Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani

© Amedeo Lomonaco, Radio Vaticana ●

La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che si concluderà domenica, è oggi incentrata sul tema “Essere riuniti nella tua mano. I cristiani di fronte alla malattia e alla sofferenza”. La speranza sulla quale si fonda questa iniziativa di preghiera è che tutti gli uomini abbiano la grazia di conoscere la gioia, superando i conflitti e restando uniti di fronte alla sofferenza. E’ quanto sottolinea, al microfono di Amedeo Lomonaco, il direttore della rivista “Fatebenefratelli”, fra Marco Fabello:

R. – Viviamo un tempo di molte divisioni nel mondo, ma anche nella Chiesa. Cristo morto in croce è morto per tutti. Dobbiamo quindi ripartire da questo sacrificio per avere un filo conduttore anche nell’ambito della sofferenza.

Ecumenismo spirituale e assistenza sanitaria

D. – Come si coniuga l’ecumenismo spirituale con l’assistenza sanitaria?

R. – La sofferenza unisce tutti gli uomini. Le comunità cristiane soffrono tutte in Cristo. E allora mi sembra che questo sia uno strumento davvero importante, che può essere utilizzato sia nella preghiera, ma anche nell’offerta della sofferenza, proprio per l’unità dei cristiani. Posso portare un esempio personale avendo visto in Terra Santa, in un ospedale di Nazareth, ebrei che assistevano palestinesi e palestinesi che aiutavano cristiani. In un mondo di sofferenza, le diversità si annullano quasi totalmente perché viene fuori l’uomo con la sua dignità e con la sua identità. E allora sappiamo che soffrire in Cristo vuol dire essere davvero cristiani.

Frutti dell’ecumenismo

D. – Quali frutti può portare nel cuore l’ecumenismo nel campo sanitario?

R. – Penso che avremmo meno divisioni, meno guerre se riuscissimo a capire che nella stessa sofferenza provocata da conflitti e malattie troviamo la solidarietà, l’umanità che si ricongiunge. A Gaza, ad esempio, dopo i bombardamenti troviamo la solidarietà che si fa forte, un’unità per aiutare le persone, per essere insieme nella sofferenza.

Unico popolo di Dio

D. – Ed essere uniti di fronte alla sofferenza significa anche rendere più visibile l’unico popolo di Dio…

R. – Chi vive ‘realtà di confine’ non vive le differenze ma l’unità. Purtroppo abbiamo bisogno di sperimentarlo per crederci. Ma dovremmo crederci anche senza dover sperimentare. La sofferenza deve essere strumento di solidarietà umana e cristiana.

Ecumenismo e lotta contro le malattie

D. – Quali sono oggi le principali iniziative a carattere ecumenico per alleviare malattie e sofferenze?

R. – Credo che uno degli ambiti più importanti per unire tutte le realtà e tutte le confessioni possa essere quello della ricerca. Ma ce ne sono tanti altri. La solidarietà umana ha infatti mille sfaccettature che possono essere percorse. Credo che basti avere un po’ di fantasia per trovare ambiti in grado di favorire questa unità.

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