Primi passi su Marte della sonda Spirit

© Amedeo Lomonaco, Radio Vaticana ●

La sonda americana ‘Spirit’, sbarcata su Marte lo scorso 4 gennaio, si appresta intanto a muovere i primi passi sul pianeta rosso avviando una nuova fase nella storia delle esplorazioni spaziali. Gli scienziati della Nasa hanno infatti dato, stamani, l’ordine di muoversi al robot che è sceso dalla propria piattaforma di atterraggio.

I primi tentativi di inviare sonde su Marte risalgono agli anni ’60 e si inseriscono nella complessa cornice della guerra fredda tra Stati Uniti ed Ex Urss. Ma sul significato dell’attuale missione sul pianeta rosso ascoltiamo, al microfono di Amedeo Lomonaco, padre Sabino Maffeo:

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R. – Il significato principale è quello di promuovere la ricerca sull’universo. L’uomo ha sempre bisogno di conoscere e soddisfa questo desiderio sfruttando tutti i mezzi ed i progressi della tecnica. Il pianeta Marte interessa in modo particolare perché presenta caratteristiche che possono aver reso possibile la vita. Ma è evidente che ci sono anche altre ragioni che spingono i governanti a realizzare queste missioni quali la ricerca di prestigio della propria nazione ed il desiderio di vincere la competizione scientifica tra Stati Uniti da una parte ed Europa dall’altra, ed in futuro Russia, Cina e Giappone…

D. – Quali conseguenze potrebbe avere l’esplorazione del pianeta rosso?

R. – Sicuramente ci saranno delle novità: verranno forniti dati sull’atmosfera e sulla presenza dell’acqua nel sottosuolo. Sembra certo che l’acqua ci sia stata e adesso la sfida è trovarne le tracce.

Marte e vita

D. – Tra i pannelli solari del robot mobile sono stati montati numerosi strumenti per analizzare la polvere, le rocce e la superficie di Marte. Ma l’obiettivo più importante è di accertare se sul pianeta siano individuabili condizioni che possano aver favorito la vita. E’ questa un’ipotesi plausibile?

R. – Condizioni che possano aver favorito la vita già si conoscono: le temperature sulla superficie vanno da 80 sottozero a più 20. E se c’è stata l’acqua, anche questo può avere reso possibile la vita. Si tratta ora di sapere se ci sia stata o non ci sia stata vita. E a questo proposito, la ricerca principale è di capire se sul pianeta si possa trovare qualche batterio allo stato di fossile.

Teologia cosmica

D. – Da un punto di vista teologico, quale significato assumerebbe l’esistenza di altri esseri viventi nell’universo?

R. – Da dove vengono, non c’è dubbio: sarebbero sempre stati creati da Dio. Il problema di come si inquadrino nella storia della salvezza è invece tutto da esaminare. Una volta scoperti, bisognerebbe parlare con loro, sentire qual è la loro storia, sapere se ci sia stata anche da loro una rivelazione, ma non c’è dubbio che sarebbero anche quelle creature di Dio. Nel Vangelo si dice che tutto fu fatto per mezzo di Lui, per mezzo del Verbo. Quindi Gesù Cristo è il riferimento per tutto l’universo ed anche eventuali esseri intelligenti esistenti in altri pianeti farebbero riferimento a Lui. Per specificare in cosa consiste questo rapporto, oltre quello della creazione – se c’è stata ad esempio anche una Redenzione – bisogna aspettare di entrare in contatto con loro. La teologia si occupa di fatti e non di ciò che è possibile.

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