Sinodo, p. Buffon: in Amazzonia già si vive la Laudato si

© Amedeo Lomonaco, il mio articolo su VaticanNews  Padre Giuseppe Buffon, decano della Facoltà di Teologia della Pontificia Università Antonianum (Italia): oggi la missione si arricchisce di una nuova vocazione, quella per la cura della casa comune.

Uno dei richiami più forti che arrivano dal Sinodo sull’Amazzonia è quello per l’ecologia integrale. Padre Giuseppe Buffon sottolinea che si sta sempre più delineando una vocazione per la cura della casa comune capace di rispondere al grido di dolore della terra e delle persone:

R.  – Oggi la missione si arricchisce di questa nuova vocazione: quella della cura della casa comune. L’Amazzonia proprio richiama questo: l’ecologia integrale che da questa regione si dirige verso tutta quanta la Chiesa universale. Quindi in Amazzonia abbiamo nuovi cammini, nuova evangelizzazione, nuova missione,. E questo per raggiungere tutta la Chiesa universale, tutta l’umanità, per una conversione ecologica che sia veramente totale.

Padre Giuseppe Buffon

I missionari possono essere “agenti di sensibilizzazione” per poi portare le istanze che sono della terra e delle persone anche a un livello politico?

R. – Direi che in questo sinodo si parla di nuovi ministeri. Fra questi, ci può essere un ministero speciale già raccomandato dalla enciclica Laudato si’: è quello di formare persone capaci di animare la cura per la casa comune. Questo ministero forma alla cura, alla sensibilità, all’affetto per la casa comune.

Lei partecipa al sinodo come esperto. Mi rubi un po’ il mestiere: quali sono finora le notizie che stanno emergendo dai lavori sinodali?

R. – Come prima notizia direi che l’Amazzonia può diventare cassa di risonanza per l’applicazione della Laudato si’. In uno di questi interventi gli indios dicevano al Papa: “Quando abbiamo letto per la prima volta la Laudato si’, abbiamo pensato: allora il Papa è indio!” Quindi la Laudato si’ già vive nel continente amazzonico, già vive nell’anima di questi indios. Secondo elemento: c’è un nuovo cammino ecclesiale, un cammino sinodale. Questo significa che la Chiesa deve diversificarsi come gli ecosistemi, la biodiversità. Quindi ogni ragione deve autodeterminarsi, deve avere una sua autonomia perché questo consente ad ogni regione di avere il suo cammino di inculturazione, di essere una Chiesa dentro la realtà. Come l’Eucaristia, che contiene tutto nel frammento, dentro ogni regione c’è la totalità del Cristo, la totalità dell’annuncio, la totalità della fede. C’è la totalità della vita e la totalità dell’Eucaristia stessa.

Un altro tema che lei ha toccato è quello dell’inculturazione: l’Eucaristia è il tratto essenziale, però il rito liturgico può essere anche adattato ai singoli contesti…

R. – In fondo la liturgia che cosa è? La liturgia è lo splendore della vita e quindi della vita che si diversifica, che si qualifica a seconda dei territori, dei contesti geografici. Questo infatti si chiama “Sinodo speciale per l’Amazzonia”: parte dunque da un bioma specifico, da un contesto geografico specifico. Assumere questo bioma e questo contesto geografico dentro a un tema come l’evangelizzazione e la missione mi sembra il plusvalore di questo passaggio sinodale.

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