Arcivescovo Mosul: jihadisti, minaccia per l’umanità

0
© Amedeo Lomonaco, Radio Vaticana ●

In Iraq, il premier al-Maliki ha annunciato le dimissioni e manifestato il proprio sostegno al primo ministro designato al-Abadi. Il presidente americano Barack Obama rende noto che non ci saranno azioni militari di terra e che proseguiranno i raid aerei per proteggere la popolazione. Nel nord del Paese, intanto, resta drammatica la situazione delle minoranze, tra cui le comunità cristiane, in fuga dai miliziani jihadisti del cosiddetto Stato islamico. Le chiese del nord del Paese sono impegnate nell’assistenza dei profughi. Ascoltiamo al microfono di Amedeo Lomonaco l’arcivescovo caldeo di Mosul, Amel Shamon Nona:

 

R. – Le nostre famiglie vivono in una situazione drammatica! Vivono e dormono nei giardini delle Chiese e dei centri del catechismo… Non hanno niente! Hanno bisogno veramente di tutto. Può immaginare una famiglia che lascia la propria casa, lascia il lavoro, lascia tutto e va in un altro posto. Noi stiamo cercando di fare il possibile per loro, almeno per quello che riguarda il cibo, l’acqua… Ma il numero delle famiglie è molto grande!

Distruzione di minoranze e dignità

D. – Questo orrore da parte dei miliziani jihadisti intende distruggere le minoranze e anche la dignità delle persone…

R. – Questo è vero, perché queste persone pensano che tutti quelli che sono diversi da loro non meritano di vivere! Quindi o diventano come loro, pensano e vivono come vogliono loro, o quelle persone non meritano di vivere! Per questo cercano di distruggere le altre religioni, come il cristianesimo, e le altre etnie. Distruggono tutto! Rappresentano una grande minaccia per l’umanità!

Paese scosso da crudeltà e atrocità

D. – Ma com’è possibile che uomini, padri, sposi, fratelli siano capaci di compiere simili crudeltà?

R. – Quando si pensa che solo una religione sia l’unica religione e che le altre siano niente, si può arrivare ad un punto in cui un uomo non guarda nient’altro se non ad eliminare gli altri, tutti gli altri che sono diversi da lui. E questo viene fatto in nome di Dio, in nome della religione, della fede, pensando di difendere così la sua fede… Finora non abbiamo sentito o visto – nel rispetto di tutti gli altri musulmani – persone che si sono ribellate a queste cose. Ce ne sono pochissimi che parlano…

Spiragli di speranza

D. – Da dove arriva la speranza?

R. – La speranza arriva anzitutto da Dio e sicuramente il nostro Dio è il Dio della speranza. E poi dal mondo intero e dalla Comunità internazionale nel momento in cui comincia a pensare in modo giusto, comincia a pensare che bisogna essere uniti contro un pensiero come questo, contro un gruppo come questo. La comunità internazionale deve pensare prima di tutto alle persone umane e non agli interessi della politica internazionale! Bisogna anche far capire a tutti gli uomini di tutto il mondo chi sono questi gruppi, cosa vogliono in nome della religione, in nome di Dio.

Un dramma globale

D. – Anche perché è un dramma, questo, che non riguarda solo l’Iraq…

R. – Riguarda tutta la comunità internazionale, perché questi gruppi non vogliono solo conquistare un pezzo di terra e rimanere là. Il loro obiettivo è tutto il mondo! Per loro tutti coloro che non pensano e non vivono secondo il loro pensiero e le loro leggi, sono obiettivi. Vogliono riuscire a convertirli o ucciderli! Per questo è molto importante che la comunità internazionale pensi, in modo unito, a come sia possibile cacciare questi gruppi, ad eliminare questo modo di pensare dal mondo.

Foto:

By Mstyslav Chernov [CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)], from Wikimedia Commons

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *