Tempo di Avvento, intervista con un monaco camaldolese

© Amedeo Lomonaco, Radio Vaticana ●

In questo periodo di Avvento, di attesa del Signore che viene, il silenzio e la contemplazione sono, nella frenetica vita quotidiana, alcune vie che la Chiesa da sempre propone per incontrare Dio. Ascoltiamo in proposito la riflessione di padre Arrigo, monaco del monastero di Camaldoli, intervistato da Amedeo Lomonaco:

R. – L’Avvento è un tempo particolare, favorevole per poter coltivare alcune dimensioni che durante l’anno invece vengono coltivate in maniera non così intensa. Gli uomini d’Avvento sono uomini che desiderano e attendono, che sanno cercare, che non si accontentano. Quindi, devono vincere il rischio di una vita addormentata. Per vincere questo rischio serve stare svegli, essere attenti ai passaggi di Dio che stanno attorno a noi, dentro alla Creazione, dentro le nostre relazioni, dentro al nostro essere Chiesa.

Ascoltare la voce di Dio

D. – E a proposito di questo stare svegli, come ascoltare la voce di Dio, in un mondo in cui le nuove tecnologie, i mass media spesso riducono il naturale bisogno di silenzio dell’anima?

R. – Dando tempo all’ascolto. Dio ci viene incontro come un dono e questo dono va accolto e l’accoglienza viene nel silenzio, come l’attesa, l’attesa di una vita che nasce, di una nuova creazione, di qualcosa che prima non c’era e che adesso c’è o che sta arrivando. Quindi, il tempo di Avvento è un tempo appunto in cui, per esempio, l’ambiente dominante è il deserto, perché nel deserto le voci si ascoltano con una maggiore intensità, si prende contatto con le proprie povertà, senza aver paura, con i propri limiti, ma è lì proprio che avviene il contatto generante della Parola di Dio, che ricrea.

Sempre più di diffusi i deserti dell’anima

D. – In una società dominata da sempre maggiori deserti dell’anima, l’utilizzo sempre più diffuso di Internet, telefoni cellulari, computer, rappresenta un ostacolo ad una vita orientata verso la dimensione spirituale?

R. – Fino a quando non diventano una dipendenza, penso di no, perché facilitano la comunicazione, danno la possibilità di prendere contatto con il mondo che abbiamo attorno a noi. L’Avvento potrebbe essere l’occasione per sperimentare anche questa spoliazione. Posso fare a meno di Internet? Posso fare a meno dei telefonini o di tante esagerazioni che ho nella mia vita, per sperimentare, ritornare a vivere una sobrietà che mi mette maggiormente in contatto con me stesso, con gli altri che ho attorno a me, e mi rende capace di attendere con gioia?

Attendere il Signore

D. – E nella ricerca di questa sintonia, attendere il Signore, significa anche ascoltare la propria coscienza…

R. – Attendere Dio, attendere questo passaggio, non è mai indipendente dal nostro essere, dal nostro cammino spirituale, dalle nostre difficoltà, dalle nostre povertà.

Far emergere la voce di Dio

D. – Come far emergere la voce di Dio tra i rumori della società?

R. – Bisogna far decantare i rumori che abbiamo attorno e dentro di noi, per permettere a questa voce delicata e potente di poter essere ascoltata e quindi di produrre quell’effetto germinante che è proprio suo.

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