Ucraina, Yushenko avvelenato

© Amedeo Lomonaco, Radio Vaticana ●

Sono contento di essere vivo. Lo ha detto poco fa il leader dell’opposizione ucraina, Viktor Yushenko, aggiungendo che “il governo di Kiev attualmente al potere sta vivendo i suoi ultimi giorni”. Il medico che ieri ha confermato la tesi dell’avvelenamento da diossina, ha annunciato intanto che Yushenko lascerà oggi pomeriggio la clinica di Vienna. Il servizio di Amedeo Lomonaco:

“Nel sangue c’è una concentrazione di diossina mille volte superiore al normale”. E’ la diagnosi emessa dal primario della clinica dove è ricoverato il candidato filo occidentale, Yushenko. Il paziente – ha aggiunto il medico – non è stato contaminato accidentalmente e la somministrazione della diossina è avvenuta per via orale. Da questo quadro clinico si ricava, dunque, una constatazione allarmante: secondo gli esami medici, che si basano sui cambiamenti cutanei del viso e sui reperti sanguigni e istologici, Yushchenko è stato avvelenato. Ma da chi? La procura di Kiev ha aperto un’indagine per tentato omicidio. Lo stesso leader politico ha più volte denunciato di essere stato vittima di un complotto ordito dai suoi avversari.

L’Ucraina si prepara al voto

La moglie di Yushenko ha dichiarato, inoltre, che il marito ha avvertito i primi malesseri dopo una cena, lo scorso 5 settembre, alla quale era presente anche il capo dei servizi segreti. Scettici, invece, i sostenitori del candidato filo russo Yanukovic: “La diossina – sostengono – non è un veleno con effetto immediato, la sua tossicità si incrementa con gli anni ed è impossibile che una dose provochi un avvelenamento già il giorno successivo”. Ma da quella sera di settembre la fisionomia del leader dell’opposizione si è trasformata. Ed il suo volto gonfio, paonazzo e sfigurato tinge ancor più di giallo gli esiti del ballottaggio, vinti da Yanukovic e successivamente annullati per brogli dalla Corte Suprema. Adesso l’Ucraina si prepara alla consultazione del prossimo 26 dicembre, un appuntamento probabilmente cruciale per il futuro dell’ex Repubblica sovietica.

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