Il Papa sulle migrazioni: reazioni xenofobe anche in Paesi cristiani

© Amedeo Lomonaco, Radio Vaticana ●

Alla “realtà globale e complessa delle migrazioni contemporanee” si può rispondere, seguendo l’esempio delle università cattoliche, cercando di  superare pregiudizi e timori legati ad una scarsa conoscenza del fenomeno migratorio. E’ quanto ha affermato Papa Francesco ricevendo stamani, in Vaticano, i partecipanti alla Conferenza internazionale intitolata “Rifugiati e Migranti in un mondo globalizzato”.

 

Necessari ulteriori studi sulle cause remote delle migrazioni

Il Santo Padre ha ricordato, in particolare, il contributo di queste istituzioni in tre ambiti specifici. Si tratta di quelli della ricerca, dell’insegnamento e della promozione sociale. Ai partecipanti alla Conferenza, organizzata dalla Federazione internazionale delle università cattoliche, il Pontefice ha indicato l’urgenza di uno specifico campo di ricerca:

“Ritengo sia opportuno avviare ulteriori studi sulle cause remote delle migrazioni forzate, con il proposito di individuare soluzioni praticabili, anche se a lungo termine”. “Occorre dapprima assicurare alle persone il diritto a non essere costrette ad emigrare”.

Reazioni xenofobe anche in paesi cristiani

“E’ altrettanto importante riflettere – ha detto Francesco – sulle reazioni negative di principio, a volte anche discriminatorie e xenofobe, che l’accoglienza dei migranti sta suscitando in Paesi di antica tradizione cristiana, per proporre itinerari di formazione delle coscienze”.

Si promuovano programmi volti a favorire l’istruzione dei rifugiati

Papa Francesco ha anche affermato che sono sicuramente degni di una maggiore valorizzazione i “molteplici apporti dei migranti e dei rifugiati alle società che li accolgono”. “Come pure quelli di cui beneficiano le loro comunità di origine”. Per quanto riguarda l’ambito dell’insegnamento, il Pontefice ha espresso uno speciale auspicio:

“Auspico che le università cattoliche adottino programmi volti a favorire l’istruzione dei rifugiati, a vari livelli, sia attraverso l’offerta di corsi anche a distanza per coloro che vivono nei campi e nei centri di raccolta, sia attraverso l’assegnazione di borse di studio che permettano la loro ricollocazione”.

Riconoscimento delle professionalità

“Approfittando della fitta rete accademica internazionale – ha osservato –  le università possono anche agevolare il riconoscimento dei titoli e delle professionalità dei migranti e dei rifugiati”. E questo “a beneficio loro e delle società che li accolgono”.

Per le università anche il ruolo di coscienza critica

Per rispondere adeguatamente alle nuove sfide migratorie – ha aggiunto il Papa – “occorre formare in modo specifico e professionale gli operatori pastorali che si dedicano all’assistenza di migranti e rifugiati”. Questo – ha sottolineato – è “un altro compito impellente per le università cattoliche”.

Coscienza critica

L’ambito della promozione sociale – ha osservato inoltre il Santo Padre – vede l’università come un’istituzione che esercita “anzitutto un ruolo di coscienza critica rispetto alle diverse forme di potere politico, economico e culturale”:

“Le università possono svolgere il loro ruolo di attori privilegiati anche nel campo sociale, come ad esempio l’incentivo al volontariato degli studenti in programmi di assistenza verso i rifugiati, i richiedenti asilo e i migranti appena arrivati”.

Quattro pietre miliari

Il lavoro nei tre grandi ambiti della ricerca, dell’insegnamento e della promozione sociale trova un “sicuro riferimento“ – ha concluso Francesco –  in queste pietre miliari: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. Quattro priorità nel cammino della Chiesa attraverso la realtà delle migrazioni contemporanee.

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