Epifania, il Papa: adoriamo Dio e non il nostro io

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Amedeo Lomonaco, il mio articolo su VaticanNews Nella Messa per questa solennità Francesco indica i luoghi in cui, come i Magi, possiamo incontrare il Signore: “le nostre domande inquiete”, “il rischio del cammino” e lo “stupore dell’adorazione”. “Adoriamo Dio e non i falsi idoli – afferma il Pontefice – che ci seducono col fascino del prestigio e del potere; adoriamo Dio per non inchinarci davanti alle cose che passano e alle logiche seducenti ma vuote del male”.

L’omelia di Papa Francesco, nel giorno in cui si ricorda il cammino dei Magi venuti dall’Oriente a Betlemme, si apre con lo sguardo proteso verso “una stella che sorge”, verso Gesù che “viene a illuminare tutti i popoli e a rischiarare le notti dell’umanità”. Ed è scandita, innanzitutto, da una domanda che risuona nella basilica di San Pietro e nel cuore di ogni uomo: quale è il luogo in cui trovare il Signore? Seguendo gli insegnamenti dei Magi, spiega il Pontefice, possiamo vedere che “la fede non nasce dai nostri meriti o da ragionamenti teorici, ma è dono di Dio”.

E possiamo anche comprendere che il primo “luogo” in cui incontrare il Signore è “l’inquietudine delle domande”.

Nei Magi all’inizio c’è questo: l’inquietudine di chi si interroga. Abitati da una struggente nostalgia di infinito, essi scrutano il cielo e si lasciano stupire dal fulgore di una stella, rappresentando così la tensione al trascendente che anima il cammino delle civiltà e l’incessante ricerca del nostro cuore. Quella stella, infatti, lascia nel loro cuore proprio una domanda: Dov’è colui che è nato?

Dov’è la vita piena, quell’amore che non passa?

La ricerca di Dio, osserva il Papa, è un cammino che svela il “dove” e il “quando” per aprirsi all’Amore che non passa.

Il cammino della fede inizia quando, con la grazia di Dio, facciamo spazio all’inquietudine che ci tiene desti; quando ci lasciamo interrogare, quando non ci accontentiamo della tranquillità delle nostre abitudini, ma ci mettiamo in gioco nelle sfide di ogni giorno; quando smettiamo di conservarci in uno spazio neutrale e decidiamo di abitare gli spazi scomodi della vita, fatti di relazioni con gli altri, di sorprese, di imprevisti, di progetti da portare avanti, di sogni da realizzare, di paure da affrontare, di sofferenze che scavano nella carne. In questi momenti si levano dal nostro cuore quelle domande insopprimibili, che ci aprono alla ricerca di Dio: dov’è per me la felicità? Dov’è la vita piena a cui aspiro? Dov’è quell’amore che non passa, che non tramonta, che non si spezza neanche dinanzi alle fragilità, ai fallimenti e ai tradimenti? Quali sono le opportunità nascoste dentro le mie crisi e le mie sofferenze?

Dio abita le nostre domande inquiete

Il Papa sottolinea che “per spegnere queste domande” non mancano i “tranquillanti dell’anima”, i “surrogati” offerti “per sedare la nostra inquietudine”: “dai prodotti del consumismo alle seduzioni del piacere, dai dibattiti spettacolarizzati fino all’idolatria del benessere”. “Tutto sembra dirci: non pensare troppo, lascia fare, goditi la vita! Spesso cerchiamo di sistemare il cuore nella cassaforte della comodità, ma se i Magi avessero fatto così non avrebbero mai incontrato il Signore”.

Dio, invece, abita le nostre domande inquiete; in esse noi «lo cerchiamo così come la notte cerca l’aurora… Egli è nel silenzio che ci turba davanti alla morte e alla fine di ogni grandezza umana; Egli è nel bisogno di giustizia e di amore che ci portiamo dentro; Egli è il Mistero santo che viene incontro alla nostalgia del Totalmente Altro.

Mettersi in cammino

Non si deve dunque “avere paura a entrare in questa inquietudine delle domande”: sono proprio queste le strade, ricorda Francesco, “che ci portano a Gesù“. C’è poi un altro luogo in cui possiamo incontrare il Signore. Questa possibilità, spiega Francesco, è “il rischio del cammino”.

