S. Sede: con la pace migrazioni ordinate

 
© Amedeo Lomonaco, Radio Vaticana ●

Il numero complessivo dei migranti che attraversano le frontiere ha raggiunto, nella storia, livelli record. Il fenomeno delle migrazioni è una realtà complessa, in cui bisogni e aspettative di quanti sono coinvolti in questo fenomeno dovrebbero portare ad una maggiore solidarietà. E’ quanto ha affermato mons. Bernardito Auza, osservatore permantene della Santa Sede all’Onu di New York,  intervenendo lunedì scorso, ad un incontro intitolato: “Global compact per una migrazione sicura, ordinata e regolare”. Nella prima parte del suo discorso, mons. Auza si è soffermato sul tema dello sviluppo sostenibile. È necessario – ha detto – un cambiamento di atteggiamento verso i migranti e i rifugiati. Si deve passare dalla paura e dall’indifferenza ad una cultura dell’incontro.

Il Global Compact per le migrazioni è un’occasione unica

La responsabilità e la ripartizione degli oneri devono tener conto della ricchezza e del livello di sviluppo di un Paese. La crisi economica persistente – ha aggiunto il presule – limita le possibilità di una risposta di un singolo Stato alle emergenze. La piaga della siccità in alcune parti del mondo riduce, inoltre, la possibilità di fornire assistenza umanitaria ad un numero crescente di rifugiati e di sfollati. In questo contesto – ha osservato il nunzio – è indispensabile il coinvolgimento attivo dei partner internazionali. Papa Francesco – ha proseguito – ci ricorda che lavorare insieme per un mondo migliore richiede che i Paesi si aiutino a vicenda, in uno spirito di cooperazione. L’iniziativa promossa dall’Onu del Global Compact per le migrazioni – ha sottolineato mons. Auza – è un’occasione unica per sviluppare politiche coordinate e investimenti.

Le migrazioni siano una scelta

Nella seconda parte del suo intervento, l’Osservatore permanente della Santa Sede presso l’Onu si è soffermato sul legame tra crisi umanitarie e migrazioni. La Santa Sede – ha affermato – ribadisce che ad ogni persona deve essere assicurato il diritto a restare nel proprio Paese in un contesto contraddistinto dalla pace e dalla sicurezza economica. Le persone – ha aggiunto il presule – non si sentiranno costrette a lasciare le loro case se vengono assicurate le condizioni per una vita dignitosa e se le cause dei flussi migratori sono adeguatamente affrontate. Se il diritto a restare nel proprio Paese precede quello ad emigrare, i flussi migratori diventeranno volontari, regolari e sicuri. E di conseguenza – ha sottolineato il nunzio – tali flussi diventano anche più gestibili e sostenibili. Quando il diritto a rimanere in un Paese viene rispettato – ha sottolineato – migrare diventa una scelta e non una decisione obbligata.

Solo la pace garantisce flussi migratori più sostenibili

Nel mondo – ha inoltre ricordato mons. Auza – più della metà dei rifugiati, dei migranti forzati e degli sfollati interni sono stati costretti a fuggire dai loro Paesi a causa di conflitti e di violenze. Quando arrivano nello Stato di destinazione, invece di trovare un luogo sicuro, devono fare i conti in molti casi con discriminazione, nazionalismo estremo, razzismo e mancanza di politiche chiare che regolino il sistema di accoglienza.

Porre fine a conflitti

Il modo più efficace per arrestare i flussi migratori forzati – ha spiegato mons. Auza – è dunque porre fine alle guerre e ai conflitti. Tra le cause delle migrazioni – ha ricordato – ci sono anche la povertà estrema, la mancanza di beni e servizi di base, il grave degrado ambientale e le catastrofi. Si devono quindi aiutare le popolazioni in difficoltà nei loro Paesi. Questa – ha concluso mons. Auza – è la via più efficace anche per arginare drammatiche forme di sfruttamento. (A cura di Amedeo Lomonaco)

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