Luogo di riposo, svago lavoro e martirio

Dall’Osservatore Romano 7 novembre 2025

Luogo di riposo, svago lavoro e martirio

di Amedeo Lomonaco

La spiaggia è un lembo di sabbia che separa il mare dalla terra, una linea di confine che sembra un invito a volgere lo sguardo verso l’orizzonte. È anche il luogo, soprattutto in questo periodo estivo, scelto da molte famiglie per trascorrere momenti di riposo e di vacanza. È, in particolare, lo spazio dove molti bambini amano correre, giocare e costruire, circondati da minuscoli granelli di sabbia, indelebili ricordi. Il riferimento alla spiaggia, con i diversi significati che può implicare questa area costiera posta davanti a uno specchio d’acqua, compare anche tra le riflessioni dei Pontefici. Questo luogo assume, in base al contesto geografico e storico in cui è inserito, precise connotazioni e diversi significati.

Le spiagge, in particolare in questo periodo, si associano a località balneari puntellate da file di ombrelloni. Davanti alle onde, il tempo solitamente scorre tra tuffi e bagni di sole. I più piccoli diventano abili ingegneri della sabbia. I più grandi, in questa cornice spensierata, amano anche cimentarsi in letture di libri finalmente presi da un cassetto dove erano stati quasi dimenticati. Sono scene consuete in molte località come la riviera di Rimini. In questa città Giovanni Paolo II si è recato, durante il periodo estivo, nel 1982. E ha pronunciato, innanzitutto, parole di ringraziamento. «Un grazie sincero e un saluto cordiale rivolgo a voi tutti, cittadini della bella e cara Rimini, come pure a voi, ospiti provenienti da varie parti d’Italia e del mondo, che siete venuti a cercare riposo sulle ridenti spiagge di questa terra. (…) Entrando nella vostra Città, mentre esprimo il mio apprezzamento per l’impegno affinché Rimini si affermi sempre più come città di pace e di amicizia, vi invito all’ottimismo ed alla speranza: alla luce del vostro passato glorioso, cittadini di Rimini, sappiate guardare con fiducia e con coraggio al vostro futuro, impegnandovi responsabilmente nell’assolvimento dei vostri compiti sia religiosi che civili, sicuri che a un simile atteggiamento di fattiva dedizione non può mancare il conforto della divina assistenza, che di cuore invoco su di voi, sulle vostre famiglie e, in particolare, sui vostri bambini, nei cui occhi innocenti si rispecchia, con avvincenti promesse, l’avvenire della vostra Comunità».

Le ferie, il periodo di riposo dal lavoro, cominciano solitamente con un viaggio per raggiungere la località prescelta per le proprie vacanze. In questo periodo il pensiero dei Papi è anche l’occasione per un saluto ai vacanzieri, come ha fatto Paolo VI all’Angelus del 6 agosto del 1967. Un saluto che si estende dappertutto. «A Voi, carissimi Figli, il Nostro augurio di “buone vacanze”. Esso si estende dappertutto, nelle campagne, sulle spiagge, sui monti, dovunque vi è gente che si riposa, e che cerca nella distensione delle forze fisiche e spirituali e nel contatto con la natura e nella conversazione di buone amicizie un momento di pace e di serenità e una ripresa di energie e di salute nelle membra e nell’animo. È diventato un periodo importante quello delle ferie estive nel disegno della vita moderna, e Noi auguriamo a tutti che lo possano onestamente godere con una migliore coscienza del grande dono di Dio che è la vita, e con una più attenta e pensosa visione del quadro del mondo terrestre che ci circonda».

Le spiagge sono anche lo scenario in cui si materializzano o spesso purtroppo si infrangono le speranze di molti migranti in cerca di una vita migliore. Sono tante le tragedie del mare, come quella avvenuta nel 2023 a Steccato di Cutro. Non lontano da quella spiaggia calabrese il naufragio di una imbarcazione è costato la vita a 94 persone, tra cui 34 bambini. «I viaggi della speranza — ha detto Papa Francesco all’Angelus del 5 marzo 2023 riferendosi a quella tragedia — non si trasformino più in viaggi della morte. Le limpide acque del Mediterraneo non siano più insanguinate da tali tragici incidenti».