Gli interrogativi, anche quelli spirituali, possono infatti indurre frustrazioni e desolazioni se non ci mettono in cammino, se non indirizzano il nostro movimento interiore verso il volto di Dio e la bellezza della sua Parola. Il peregrinare dei Magi, «il loro pellegrinaggio esteriore – ha detto Benedetto XVI – era espressione del loro essere interiormente in cammino, dell’interiore pellegrinaggio del loro cuore» (Omelia per l’Epifania, 6 gennaio 2013). I Magi, infatti, non si fermano a guardare il cielo e a contemplare la luce della stella, ma si avventurano in un viaggio rischioso che non prevede in anticipo strade sicure e mappe definite. Vogliono scoprire chi è il Re dei Giudei, dov’è nato, dove possono trovarlo. Per questo chiedono a Erode, il quale a sua volta convoca i capi del popolo e gli scribi che interrogano le Scritture. I Magi sono in cammino: la maggior parte dei verbi che descrivono le loro azioni sono verbi di movimento.

La fede cresce se è vissuta in costante cammino verso Dio

Anche la fede “senza un cammino continuo e un dialogo costante con il Signore” non può crescere. Il Papa sottolinea che “non basta qualche idea su Dio e qualche preghiera che acquieta la coscienza”. Ma occorre “farsi discepoli alla sequela di Gesù e del suo Vangelo”:

Ricordiamoci questo: la fede non cresce se rimane statica; non possiamo rinchiuderla in qualche devozione personale o confinarla nelle mura delle chiese, ma occorre portarla fuori, viverla in costante cammino verso Dio e verso i fratelli. Chiediamoci oggi: sto camminando verso il Signore della vita, perché diventi il Signore della mia vita? Gesù, chi sei per me? Dove mi chiami ad andare, cosa chiedi alla mia vita? Quali scelte mi inviti a fare per gli altri?

Il fine di ogni cosa è lasciarsi abbracciare da Dio

Dopo l’inquietudine delle domande e il rischio del cammino, il Pontefice indica il terzo luogo in cui incontrare il Signore: lo stupore dell’adorazione.

Al termine di un lungo percorso e di una faticosa ricerca, i Magi entrarono nella casa, «videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono» (v. 11). Questo è il punto decisivo: le nostre inquietudini, le nostre domande, i cammini spirituali e le pratiche della fede devono convergere nell’adorazione del Signore. Lì trovano il loro centro sorgivo perché tutto nasce da lì, perché è il Signore che suscita in noi il sentire, l’agire e l’operare. Tutto nasce e tutto culmina lì, perché il fine di ogni cosa non è raggiungere un traguardo personale e ricevere gloria per sé stessi, ma incontrare Dio e lasciarsi abbracciare dal suo amore, che dà fondamento alla nostra speranza, che ci libera dal male, che ci apre all’amore verso gli altri, che ci rende persone capaci di costruire un mondo più giusto e più fraterno.

Gesù è la stella radiosa del mattino

“La fede è un cammino, un pellegrinaggio, una storia di partenze e ripartenze”. Francesco ricorda che “a nulla serve attivarci pastoralmente se non mettiamo Gesù al centro, adorandolo”.

Lì impariamo a stare davanti a Dio non tanto per chiedere o fare qualcosa, ma solo per sostare in silenzio e abbandonarci al suo amore, per lasciarci afferrare e rigenerare dalla sua misericordia. E noi preghiamo tante volte, chiediamo cose, riflettiamo… ma, di solito, ci manca la preghiera di adorazione. Abbiamo perso il senso di adorare, perché abbiamo perso l’inquietudine delle domande e abbiamo perso il coraggio di andare avanti nei rischi del cammino. Oggi il Signore ci invita a fare come i Magi: come i Magi, prostriamoci, arrendiamoci a Dio nello stupore dell’adorazione. Adoriamo Dio e non il nostro io; adoriamo Dio e non i falsi idoli che ci seducono col fascino del prestigio e del potere, con il fascino delle false notizie; adoriamo Dio per non inchinarci davanti alle cose che passano e alle logiche seducenti ma vuote del male.

“Apriamo il cuore all’inquietudine, chiediamo il coraggio per andare sul cammino e finiamo nell’adorazione: non abbiamo paura! E’ il percorso dei Magi, è il percorso di tutti i Santi della storia”. L’omelia si conclude con l’esortazione a seguire il cammino dei Magi: se ci arrendiamo allo stupore dell’adorazione, afferma il Papa, “scopriremo che una luce illumina anche le notti più scure”. Questa luce è Gesù, “la stella radiosa del mattino, il sole di giustizia, il fulgore misericordioso di Dio, che ama ogni uomo e ogni popolo della terra”.

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