Sinodo, briefing finale: l’Amazzonia è nel cuore del Papa e della Chiesa

© Amedeo Lomonaco, il mio articolo su VaticanNews  Nella Sala Stampa della Santa sede è stato presentato il documento finale del Sinodo sull’Amazzonia. Hanno partecipato alla presentazione il cardinale Michael Czerny, del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, monsignor David Martínez de Aguirre Guinea, vicario Apostolico di Puerto Maldonado (Perú), Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero per la comunicazione e padre Giacomo Costa, segretario della Commissione per l’informazione.

Ascoltato il grido di dolore dei poveri e della Terra

L’Amazzonia è nel cuore della Chiesa. Si deve sapere cosa sta succedendo in questa regione, sconvolta da attentati contro la natura, contro i suoi popoli. È questo il messaggio che il Sinodo vuole trasmettere ai popoli della regione Panamazzonica. A scandirlo, rispondendo alle domande dei giornalisti, è monsignor David Martínez de Aguirre Guinea, vicario Apostolico di Puerto Maldonado (Perú). “Quando tornerò in Amazzonia – ha affermato – dirò che siamo nel cuore del Papa e della Chiesa. Abbiamo buone ragioni per continuare a sognare, a sperare. Abbiamo la speranza in Gesù per continuare in questo cammino”. Il Sinodo è stato un cammino di discernimento: “Abbiamo ascoltato – ha detto il vicario apostolico di Puerto Maldonado – il grido di dolore della terra e dei poveri”. 

Nessun cattolico può vivere la propria fede senza considerare il grido della terra: si deve essere consapevoli del fatto che aggredire la terra è un peccato ecologico”. Questo grido di asfissia è stato ascoltato: al Sinodo “si percepiva il volto delle comunità dei popoli indigeni. Popoli che vediamo asfissiati da interessi economici”. È emblematica – ha osservato monsignor David Martínez de Aguirre Guinea – la frase pronunciata da uno dei nativi, membro di un popolo indigeno: “Sfortunatamente l’estrazione dell’oro è più vicina alle nostre comunità che le parole di Dio”. “Vogliamo – ha sottolineato – che i popoli indigeni assumano sempre di più un ruolo da protagonisti nella loro storia di evangelizzazione. Il documento è pieno di testimonianze, di appelli ad essere alleati dei popoli indigeni.  Qui a Roma è venuta l’Amazzonia”. In Amazzonia, ha poi ricordato il presule, ci sono processi già aperti: “Ci sono diaconi permanenti a Puerto Maldonado. Ci sono dei luoghi in cui già si vivono questi processi. Il Sinodo è una spinta ad andare avanti. È un invito a procedere per incoraggiare tutti coloro che vogliono iniziare nuovi processi”.

Conversioni e Tradizione

“Senza conversioni non ci sono percorsi, non c’è alcun vero cambiamento”. Lo ha sottolineato il cardinale Michael Czerny, sotto-segretario della sezione migranti e rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale aggiungendo che il pianeta non può più attendere: “con l’Amazzonia che brucia, molte persone si stanno rendendo conto che le cose devono cambiare”. Il primo cambiamento, quello più importante, è pastorale. “Dobbiamo fare meglio – ha affermato il porporato – nel portare il Vangelo a tutti. Le persone vogliono sentire parole di speranza, vogliono ascoltare il Vangelo”. Un’altra conversione è culturale. “Quello che significa davvero in questo contesto – ha spiegato il cardinale Michael Czerny – è rispettare l’altro nel modo in cui è nel mondo. Le differenze devono essere accolte”. La terza conversione è ecologica. “Questo – ha affermato il porporato – è uno sforzo è molto importante. La crisi ecologica è così profonda che se non cambiamo, non ce la faremo”. In alcune regioni del mondo, come in Amazzonia, per interessi economici, si prende “tutto ciò che ha un valore”. E si finisce per distruggere “non solo l’Amazzonia ma l’intero pianeta”. “Non lasciamo che le ricchezze dell’Amazzonia si trasformino in una maledizione”. La quarta conversione è sinodale. “È un modo di procedere – ha spiegato il cardinale Michael Czerny – per tradurre il nostro ascolto, la nostra preghiera” in un cammino. Per procedere, come ha ricordato il Papa, si deve attingere alla Tradizione “che non è un oggetto da museo, un magazzino per le ceneri”. “La Tradizione – ha detto – è una risorsa per il futuro. È ciò che noi dobbiamo offrire per andare avanti. Abbiamo una risorsa da preservare: la nostra fede, la Parola di Dio”.

Sinodo in cammino

Il documento è un frutto di un cammino che va inserito in un cammino, in un percorso che continua. Lo ha detto padre Giacomo Costa, segretario della Commissione per l’informazione, aggiungendo che al centro dell’attenzione c’è la “diagnosi di quello che sta avvenendo in Amazzonia”. “Si deve trasmettere la gioia del camminare insieme in tutte le chiese dell’Amazzonia ma anche con altre persone di buona volontà che vogliono curare la casa comune”. Gli esperti – ha detto padre Costa – hanno anche tradotto “le nostre preoccupazioni in speranze”. “Ci sono soluzioni ragionevoli. Ma è necessaria una autentica conversione”. “Sono possibili delle soluzioni per l’Amazzonia – ha sottolineato – solo e solamente se gli alberi non saranno tagliati e l’acqua continuerà a a scorrere. Se noi insistiamo a scavare il terreno e a tagliare gli alberi, non ci sarà futuro”.

Documento finale affidato al Papa

Rispondendo alle domande dei giornalisti, i relatori hanno infine ricordato che le proposte contenute nel documento su vari temi non sono vincolanti ma sono affidate al discernimento del Papa. Il Pontefice, ha concluso Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero per la Comunicazione, spera di pubblicare “entro la fine dell’anno” l’Esortazione post sinodale.

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