Dall’Osservatore Romano del 14 novembre 2025
L’IA è un dono ma non può sostituire l’intelligenza umana
Esplorare come il dialogo interno rafforzi l’identità e unisca la comunità universitaria attorno ad una missione condivisa. È questa la finalità che ha orientato a Salamanca, in Spagna, il congresso internazionale incentrato sul tema «La comunicazione interna nelle Università cattoliche e pontificie. Limiti e sfide». L’evento, che si è concluso nella giornata del 14 novembre, è stato organizzato dalla Pontificia Università di Salamanca e dalla Federazione internazionale delle Università cattoliche. Al congresso hanno partecipato rappresentanti di atenei provenienti da Paesi di Europa, Africa, Sud America, Asia e Oceania.
L’evento è stato aperto, nella giornata del 12 novembre, dal rettore dell’Università Pontificia di Salamanca, Santiago García-Jalón de la Lama, che ha sottolineato l’importanza di essere “artigiani e mediatori della comprensione”. «Comunicare all’interno di un’Università cattolica — ha detto — significa tessere legami di verità, corresponsabilità e servizio. Significa favorire che ogni persona, professore, studente o personale tecnico e amministrativo, si senta parte viva di una missione comune che trascende l’individuo. Nelle istituzioni pontificie e cattoliche, comunicare bene al proprio interno è anche un modo per servire la Chiesa».
Nella giornata di apertura del congresso, il prefetto del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, Paolo Ruffini, ha ricordato che la Chiesa ha tra i suoi principi quello di “comunicare”. Riferendosi all’utilizzo dell’intelligenza artificiale, ha sottolineato che deve essere vista come “un dono che può essere usato bene o male”. «L’intelligenza artificiale è figlia dell’intelligenza umana, non sua sostituta. La vera intelligenza unisce la ragione, il cuore e la capacità di sentire. Si nutre anche di amore».
«Non dobbiamo affidare all’intelligenza artificiale — ha affermato inoltre Ruffini — le decisioni che sono umane e che hanno a che fare con la morale e la capacità di discernere il bene dal male”. Il prefetto del Dicastero per la Comunicazione ha poi ricordato i rischi di una comunicazione disumanizzata. «Una comunicazione che dovrebbe essere una rete intessuta di verità e libertà e, invece di connetterci, ci isola trasformandosi in una ragnatela che ci intrappola». Di fronte alla sfiducia generata dalla “infodemia delle fake news”, è necessario “ricostruire la fiducia nella verità e nel rapporto con gli altri”, promuovendo «uno spazio plurale di ascolto, riflessione e dialogo».

Il segretario del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, monsignor Paul Desmond Tighe, ha incentrato il suo intervento sul tema «Le università cattoliche nell’era dell’intelligenza artificiale» indicando la necessità di educare con l’IA, ma anche di educare sull’intelligenza artificiale e per l’intelligenza artificiale in un mondo che cambia e che è in continua evoluzione. Nel suo intervento, il segretario del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, riferendosi all’immenso potenziale dell’IA per l’innovazione pedagogica, ha anche ricordato che «non va sottovalutato il ruolo dell’insegnante, che si basa sull’impegno per lo sviluppo integrale, sociale ed emotivo dello studente». «Lo sviluppo del programma scolastico — ha affermato — deve dare priorità sia alla competenza digitale sia all’alfabetizzazione digitale».
Monsignor Tighe ha inoltre esortato a non “lasciarsi guidare ciecamente” dai risultati elaborati dall’intelligenza artificiale, soprattutto in settori di cui non si è esperti. «C’è sempre un’opinione e un orientamento all’interno dell’algoritmo». La Chiesa, ha osservato, deve partecipare al dibattito, ormai in primo piano in tutto il mondo, sul suo utilizzo. Le università cattoliche, ha detto poi monsignor Tighe, hanno la grande opportunità di dare un contributo al mondo attraverso la loro missione nel campo della formazione e dell’educazione. Nell’università cattolica “è possibile mettere in dialogo la cultura della scienza e quella umanistica”. Le Università cattoliche devono fare rete perché insieme possono fare molto di più. Sull’IA serve un approccio interdisciplinare e transdisciplinare. La teologia e la filosofia, ha sottolineato monsignor Tighe, possono trovare rilevanza e assumere un ruolo primario nello spazio dell’intelligenza artificiale.
Il congresso si è concluso, nella giornata del 14 novembre, con una relazione del prefetto del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, Paolo Ruffini, su ciò che unisce comunicazione e cultura. Riferendosi al discorso rivolto da Papa Leone XIV ai membri della RCS Academy ha ricordato che “nessuno è un ingranaggio o una semplice funzione”. In questo tempo gli algoritmi, orientati a monetizzare ogni click, contaminano l’infosfera. «Nessuna risposta — ha detto Ruffini — è possibile senza conoscenza. Nessuna risposta può essere condivisa senza comunicazione. Nessun algoritmo potrà mai sostituire la bellezza dell’incontro umano nella condivisione del sapere. In fondo, questa è la missione delle università: condividere una conoscenza che è essa stessa in divenire». C’è bisogno di «costruire ponti e alleanze nei campi della cultura, dell’educazione e della comunicazione». La sfida è grande. «E grande — ha concluso il prefetto del Dicastero per la Comunicazione — è la nostra responsabilità. «Dobbiamo ricucire lo strappo che si sta consumando tra la contemporaneità e il messaggio evangelico, tra la civiltà delle macchine, della comunicazione, e la civiltà cristiana». Una missione che interpella anche il mondo delle università e della comunicazione. La questione concreta “è costruire un nuovo umanesimo”, non un mondo dominato e condizionato dagli algoritmi.