Emergenza nucleare nella centrale di Fukushima

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© Amedeo Lomonaco, Radio Vaticana ●

In Giappone, è sempre più alto l’allarme nucleare. Fonti locali rendono noto che non si può escludere una fusione in un reattore dell’impianto nucleare di Fukushima. Il circuito di raffreddamento del reattore da ore ha cessato di funzionare e il livello dell’acqua è talmente basso che le barre di combustibile nucleare sono al momento totalmente esposte. Sempre più pesante, poi, il bilancio delle vittime provocate dal terremoto e, soprattutto, dallo tsunami che venerdì scorso hanno colpito il Paese. I morti e i dispersi sono almeno cinquemila. Il servizio di Amedeo Lomonaco:

Il mare restituisce migliaia di cadaveri e il bilancio delle vittime si aggrava di ora in ora. La città-simbolo di questa catastrofe è Minamisanriku, ormai deserta e muta. Migliaia di edifici, le strade e le case sono ora avvolte da un pantano impastato di sabbia, petrolio e acqua. L’allarme tsunami è stato lanciato poco dopo la scossa, ma l’onda si è abbattuta su una popolazione che stava cercando di capire cosa fosse successo. Si sono salvati solo coloro che, al momento dell’arrivo dello tsunami, avevano trovato riparo nei quartieri in collina. Adesso, anche in questa zona, le strade sono interrotte, non c’è acqua potabile e la corrente elettrica è sospesa.

Centrale di Fukushima

Momento più difficile dalla fine della Seconda guerra mondiale

Il premier giapponese, Naoto Kan, ha affermato che per il Paese “è il momento più difficile dalla fine della seconda Guerra mondiale”. Resta molto preoccupante anche la situazione della centrale di Fukushima, dove si sono verificate due nuove deflagrazioni provocate da fughe di idrogeno. Al momento, il livello di radioattività è comunque basso ma per l’Agenzia nucleare francese, invece, le emissioni radioattive sarebbero molto più consistenti. E non è ancora scongiurata l’ipotesi peggiore, quella catastrofica della fusione del nocciolo. L’Agenzia per la Sicurezza nucleare nipponica esclude comunque che si possa ripetere un disastro come quello di Chernobyl.

Rischio recessione per il Giappone e altri Paesi

A subire gravi ripercussioni, infine, è anche l’economia giapponese. Sulla base delle informazioni attualmente disponibili, Credit Suisse stima che il terremoto costerà all’economia giapponese 14-15 trilioni di yen. La Banca centrale giapponese ha reso noto che immetterà 7 mila miliardi di yen, pari a 85,5 miliardi di dollari, per cercare assicurare stabilità ai mercati finanziari. Secondo diversi esperti, un’eventuale recessione in Giappone potrebbe coinvolgere molti Paesi, minando seriamente le stime di crescita previste dagli esperti in relazione alla crisi economica mondiale.

Intervista con Stefano Vecchia

La popolazione giapponese segue con grande apprensione le notizie sull’emergenza nucleare e sul bilancio delle vittime. Amedeo Lomonaco ha raggiunto telefonicamente a Tokyo il collega e collaboratore della Radio Vaticana, Stefano Vecchia:

R. – E’ un Paese certamente intimorito e un Paese che da questa sera è anche sotto una specie di black-out per la necessità di conservare energia. I giapponesi si sono in qualche modo auto-limitati: la stessa capitale Tokyo oggi ha spento i suoi monumenti più famosi. E’ un Paese che teme fortemente la possibilità di una drammatica emissione di radiazioni dalle centrali, in particolare quella di Fukushima due, con sistemi che in questo momento sembrano sfuggire al controllo.

Resta alto l’allarme nucleare

D. – Dunque, resta sempre alto l’allarme nucleare. Quali informazioni arrivano dai media locali?

R. – Le informazioni date dalla televisione sono puntuali e frequenti. Evidentemente, sono informazioni ufficiali che i giapponesi, un po’ per abitudine ma un po’ anche per fiducia nelle autorità, prendono per affidabili. C’è però un forte timore, nel momento in cui le stesse autorità hanno dichiarato che per la centrale numero due di Fukushima, in particolare, un reattore non è controllabile con i sistemi tradizionali. Domani, probabilmente, ci sarà l’ultimo tentativo di alleggerire la pressione e di abbassare la temperatura prelevando acqua marina e inserendola, appunto, nel reattore.

Sempre più pesante il bilancio delle vittime

D. – Dunque, è alto l’allarme nucleare e sempre più pesante il bilancio delle vittime; emblematico in questo senso è lo scenario della città di Minamisanriku, ormai deserta e muta…

R. – Questa, in realtà, è una delle città più colpite, ma è una. Il problema è che per un Paese importante, noto proprio per la facilità di comunicazione, in questo momento ci sono molte aree che sono praticamente isolate. Da oggi, le ferrovie giapponesi che da Tokyo vanno verso Nord sono sostanzialmente bloccate e funziona soltanto il servizio di autobus. Questo problema vale in parte anche per le strade che vanno verso il nord. Quindi, è un Paese molto isolato. E quando vengono raggiunte le zone isolate, si scopre la vastità del dramma.

Necessità di aiuti internazionali

D. – Il Giappone è un Paese che ha comunque bisogno dell’aiuto internazionale, anche se ha uno stato tecnologico molto avanzato…

R. – Assolutamente sì, proprio perché questa è una situazione che nessun Paese si è mai trovato ad affrontare. E il fatto che sia successo in Giappone e che abbia messo in ginocchio questo Paese, fa capire proprio la drammaticità della situazione. Continuano ad arrivare squadre di soccorso che sono assolutamente benvenute. Vengono organizzate come forse soltanto i giapponesi riescono a fare.

Effetti sull’economia giapponese

D. – E a tremare adesso è anche l’economia giapponese. Si teme un impatto a livello globale?

R. – Vi è una forte preoccupazione. Chiaramente è impossibile allo stato attuale quantificare i costi che saranno enormi, molto superiori al bilancio del terremoto di Kobe del 1995. Il Paese è praticamente diviso a metà. C’è un Paese “normale” è un Paese che manca di tutto. Uno stato dove mancano anche cibo e materie prime. Nella stessa Tokyo, negli scaffali di molti supermercati, ci sono spazi vuoti che prima non si erano mai visti.

Timori della popolazione

D. – Parlando con la gente, cosa si percepisce?

R. – Una forte attesa. Sostanzialmente, la gente attende. Tenendo presente che Tokyo è al centro di un agglomerato urbano che conta 30 milioni di persone e le centrali a rischio sono a 200-250 chilometri, la gente è in attesa. In questo momento teme soprattutto le radiazioni anche se chiaramente è colpita e prostrata dalla vastità dei danni provocati dal terremoto e, soprattutto, dalla grande perdita di vite umane. Aspetta di sapere con certezza quale sia questo bilancio; chiaramente, piange i suoi morti. E’ un Paese molto unito, drammaticamente unito anche in questa circostanza.

Foto:

By IAEA Imagebank (04780015) [CC BY-SA 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0)], via Wikimedia Commons

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