I pescatori e la fede, una relazione da custodire

© Amedeo Lomonaco, il mio articolo su VaticanNews: Intervista con don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio dell’Apostolato del Mare, sull’incontro di Papa Francesco con alcuni pescatori di San Benedetto del Tronto che hanno donato al Pontefice del pesce.

Papa Francesco, incontrando un gruppo di pescatori, si è soffermato sull’antico lavoro della pesca, lo stesso dei primi discepoli di Gesù, “chiamati a seguire il Signore – ha detto il Pontefice – mentre stavano sistemando le reti sulla riva del lago di Galilea”. Quella dei pescatori è una categoria significativa. In tutto il mondo le persone che lavorano direttamente nel settore della pesca e dell’acquacoltura sono circa 60 milioni. Di queste, quasi il 14% sono donne. L’Asia è il Continente con il maggior numero di pescatori e di allevatori di pesce, pari all’85% del totale. Si stima che, nel 2016, le attività economiche legate a questo settore abbiano generato un fatturato di 362 miliardi di dollari.

Vite sospese tra precarietà e diritti non sempre tutelati

Quello dei pescatori è un modo caratterizzato anche da precarietà, sacrifici e pericoli. Rivolgendosi ai pescatori, il Pontefice ha affermato che è necessario valorizzare il loro lavoro. Come hanno vissuto i pescatori l’incontro con Papa Francesco? Risponde il direttore dell’Ufficio dell’Apostolato del Mare della Conferenza Episcopale Italiana (Cei), don Bruno Bignami:

R. Si sono sentiti in qualche modo fortunati, molto contenti del fatto che hanno avuto la possibilità di incontrare il Santo Padre. Contenti anche per questa attenzione, perché consapevoli che su questi temi, sul tema del lavoro che si prende cura – come ci suggerisce anche l’enciclica Laudato si’ – si gioca davvero il futuro anche della nostra umanità e del rapporto con il pianeta. Diciamo che, tra i pescatori, i sorrisi erano numerosi e c’era anche la commozione per questo incontro. Hanno portato del pesce, ovviamente non consegnato al momento dell’incontro. Ma è stato portato prima dell’arrivo, anche come segno di gratitudine.

Papa Francesco ha affermato che “è necessario valorizzare il lavoro dei pescatori, “spesso rischioso e duro, sostenendo diritti e legittime aspirazioni”…                  

R. – Siamo in un momento di grandi trasformazioni. La pesca subisce queste trasformazioni. Si pensi al fatto che in alcune zone, dove c’erano centinaia di pescherecci, oggi sono almeno dimezzati. Questo significa che, a livello internazionale, la pesca è in mano a pochi grandi gruppi. La pesca cosiddetta familiare perde, sempre di più, di forza.

Il Papa ha anche ricordato quanto sia preziosa “l’attività di bonifica dei fondali marini”, per liberare i mari anche da una “grande quantità di rifiuti, specialmente di plastica”.

R. – Questa plastica non è un problema solo per il mare. Ma è un problema anche per l’uomo e per il pesce che mangiamo, per le microplastiche nella catena alimentare. E tutto questo ha ricadute drammatiche sulla stessa vita umana. La situazione è molto delicata da questo punto di vista. Siamo in un punto di non ritorno.

Francesco ha poi detto che la fede dei pescatori anima valori preziosi, come la religiosità popolare, la stima per la famiglia, il senso della solidarietà…

R. Il Papa ha chiesto loro di non perdere questi valori, di custodirli e di averli a cuore.

Francesco ha infine ringraziato i sacerdoti che accompagnano spiritualmente il lavoro e le famiglie dei pescatori. Quali sono, in particolare, le sfide in questo peculiare ambito di missione?

R. – Il ruolo dei sacerdoti è oggi ancora più importante, intanto per accompagnare questa fase di transizione in cui i pescatori hanno bisogno di acquisire una consapevolezza anche delle loro responsabilità rispetto all’ambiente e al mare. Sicuramente l’accompagnamento della fede richiede proprio una vicinanza. Mi sto rendendo conto sempre di più, vivendo questo incarico nell’Apostolato del Mare, di quanto sia prezioso il ruolo di tanti sacerdoti. Tanti pescatori chiedono davvero una vicinanza, una sensibilità, una cura, un’attenzione pastorale e spirituale. Sembra paradossale perché molti di loro, magari, non riescono nemmeno a partecipare o non frequentano ordinariamente la vita delle comunità. Però hanno bisogno di questa sensibilità, di questa attenzione che è uno sguardo anche sulla loro vita, sulla loro esperienza. Per loro è fondamentale non sentirsi ignorati.

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