In Perù Conferenza sulle cluster bomb

© Amedeo Lomonaco, Radio Vaticana ●

 Si è aperta stamani a Lima, in Perù, la Conferenza internazionale sulle “cluster bomb”, le cosiddette bombe a grappolo. Partecipano alla riunione circa 100 delegazioni provenienti da diversi Paesi. Il servizio di Amedeo Lomonaco:

L’incontro è la seconda tappa del percorso iniziato lo scorso febbraio ad Oslo, quando 46 Paesi su 49 hanno sottoscritto una dichiarazione finalizzata alla stipula di un trattato vincolante per i governi, che metta fine al dramma delle cluster bombs. Il documento impegna gli Stati firmatari a concludere – entro il 2008 – un nuovo trattato che proibisca “l’uso, la produzione, la vendita e le scorte di bombe a grappolo”.

Tra le vittime soprattutto bambini

Ad Oslo, non avevano firmato la dichiarazione Polonia, Romania e Giappone. Altri Paesi produttori, come Israele, Russia, Stati Uniti e Cina non avevano nemmeno partecipato alla Conferenza. Le bombe a frammentazione, che a prima vista possono sembrare dei giocattoli, continuano a causare vittime, soprattutto bambini, in Afghanistan, Cambogia, Iraq, Laos, Libano e in altri Paesi. Nel sud del Libano, in particolare, quasi il 90 per cento delle terre utilizzate per la coltivazione e la pastorizia è contaminata da bombe cluster.

Utilizzate in almeno 25 Paesi

Queste munizioni possono essere lanciate attraverso mezzi di terra o aerei. Costituiscono un grave rischio per la popolazione durante e dopo un conflitto e, a causa dell’alto tasso di mancata esplosione all’impatto, le munizioni cluster diventano delle vere e proprie mine terrestri. Sono state utilizzate in almeno 25 Paesi e prodotte in più di 30 Stati. Le bombe a grappolo non sono esplicitamente proibite, sebbene la Convenzione di Ginevra metta in evidenza i rischi di queste armi per la popolazione civile.

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