Vescovi anglicani, Conferenza di Lambeth

© Amedeo Lomonaco, Radio Vaticana ●

In Inghilterra, l’analisi di grandi problematiche sociali continua ad essere al centro dell’Assemblea che vede riuniti a Canterbury tutti i vescovi anglicani del mondo per la Conferenza di Lambeth. All’incontro ha preso parte anche il cardinale Ivan Dias, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli, che nel suo intervento ha esortato i cristiani a testimoniare “la bellezza della fede senza vergogne o compromessi”. Sui lavori e le direttrici verso le quali sta muovendosi la Conferenza di Lambeth ascoltiamo, al microfono di Amedeo Lomonaco, l’inviato di Avvenire a Canterbury, Andrea Galli

 

R. – In questi giorni, si sono toccati temi come l’evangelizzazione, la difesa dell’ambiente… Oggi, a Londra, c’è una marcia di tutti i vescovi riuniti a Canterbury per supportare il piano per dimezzare la fame nel mondo delle Nazioni Unite entro il 2015.

Unità tra cristiani

D. – A proposito di evangelizzazione, il cardinale Ivan Dias nel suo intervento ha puntato il dito contro il contesto di confusione morale e sottolineato la necessaria unità tra i cristiani per proseguire nella missione evangelizzatrice…

R. – Il cardinale Dias ha sviluppato alcuni punti sul tema dell’evangelizzazione, richiamando la radice della spinta evangelica della Chiesa, che ha il mandato di Cristo. E questo, che magari a noi può apparire anche scontato, non lo è nel contesto della Comunione anglicana, e soprattutto della Conferenza di Lambeth: c’è infatti un grande dibattito proprio sul punto della missionarietà. Ci si chiede se sia lecito, e come sia lecito, essere missionari, per esempio nei Paesi di frontiera e in Stati del Terzo Mondo.

Episcopato alle donne

D. – E come procede tra gli anglicani l’altro dibattito, quello sull’estensione dell’episcopato alle donne e sull’ordinazione dei vescovi dichiaratamente omosessuali?

R. – Sulla questione dell’ordinazione delle donne al ministero episcopale, c’è una convergenza molto più larga di quanto magari si possa pensare: in sostanza si dice, o si fa capire, che nei momenti in cui è stata accettato il sacerdozio della donna, era già implicita anche l’approvazione della figura della donna vescovo. La grande e reale lacerazione che si respira, anche qua alla Conferenza di Lambeth, riguarda invece l’altro punto: quello della posizione della Chiesa anglicana nei confronti dell’omosessualità, e nello specifico, sull’ipotesi di ordinare vescovi apertamente omosessuali.

Il rischio di una divisione

D. – C’è, dunque, il rischio concreto di una divisione nella Comunione anglicana?

R. – Non un rischio, ma una realtà. Penso che una divisione di fatto già ci sia. Basti pensare che il Paese che forse è più coinvolto in questo momento nella contestazione nei confronti dell’arcivescovo di Canterbury, Rowan William, è la Nigeria. Questo è un Paese che conta circa 25 milioni di fedeli anglicani, quasi un quarto dell’intero corpo anglicano. Bisognerà vedere quali soluzioni proporrà Rowan Williams alla fine della Conferenza di Lambeth. Questo è uno degli aspetti più interessanti, che vedremo nei prossimi giorni.

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