I Papi e la scuola, “porta della vita” e mondo da amare dove si forma la persona
Amedeo Lomonaco, il mio articolo su VaticanNews – Nel giorno dell’incontro di Papa Leone con gli studenti nell’ambito del Giubileo del mondo educativo, riproponiamo alcune riflessioni dei Pontefici sulla scuola
Sono loro una della speranza più luminosa in questo mondo e in questo tempo adombrati da tante ferite: sono le schiere di adolescenti, di ragazzi e di studenti. Papa Leone in questa giornata del 30 ottobre li incontra nell’ambito del Giubileo del mondo educativo.
Paolo VI: la scuola è una porta verso il futuro
Una occasione per rileggere anche le riflessioni dei pontefici su questo universo, la scuola, in cui l’umanità si impasta con il presente e il futuro. All’Angelus del 28 settembre 1969, Papa Paolo VI parla della scuola come di una “porta della vita”.
L’educazione non è e non deve essere mai considerata come puramente utilitaristica. Riguarda piuttosto formare la persona umana, preparare lui o lei a vivere la vita in pienezza – in poche parole riguarda educare alla saggezza. E la vera saggezza è inseparabile dalla conoscenza del Creatore perché “nelle sue mani siamo noi e le nostre parole, ogni sorta di conoscenza e ogni capacità operativa” (Sap 7,16).
Francesco e l’amore per la scuola
Papa Francesco pone in particolare una domanda: perché amare la scuola? Nel discorso rivolto al mondo della scuola italiana, il 10 maggio del 2014, ha rievocato innanzitutto l’immagine del suo primo insegnante, una maestra.
Perché amo la scuola? Proverò a dirvelo. Ho un’immagine. Ho sentito qui che non si cresce da soli e che è sempre uno sguardo che ti aiuta a crescere. E ho l’immagine del mio primo insegnante, quella donna, quella maestra, che mi ha preso a 6 anni, al primo livello della scuola. Non l’ho mai dimenticata. Lei mi ha fatto amare la scuola. E poi io sono andato a trovarla durante tutta la sua vita fino al momento in cui è mancata, a 98 anni. E quest’immagine mi fa bene! Amo la scuola, perché quella donna mi ha insegnato ad amarla. Questo è il primo motivo perché io amo la scuola. Amo la scuola perché è sinonimo di apertura alla realtà. Almeno così dovrebbe essere! Ma non sempre riesce ad esserlo, e allora vuol dire che bisogna cambiare un po’ l’impostazione. Andare a scuola significa aprire la mente e il cuore alla realtà, nella ricchezza dei suoi aspetti, delle sue dimensioni.
Leone XIV e le sfide legate all’educazione
Sono molteplici le sfide da affrontare in campo educativo, nel mondo della formazione. Papa Leone XIV nel discorso rivolto ai fratelli delle scuole cristiane, ispirate da San Giovanni Battista La Salle, si sofferma su alcune di queste sfide.
I giovani del nostro tempo, come quelli di ogni epoca, sono un vulcano di vita, di energie, di sentimenti, di idee. Lo si vede dalle cose meravigliose che sanno fare, in tanti campi. Hanno però anche loro bisogno di aiuto, per far crescere in armonia tanta ricchezza e per superare ciò che, pur in modo diverso rispetto al passato, ne può ancora impedire il sano sviluppo. Se, ad esempio, nel diciassettesimo secolo l’uso della lingua latina era per molti una barriera comunicativa insuperabile, oggi ci sono altri ostacoli da affrontare. Pensiamo all’isolamento che provocano dilaganti modelli relazionali sempre più improntati a superficialità, individualismo e instabilità affettiva; alla diffusione di schemi di pensiero indeboliti dal relativismo; al prevalere di ritmi e stili di vita in cui non c’è abbastanza posto per l’ascolto, la riflessione e il dialogo, a scuola, in famiglia, a volte tra gli stessi coetanei, con la solitudine che ne deriva.
Quello del mondo educativo è una missione in ogni tempo, in ogni luogo. L’istruzione può portare speranza e pace. L’incontro degli studenti con Papa Leone porta questa luce nel mondo, nonostante tutto.
