Pasqua in Iraq, intervista con mons. Chullikat

© Amedeo Lomonaco, Radio Vaticana ●

Nel segno della violenza la Pasqua in Iraq. Dieci soldati iracheni hanno perso la vita a Mossul in un attentato kamikaze contro una base dell’esercito. Sette le vittime in una sparatoria a Baghdad, bersagliata da numerosi colpi di mortaio. Nel Paese del Golfo, il popolo iracheno vive dunque la Santa Pasqua tra sofferenze ma anche nel segno della speranza. E’ quanto sottolinea, al microfono di Amedeo Lomonaco, il nunzio apostolico nel Paese arabo, mons. Francis Chullikat:

 

R. – Il popolo iracheno ed i cristiani iracheni, in particolare, vivono questa Pasqua con sentimenti di speranza in un futuro migliore. Le sofferenze e le difficoltà sembrano aver rafforzato ancora di più quello spirito di coraggio per affrontare anche questo periodo di prova che stanno vivendo nella loro storia. I cristiani iracheni non sembrano rassegnarsi alla situazione attuale e alle proprie sofferenze, ma si sentono sorretti dalla loro fede profonda, alla quale non vogliono rinunciare per nessun motivo e per la quale sono disposti a dare perfino la loro vita.

D. – Oggi, fissando lo sguardo sull’Iraq, si possono scorgere luci di Risurrezione dopo i tempi del Calvario e della Croce?

R. – Per noi cristiani il Calvario e la Croce non rappresentano una sconfitta, perchè per noi la sofferenza è uno strumento di salvezza. I cristiani iracheni accettano, quindi, l’attuale situazione nello spirito cristiano e, specialmente, nel momento della Settimana Santa. Cercano di testimoniare tale fede, radicata nella speranza di una vita nuova, perchè solo Gesù può rinnovare il mondo e portare la pace nei cuori degli uomini. E questo lo si vede partecipando alle cerimonie qui a Baghdad e in altre zone del Paese.

 

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