La spiaggia può poi diventare un luogo di martirio, come si rileva anche nella storia recente di questo scorcio iniziale del terzo millennio. Un episodio drammatico è quello avvenuto il 15 febbraio del 2015 quando venti egiziani e un ghanese sono stati sgozzati sulla spiaggia di Sirte, in Libia, dove si trovavano per lavoro. Sono stati uccisi da miliziani del sedicente Stato islamico. I venti uomini di nazionalità egiziana erano accomunati dall’appartenenza alla Chiesa copta ortodossa. Il ghanese non era un cristiano, ma quando gli venne chiesto di rinnegare Cristo, rispose: «Il loro Dio è il mio Dio». Sono stati inclusi nel Martirologio Romano come segno della comunione spirituale che unisce la Chiesa cattolica e quella ortodossa. Nel videomessaggio in loro memoria, il 15 febbraio del 2021 Papa Francesco ha sottolineato che questi «fratelli coraggiosi» hanno «imbiancato la loro vita nel sangue dell’Agnello». «Sono andati a lavorare all’estero per sostenere le loro famiglie: uomini normali, padri di famiglia, uomini con l’illusione [il desiderio] di avere dei figli; uomini con la dignità dei lavoratori, che non solo cercano di avere pane a casa loro, ma di portarlo a casa con la dignità del lavoro. E questi uomini hanno dato testimonianza di Gesù Cristo. Sgozzati dalla brutalità dell’Isis, morivano dicendo: “Signore Gesù!”, confessando il nome di Gesù. È vero che c’è una tragedia, che questa gente ha lasciato la vita sulla spiaggia; ma è vero anche che la spiaggia è stata benedetta dal loro sangue».

Anche d’estate le spiagge sono scenari abituali per molti lavoratori, in particolare per quanti sono impegnati nella pesca. Un mestiere che travalica confini e secoli. Nel Vangelo, ad esempio, si ricorda che gli apostoli Simone, Andrea, Giacomo e Giovanni sono pescatori, impegnati nel loro lavoro quotidiano. Gettano le reti, le riassettano.  Anche oggi, il mestiere dei pescatori si svolge secondo ritmi consueti. Terminata la pesca, questi uomini di mare dirigono le loro barche verso la riva per tornare nelle loro case. Anche a loro, ai pescatori, sono rivolte le parole di Pio XII nel radiomessaggio, nel 1957, in occasione del 450.mo transito di san Francesco di Paola. «Voi, umili pescatori delle spiagge italiane, lavoratori operosi dei porti e dei cantieri; voi tutti che del mare fate come la vostra dimora, e che il mare abbraccia, quasi madre d’immensa famiglia, provvedendo a ciascuno il lavoro e il sostentamento».

La spiaggia è anche un luogo evangelico. Un giorno Gesù — ricorda l’evangelista Matteo — «uscì di casa e si sedette in riva al mare. Si cominciò a raccogliere attorno a lui tanta folla che dovette salire su una barca e là porsi a sedere, mentre tutta la folla rimaneva sulla spiaggia». Un altro brano evangelico incastonato in questo scenario è quello della moltiplicazione dei pani e dei pesci. L’evangelista Giovanni scrive che Gesù si trova sulla riva del lago di Galilea, ed è circondato da una grande folla. È questo uno scenario evocato lo scorso 9 luglio da Leone XIV durante la Santa Messa per la custodia della Creazione: «Attorno al lago di Galilea, Gesù aveva abitato e pregato. Là aveva chiamato i suoi primi discepoli nei loro luoghi di vita e di lavoro. Le parabole, con le quali annunciava il Regno di Dio, rivelano un profondo legame con quella terra e con quelle acque, col ritmo delle stagioni e la vita delle creature».

La spiaggia non è solo un amato e ambito spazio per lo svago e per il riposo, soprattutto nel periodo delle vacanze. È anche un luogo che invita anche a riflettere per scorgere la profondità, l’essenzialità. «Ascolterò il linguaggio della tua anima — diceva Khalil Gibran — come la spiaggia ascolta la storia delle onde».