Papa negli Emirati, nuovo capitolo della storia dei cappuccini nel Paese

© Amedeo Lomonaco, il mio articolo su VaticanNews– Intervista a padre Egidio Picucci, cappuccino, sul viaggio di Papa Francesco negli Emirati Arabi e sulla storia della presenza cristiana nella penisola arabica.

Il viaggio apostolico di Papa Francesco negli Emirati Arabi Uniti, in programma da domani fino al prossimo 5 febbraio, si interseca anche con una densa storia di fede.  Una pagina di secolare presenza cristiana nella penisola arabica, scritta da tanti religiosi cappuccini, che oggi rivive nella composita comunità di cattolici, oltre 900 mila e soprattutto migranti, che vivono negli Emirati Arabi. Intervistato da Vatican News, padre Egidio Picucci si sofferma sul prossimo viaggio apostolico e ripercorre la storia della presenza dei cappuccini nel Paese. Ascolta l’intervista a padre Egidio Picucci:

R. – Francesco sarà ben accolto perché è stato inviato ufficialmente dallo sceicco Mohammed bin Zayed Al Nahyan che non soltanto ha permesso al Papa di essere il primo a recarsi negli Emirati Arabi, ma ha anche permesso che venga celebrata, pubblicamente, una funzione religiosa all’aperto. E questo ai cattolici non è permesso perché possono esercitare il loro culto, ma soltanto nella chiesa o nell’ambito del compound della chiesa stessa. Il Papa è stato invitato anche dal vicario apostolico, cappuccino, mons. Paul Hinder.

In questa visita un ruolo importante è quello del vicariato. Qual è la storia di questa preziosa realtà nella penisola arabica?

R.  – Il vicariato è approdato negli Emirati Arabi dopo essere stato fondato nel 1841, ad Aden, da un frate servita. Nel 1971, è stato portato da un certo padre Damiano, cappuccino, nel golfo arabico ad Abu Dhabi. Una città che, all’epoca, si apprestava ad essere la capitale di questi cinque Emirati uniti. I vicari apostolici sono stati fino ad oggi sempre cappuccini, a cominciare dal prefetto apostolico, nel 1888, mons. Lasserre. Il vicariato oggi ha la sua sede ad Abu Dhabi, la capitale degli Emirati. Abu Dhabi vuol dire “padre della gazzella”.

Il Papa parte come pastore e negli Emirati va ad incontrare il gregge di cristiani …

R. – Il Papa ufficialmente va per un incontro internazionale sulla fratellanza umana. Il tema di questo viaggio è preso dal primo versetto della preghiera attribuita a San Francesco: “Signore fa di me uno strumento della tua pace”. Il Pontefice troverà una realtà molto bella perché negli Emirati Arabi Uniti i cattolici sono oltre un milione. Sono tutti immigrati. Nel Paese ci sono sacerdoti diocesani, religiosi, suore e diaconi. E quindi c’è tutta una gerarchia che assiste questo grande gregge cristiano. Un popolo di fedeli che proviene da 100 Paesi del mondo. La difficoltà che oggi i cattolici incontrano negli Emirati Arabi non viene dalle autorità. Arriva invece dalle sette protestanti che cercano di fare proselitismo: non potendo rivolgersi al mondo musulmano, vanno a ‘pescare’ proseliti nei cattolici e questo, secondo il vicario apostolico Paul Hinder, rappresenta una grande difficoltà per la presenza dei cattolici negli Emirati.

La presenza francescana ha una lunga storia negli Emirati Arabi. Sullo sfondo del viaggio c’è anche l’abbraccio tra San Francesco e il sultano. Il modello di vita francescano che segno ha impresso nel Paese?

R. – Un segno di fratellanza, nato dal rispetto che i missionari e i cattolici hanno avuto per le tradizioni, per le abitudini, perfino nei segni della civiltà musulmana. E questo ha fatto molta impressione. Quando nel 1972 il vicario apostolico mons. Bernardo Gremoli arrivò ad Abu Dhabi, lo sceicco mandò un suo rappresentante a riceverlo all’aeroporto. Nel Paese i cappuccini hanno fondato chiese e scuole. Quando mons. Gremoli ha lasciato il vicariato, il responsabile dell’istruzione  gli ha dato un riconoscimento che consisteva in questo: la sua fotografia con sul retro questa scritta: “Al mio caro Bernardo è stato un piacere conoscerlo perché è un amico, un uomo di pace, di tolleranza, davvero un’ottima persona e un vero uomo di Dio, io ti auguro ogni bene”. Quindi in segno di Francesco e di questa fratellanza ci sarà questo abbraccio con questo spirito francescano che i nostri missionari e tutti i cappuccini hanno lasciato in questo lembo di terra musulmana.

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