Rapporto Unctad, intervista con Alberto Quadrio Curzio

© Amedeo Lomonaco, Radio Vaticana ●

 La situazione economica globale, gravemente colpita dall’attuale crisi, è al centro del rapporto presentato ieri a Ginevra dall’Unctad, agenzia dell’Onu che si occupa di temi legati al commercio internazionale e allo sviluppo. Nello studio si auspica un maggiore ruolo, nei Paesi poveri, dell’apparato dello Stato. Il servizio di Amedeo Lomonaco:

La crisi economica mondiale, che ha pesantemente colpito i Paesi meno sviluppati, dovrebbe essere un punto di partenza per un nuovo modello economico. Nello studio si sottolinea, in particolare, l’urgenza di un nuovo approccio allo sviluppo in cui i Paesi poveri siano in grado di ridurre la loro dipendenza da aiuti esterni. L’economista Alberto Quadrio Curzio:

“Per quanto riguarda l’esigenza che i Paesi meno sviluppati si diano un sistema produttivo interno molto più bilanciato, con una forte attenzione per l’agricoltura e anche per la manifattura, è del tutto condivisibile: senza questa tipologia di sistema economico, neanche la risorsa umana nella sua capacità di autosostentamento va a formarsi. Per quanto riguarda l’affermata rilevanza del ruolo dello Stato bisogna intendersi meglio: in molti Paesi in via di sviluppo lo Stato non è un’espressione democratica, come noi la intendiamo”.

Riformulazione dell’apparato statale

“Spesso è l’espressione di forme oligarchiche e anche autoritarie. Quindi la misura dell’intervento dello Stato deve andare di pari passo con una riformulazione dell’apparato statale. Un sistema che non dico debba diventare subito come nei Paesi sviluppati una democrazia avanzata, ma quantomeno una forma più partecipata di democrazia”.

Stato e governance

La crisi – si sottolinea nel rapporto intitolato “Lo Stato e la governance per lo sviluppo” – evidenzia le carenze strutturali di 49 Paesi poveri e la loro incapacità di promuovere una crescita a lungo termine. Per questi Stati le priorità indicate dall’agenzia dell’Onu sono di rinnovare il sistema economico e di promuovere un incremento degli investimenti. Nel rapporto si ribadisce, inoltre, che si devono trovare nuove forme di “governance” all’interno di un modello di economia mista per valorizzare le imprese private attraverso l’azione pubblica.

Paesi in via di sviluppo

E’ questo un modello esportabile nei Paesi in via di sviluppo? Quadrio Curzio:

“Ci sono, con riferimento per esempio al contesto europeo, modelli di imprese che hanno una struttura di tipo cooperativistico in cui il fenomeno partecipativo è assolutamente cruciale per far sì che l’impresa stessa sia una forma comunitaria di attività economica. Tutto ciò che appartiene alla cosiddetta impronta cooperativistica è certamente un modello esportabile e largamente utilizzabile in quei Paesi. Quindi, non tanto l’impresa come si definisce di tipo capitalistico, ma l’impresa di tipo cooperativistico”.

Nuovo modello economico

Nell’enciclica “Caritas in veritate” Benedetto XVI si sofferma più volte sull’urgenza di un nuovo modello economico e di uno sviluppo che promuova la dignità della persona. Sono oggi traducibili nell’attuale contesto mondiale i principi contenuti nell’enciclica? Ancora il professor Alberto Quadrio Curzio:

“La sua traduzione nella pratica richiede, anno dopo anno, un impegno che Giovanni Paolo II nella Centesimus Annus affermava essere di tutti i responsabili, di tutti coloro che nelle concrete situazioni si trovano ad affrontare problemi di natura politica, economica e sociale”.

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