Sri Lanka: scontri tra esercito e Tigri Tamil

© Amedeo Lomonaco, Radio Vaticana ●

Nello Sri Lanka l’esercito ha conquistato una delle principali basi delle Tigri Tamil in una zona orientale del Paese. L’operazione è stata condotta dopo un attacco kamikaze, compiuto ieri da ribelli in un campo militare e costato la vita ad almeno 9 persone. Il governo di Colombo ha ribadito, intanto, la propria disponibilità ad avviare colloqui con i guerriglieri Tamil per l’applicazione di un cessate-il-fuoco. La situazione resta comunque critica: negli ultimi 18 mesi, almeno 4 mila persone, tra le quali moltissimi civili, hanno perso la vita a causa dei combattimenti. Ma come spiegare la recrudescenza delle violenze nel Paese asiatico? Amedeo Lomonaco lo ha chiesto ad Emilio Asti, docente di culture orientali ed esperto di Sri Lanka:

R. – Il governo dello Sri Lanka non è riuscito a coinvolgere la popolazione civile Tamil in un processo di pace e di ricostruzione. In questo conflitto si intrecciano poi motivi di diversa natura. Al momento, né il governo dello Sri Lanka, né i combattenti Tamil appaiono disposti a recedere dalle loro posizioni. La situazione appare preoccupante: il Paese rischia di precipitare nel pantano di un conflitto su larga scala, che può preludere ad una frantumazione dell’intero Paese. Sarebbe auspicabile una ridefinizione della struttura politica dello Stato srilankese. Finora, il governo non è riuscito a garantire un’effettiva autonomia alla popolazione Tamil. I combattenti Tamil, invece, insistono per un’autonomia sempre maggiore.

Si rischia emergenza umanitaria

 D. – La Caritas ha denunciato, poi, che l’escalation delle violenze può innescare purtroppo una grave emergenza umanitaria. Qual è adesso la situazione?

 R. – Il prezzo del conflitto, in termini di vite umane e sviluppo economico, è molto alto. Si tratta di una zona cheera stata già devastata da un lungo conflitto, una zona nella quale si registrava quasi un milione di dispersi. Inoltre, dobbiamo considerare anche la mancanza di infrastrutture e l’incapacità del governo di assicurare un minimo aiuto umanitario alla popolazione. Le forze governative non si fanno inoltre scrupolo ad usare mezzi pesanti contro i combattenti Tamil e la popolazione civile paga un prezzo molto alto.

L’ipotesi dell’intervento della comunità internaizonale

 D. – A questo punto, è auspicabile un intervento della comunità internazionale, e quali caratteristiche dovrebbe avere questo intervento?

 R. – A mio avviso, la Chiesa cattolica che annovera fedeli sia tra i Tamil che fra i cingalesi, può continuare a svolgere un ruolo importante come ha fatto in passato. Anche diverse organizzazioni non governative possono svolgere un’azione in questo senso. Sarebbe importante la convocazione di una conferenza di pace sotto gli auspici delle Nazioni Unite, affinché le parti in lotta possano intraprendere un dialogo e definire le loro posizioni e le loro richieste. Occorre l’intervento di una forza che possa agire come mediatrice tra le parti in conflitto però, purtroppo, le divisioni tra i gruppi Tamil contribuiscono a complicare la situazione.

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