Bielorussia al voto tra tensioni e segnali nuovi

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Amedeo Lomonaco, il mio articolo su VaticanNews L’opposizione, da oltre 20 anni ai margini della vita politica, sembra avere delle chances alle presidenziali di domenica. La principale rivale del presidente Alexander Lukashenko, al potere dal 1994, è Svetlana Tikhanovskaya, moglie di un blogger arrestato ed estromesso dalla corsa elettorale. Con noi Aldo Ferrari, direttore delle ricerche dell’Ispi su Russia, Caucaso e Asia centrale e docente all’università Ca’ Foscari di Venezia.

Clima di alta tensione in Bielorussia, dove è stata arrestata la responsabile della campagna elettorale di Svetlana Tikhanovskaya, principale candidata dell’opposizione alle imminenti elezioni presidenziali in programma domenica prossima. Si è candidata per sostituire il marito, il blogger Sergei Tikhanovsky, arrestato ed escluso dalla corsa elettorale. La candidata dell’opposizione ha anche reso noto che è stato annullato l’ultimo evento della campagna a causa degli ostacoli posti dalle autorità. Secondo alcuni osservatori, sarebbe stato consentito a Svetlana Tikhanovskaya di presentarsi alle elezioni per dare al voto un’apparenza di legittimità.

Non più saldo il legame tra Mosca e Minsk

Nel Paese, intanto, i casi confermati di Covid-19 sono oltre 68 mila e i decessi più di 500. Nonostante i rischi per la salute pubblica, le presidenziali non sono state rinviate. Lukashenko, definito in passato dal Dipartimento di Stato americano l’ultimo dittatore d’Europa, è al potere da 26 anni, ma deve fare i conti con una grave situazione economica. Le relazioni con Mosca, un tempo principale alleato di Minsk, si sono inoltre incrinate dopo l’annessione della penisola di Crimea alla Russia. A rendere i rapporti con Mosca ancora più complicati si aggiunge anche il recente arresto, a Minsk, di trentadue membri russi della compagnia privata Wagner. Secondo le autorità bielorusse, avrebbero tentato di destabilizzare il voto di domenica. Intanto, l’agenzia nucleare russa “Rosatom” ha reso noto che la Bielorussia ha iniziato oggi a caricare combustibile nucleare nella sua prima centrale atomica, a Ostrovets, progettata e finanziata dalla Russia nonostante la contrarietà della vicina Lituania. La centrale, composta da due reattori, dovrebbe coprire un terzo del fabbisogno energetico del Paese. La notizia arriva a due giorni dalle elezioni presidenziali. La Bielorussia è uno dei Paesi più colpiti dalla catastrofe nella centrale nucleare di Chernobyl, in Ucraina, di 34 anni fa.

Nuove generazioni in una nuova Bielorussia

La Bielorussia si appresta dunque a vivere l’appuntamento con le urne in una cornice interna e internazionale carica di tensione. Ma ci sono, rispetto al passato, anche diversi elementi di novità. È quanto sottolinea Aldo Ferrari, direttore delle ricerche dell’Ispi su Russia, Caucaso e Asia centrale e docente all’università Ca’ Foscari di Venezia:

R. – Il Paese si trova in una situazione che, da un lato, è ricorrente. Le elezioni presidenziali in Bielorussia, pur avendo fatto registrare ormai da tanti anni sempre vittoria di Lukashenko, hanno visto l’opposizione scendere in piazza, protestare ed essere repressa con molti arresti. Quindi, è una dinamica abbastanza comune nella vita politica di questo Paese. Però, effettivamente, ci sono degli elementi di novità: l’economia e la vita politica, negli ultimi anni in Bielorussia, si sono sicuramente deteriorati. Il Paese ha problemi sia con l’occidente, un po’ da sempre, ma negli ultimi anni anche con la Russia. Sta inoltre maturando una nuova generazione di persone nate al di fuori dell’epoca dell’Unione Sovietica che hanno una visione è un’aspettativa non più compatibili con quanto Lukashenko può offrire. Quindi in questa situazione ci sono dei cambiamenti.

Negli ultimi decenni le elezioni in Bielorussia Lukashenko non ha mai avuto un vero rivale. Stavolta il contesto sembra mutato. Ci potrebbe essere una svolta duqnue una novità anche su questo fronte?

R. – Qualche elemento di novità c’è..  la candidata dell’opposizione, Svetlana Tikhanovskaya, nonostante la sia candidatura sia del tutto improvvisata – è scesa in piazza dopo l’arresto del marito e non ha esperienza politica – sembra raccogliere un certo sostegno. Gli osservatori fanno notare che questo accade non solo nella capitale e nelle città principali ma anche nelle zone rurali, dove il sostegno a Lukashenko normalmente era forte. Tutti gli osservatori pensano che Lukashenko vincerà nuovamente le elezioni, però anche solo un buon risultato elettorale di questa candidata del tutto alternativa, espressione di una generazione diversa, avrebbe un grande significato politico. In qualche maniera, davvero metterebbe in grave difficoltà Lukashenko che probabilmente ne uscirebbe molto indebolito e dovrebbe, come unica alternativa, avvicinarsi a Mosca più di quanto abbia voluto fare negli ultimi anni.

Ma le relazioni tra Minsk e Mosca non sembrano solide come in passato. L’ultima crepa è la vicenda dei cittadini russi arrestati a Minsk e accusati di voler destabilizzare le elezioni presidenziali di domenica. Senza il sostegno della Russia, un tempo principale alleato di Minsk, la Bielorussia sembra ancora più isolata…

R. – È ancora più isolata e debole perché l’economia della Bielorussia dipende davvero tanto dalla Russia. E questo sia perché Mosca importa prodotti agricoli della Bielorussia sia perché le offre in cambio energia a prezzi calmierati. Il peggioramento dei rapporti tra Minsk e Mosca è in corso già da diverso tempo, in realtà già dalla crisi ucraina, quando la Russia ha occupato la Crimea preoccupando moltissimo l’alleato Lukashenko. Da allora, i rapporti non sono più stati così positivi come avveniva in passato. Inoltre Lukashenko ha per l’ennesima volta rifiutato un processo di unificazione tra Bielorussia e Russia, chiesto fortemente da Putin. Quindi indubbiamente i rapporti sono in deterioramento. Al tempo stesso Lukashenko non può chiedere il sostegno dell’Europa che lo vede in maniera assolutamente negativa, come l’ultimo dittatore del nostro continente. Quindi Lukashenko si trova in una situazione estremamente difficile. Vedremo se e come riuscirà ad uscirne.

Quindi in questo momento è Kiev la principale sponda per la Bielorussia?

R. – Però, a sua volta, non è che possa dare un grande contributo politico ed economico. Può essere una sponda, un punto di riferimento ma l’Ucraina non è certo in una situazione politica ed economica tale da poter essere un contraltare per i rapporti strettissimi con Mosca o sostituirsi a quanto l’Unione Europea potrebbe dare a livello economico e politico. Quindi Lukashenko non ha molto margine di azione. Però come già ha saputo fare in passato potrà fare qualcosa. Potrà venire fuori anche da questa crisi, ma ne uscirà probabilmente indebolito a livello interno e quindi anche nella sua capacità di rimanere ancora a lungo al potere.

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