Referendum trivelle: vincono i “sì” senza quorum

© Amedeo Lomonaco, Radio Vaticana ●

Caso trivelle. In Italia si potrà estrarre gas o petrolio da piattaforme già esistenti, collocate entro 12 miglia dalla costa, fino all’esaurimento del giacimento. Non è stato infatti raggiunto il quorum al referendum sulle trivelle. L’affluenza è stata di poco superiore al 31%. Il servizio di Amedeo Lomonaco:

Ha votato “sì” oltre l’85% delle persone che si sono recate alle urne. Ma, ad eccezione della Basilicata, non è stato raggiunto il quorum e questa netta vittoria non avrà effetti. Per Michele Emiliano, presidente della Puglia – una delle 9 Regioni che ha richiesto la consultazione – il fatto che abbiano votato “sì” oltre 14 milioni di persone impegna comunque il governo a cambiare la propria politica energetica.

Soddisfazione del governo

Soddisfatto per l’esito della consultazione il premier Matteo Renzi, secondo cui hanno vinto ingegneri, operai e quanti lavorano sulle piattaforme. Il Presidente del Consiglio ha ricordato, tra l’altro, che i fondi utilizzati per il referendum si sarebbero potuti impiegare in investimenti:

 “Un referendum che si poteva evitare. Abbiamo cercato di evitarlo per risparmiare oltre 300 milioni di euro degli italiani. E’ stato voluto tenacemente e pervicacemente non per discutere di energia, ma per esigenze di conta interna da parte di qualcuno”.

Dopo l’esito del referendum, non cambiano dunque le norme che regolano le attività di ricerca e di estrazione di gas e petrolio in mare entro le 12 miglia. Le piattaforme già autorizzate, e soltanto queste, possono continuare a estrarre gas e petrolio fino all’esaurimento del giacimento.

Ma qual’è il significato politico legato all’esito del referendum? Amedeo Lomonaco lo ha chiesto al politologo Gian Enrico Rusconi:

 

R. – Di una popolazione elettorale estremamente divisa e con un antagonismo che, secondo me, non è un buon segno a cominciare anche dal presunto dichiarato vincitore Renzi, che sta di fatto esercitando una leadership – a mio avviso – eccessivamente polarizzatrice. E lo dico anche in previsione dell’appuntamento politico più importante: il referendum che ci sarà sulla riforma del Senato… In questo referendum c’erano molte cose confuse, poche informazioni e solo all’ultimo momento si è capito di cosa si trattasse. Quindi c’è stata una impropria, strumentale politicizzazione da parte di Renzi e dei suoi avversari che, però, alla fin fine, non farà bene alla popolazione e neanche a loro. La conflittualità in democrazia è una buona cosa, ma qui sta assumendo delle forme che non sono accettabili!

Politica energetica da delineare

D. – Quanto incide questo voto sulla futura politica energetica del Paese? Verrà rallentata la tendenza che vede uno spostamento dalle fonti energetiche fossili a quelle pulite?

R. – Sì e no, perché qui forse è stato l’equivoco di questa consultazione: in realtà non soltanto Renzi, ma tutti in Occidente e in Europa si stanno lentamente orientando verso le cosiddette fonti alternative, anche quelli che hanno dei problemi meno pesanti dei nostri come la Germania… Se per caso questo referendum avesse detto “No! Stop a tutto!”, allora si doveva per forza accelerare. Adesso si accelererà in maniera più ragionevole. Diciamo che il sottoprodotto positivo di questa consultazione è quello di una maggiore sensibilità al problema dell’energia.

Il peso del voto

D. – A proposito di questo, non è stato raggiunto il quorum ma hanno comunque votato “sì” oltre 14 milioni di elettori. Quale peso avranno questi voti?

R. – Dipende e qualcuno lo ha anche detto sui giornali: uno poteva benissimo essere d’accordo con la linea generale di questo governo e persino con la personalità di Renzi e, però, qui dire: “No, qui, tu sbagli!”. Questa è un po’ la democrazia. Quindi probabilmente sbagliano sia i sostenitori, un po’ troppo zelanti, sia gli avversari, altrettanto accaniti, a dare una univoca risposta a questo referendum. Una consultazione equivoca per il modo con cui è stata fatta e comunicata. Ha avuto l’effetto indotto di aumentare la diffidenza e  di nuovo c’è stato un peggioramento del linguaggio pubblico… Una cosa non buona per la democrazia, perché la democrazia è conflitto, leale conflitto. Questa esperienza, secondo me, non è stata positiva! Spero di sbagliarmi…

Il valore dell’astensione

D. – La democrazia è anche partecipazione ed ha innescato, in particolare, forti polemiche l’invito del premier Renzi a non andare a votare. E’ stata una scelta legittima quella di astenersi?

R. – Si può andare a non votare per disinteresse, ma – in questo caso – si può andare a non votare anche per una certa intenzione: di per sé il non andare a votare non vuol dire nulla di definitivo. Dipende quale sia la motivazione: c’è una quota certamente di gente che è irritata, stufata, un atteggiamento di antipolitica. Ma c’è anche qualcuno che ha usato questo strumento.

 

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