinodalità ecclesiale impegna dunque i teologi a fare teologia in forma sinodale, promuovendo tra loro la capacità di ascoltare, dialogare, discernere e integrare la molteplicità e varietà delle istanze e degli apporti».

I membri della Commissione teologica internazionale si sono riuniti in sessione plenaria per approfondire tre temi: l’antropologia cristiana di fronte alle sfide culturali contemporanee, il primo Concilio ecumenico di Nicea e l’attualità del suo dogma, l’impronta divina della creazione e la custodia umana del creato. Presentando la Commissione, il cardinale Luis Francisco Ladaria Ferrer ha sottolineato che “si è mantenuta la presenza qualificata delle teologhe, rafforzata nei tre precedenti quinquenni, segno di un sempre più crescente impegno delle donne nell’ambito delle scienze teologiche”. Tra i membri di questo organismo, ha aggiunto il porporato, è presente anche un teologo laico.

La Commissione teologica internazionale

Istituita nel 1969 da Paolo VI per “apportare un prezioso ausilio alla missione affidata da Cristo ai suoi apostoli” (dal discorso di Papa Montini del 6 ottobre del 1969), la Commissione teologica internazionale ha il compito di aiutare la Santa Sede nell’esaminare le questioni dottrinali di maggiore importanza.  Il suo scopo principale, ha sottolineato San Giovanni Paolo II nel 1994, è quello di “continuare in modo permanente la stretta collaborazione tra pastori e teologi che aveva caratterizzato i lavori del Concilio Vaticano II”. Un’altra caratteristica di questo organismo, come ha ricordato Papa Francesco nel 2014, è “il suo carattere internazionale, che riflette la cattolicità della Chiesa”. La Commissione è infatti composta da teologi provenienti da vari Paesi con il comune riferimento alla fede in Gesù Cristo.

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