Pranzo di Benedetto XVI con i padri sinodali

© Amedeo Lomonaco, Radio Vaticana ●

“Alzati, Chiesa in Africa, famiglia di Dio…Coraggio! Alzati, Continente africano”: questa l’esortazione di Benedetto XVI, durante la Messa conclusiva del secondo Sinodo per l’Africa, presieduta stamani in San Pietro. Nella sua omelia, il Santo Padre ha lanciato un appello alla riconciliazione e ha ribadito l’impegno della Chiesa nella lotta alla fame e nella promozione umana. A conclusione della diciannovesima congregazione generale, Benedetto XVI ha pranzato ieri con i padri sinodali nell’atrio del’Aula Paolo VI. Il servizio di Amedeo Lomonaco:

Benedetto XVI ha riconosciuto il buon lavoro del sinodo per il Continente africano ed espresso la propria gratitudine:

“Cari fratelli e sorelle, è adesso l’ora di dire grazie. Grazie anzitutto al Signore che ci ha convocato, ci ha riunito, ci ha aiutato ad ascoltare la sua Parola, la voce dello Spirito Santo, e così ha dato anche la possibilità di trovare la strada dell’unità nella molteplicità delle esperienze, l’unità della fede e la comunione nel Signore. Perciò l’espressione ‘Chiesa-Famiglia di Dio’ non è più solo un concetto, un’idea, ma è un’esperienza viva di queste settimane: siamo stati realmente riuniti, qui, come Famiglia di Dio”.

Riconciliazione, giustizia e pace

Il Papa ha sottolineato che sul tema “Riconciliazione, giustizia e pace” è stato trovato il giusto equilibrio evitando il rischio della politicizzazione e dell’isolamento nella dimensione spirituale. Il tema – ha aggiunto – ha posto una sfida non facile:

“Il tema ‘Riconciliazione, giustizia e pace’ implica certamente una forte dimensione politica, anche se è evidente che riconciliazione, giustizia e pace non sono possibili senza una profonda purificazione del cuore, senza un rinnovamento del pensiero, una metànoia, senza una novità che deve risultare proprio dall’incontro con Dio. Ma anche se questa dimensione spirituale è profonda e fondamentale, pure la dimensione politica è molto reale, perché senza realizzazioni politiche, queste novità dello Spirito comunemente non si realizzano. Perciò la tentazione poteva essere di politicizzare il tema, di parlare meno da pastori e più da politici, con una competenza, così, che non è la nostra”.

Non ritirarsi in un mondo puramente spirituale

L’altro pericolo – ha spiegato il Santo Padre – è stato quello di “ritirarsi in un mondo puramente spirituale, in un mondo astratto e bello, ma non realistico”:

“Il discorso di un pastore, invece, deve essere realistico, deve toccare la realtà, ma nella prospettiva di Dio e della sua Parola. Quindi questa mediazione comporta, da una parte essere realmente legati alla realtà, attenti a parlare di quanto c’è, e dall’altra non cadere in soluzioni tecnicamente politiche; ciò vuol dire indicare una parola concreta, ma spirituale. Era questo il grande problema del Sinodo e mi sembra che, grazie a Dio, siamo riusciti a risolverlo, e per me questo è anche motivo di gratitudine perché facilita molto l’elaborazione del documento post-sinodale”.

Esortazione Post-Sinodale

Il Sinodo – ha concluso il Papa – finisce e non finisce, non solo perché i lavori proseguono con l’Esortazione Post-Sinodale:

“Synodos vuol dire cammino comune. Rimaniamo nel comune cammino col Signore, andiamo avanti al Signore per preparargli le strade, per aiutarlo, aprirgli le porte del mondo perché possa creare il suo Regno tra di noi”.

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