Mons. Mennini nominato nunzio in Gran Bretagna

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© Amedeo Lomonaco, Radio Vaticana ●

Benedetto XVI ha nominato nunzio apostolico in Gran Bretagna mons. Antonio Mennini. Nato a Roma il 2 settembre di 63 anni fa, mons. Mennini ha prestato la propria opera nel servizio diplomatico vaticano in Uganda e Turchia, per diventare nel 2000 nunzio apostolico in Bulgaria e nel 2002 rappresentante della Santa Sede presso la Federazione Russa. Amedeo Lomonaco ha chiesto a mons. Mennini come abbia accolto questa nomina in Gran Bretagna:

R. – Prima di tutto vorrei esprimere i miei sentimenti di gratitudine filiale al Santo Padre per aver pensato alla mia persona, gratitudine che ho avuto modo di rappresentargli anche per iscritto. Mi chiedo se sono all’altezza di questa nuova missione, conoscendo un po’ i problemi che accompagnano la vita sociale ed ecclesiale di quel gran Paese. Al contempo confido molto di potermi ispirare a tutti i discorsi, ai pronunciamenti e alle locuzioni svolte da Sua Santità nella recente visita nel Regno Unito”.

Il mondo creda

“Poi, anche lì, ci sarà l’opportunità di lavorare sui cammini ecumenici per meglio rinsaldare le relazioni fra Chiesa cattolica, anglicana ed altre denominazioni, perché davvero quest’unità possa compiere qualche passo avanti e non per soddisfazioni personali, di struttura o di organizzazioni, ma perché, come dice appunto il Signore nel Vangelo, il mondo creda”.

Obiettivi

D. – Proprio compiendo questi passi lungo il solco tracciato dal Papa anche nella recente visita, quali obiettivi si possono concretamente realizzare?

R. – I rapporti tra Chiesa cattolica e Chiesa anglicana sono ispirati ad una grande comprensione reciproca, alla collaborazione e quindi ad un approfondimento, come forse anche a dei motivi che hanno portato un giorno – ormai lontano – alla separazione fra le due Chiese. Spero che con questi fratelli vescovi della Chiesa cattolica ed anche con i fratelli anglicani, potremo avvicinarci un po’ a queste tematiche.

Il ricordo della Russia

D. – Con quale affetto e con quale ricordo si congeda dalla Federazione russa?

R. – Con tanta nostalgia, perché ho amato tanto questo Paese, ho amato tanto la Chiesa cattolica locale ed anche quella ortodossa. Ho sentito la Russia come se fosse quasi una seconda patria e provo un sentimento di profonda riconoscenza verso il Signore per avermi dato la possibilità di conoscere più da vicino anche la spiritualità delle Chiese orientali.

Slancio ecumenico

D. – Dunque, il riferimento costante e comune è proprio questo: lo slancio ecumenico e quindi l’impegno nel dialogo in un caso con gli ortodossi e, in futuro, con gli anglicani…

R. – Sì. Spero che sarà veramente possibile, anche con gli anglicani, approfondire questo confronto. Un confronto che deve nascere soprattutto dalla consapevolezza che possiamo ritrovare, insieme, anche un linguaggio più adatto al mondo d’oggi nel segno della nuova evangelizzazione, che il Papa indica come grande meta per tutta la Chiesa cattolica per questo millennio da poco iniziato.

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