Il Papa all’udienza generale: rischio del relativismo etico

© Amedeo Lomonaco, Radio Vaticana ●

La verità è accessibile alla ragione umana. Fede e ragione, anche se si avvalgono di procedimenti conoscitivi differenti, sono in accordo. E’ quanto ha sottolineato Benedetto XVI stamani in Piazza San Pietro all’udienza generale, incentrando la propria catechesi sulla figura di San Tommaso d’Aquino. La distinzione tra fede e ragione – ha aggiunto il Papa – assicura l’autonomia alle scienze umane e a quelle teologiche. Ma tale autonomia non equivale ad una separazione, implica piuttosto “una reciproca e vantaggiosa collaborazione”. Il servizio di Amedeo Lomonaco:

Il Papa, illustrando la figura di San Tommaso d’Aquino, si è soffermato sui contenuti dell’insegnamento e in particolare sul metodo teologico dell’Aquinate, fondato sullo sforzo di discernere “la coerenza delle verità della fede cristiana con l’aiuto della ragione umana, sempre illuminata dalla fede”:

“La fede consolida, integra e illumina il patrimonio di verità che la ragione umana da sé acquisisce. La fiducia che San Tommaso accorda a questi due strumenti della conoscenza – la fede e la ragione – può essere ricondotta alla convinzione che entrambe provengono dall’unica sorgente di ogni verità, il Logos divino, che opera sia nell’ambito della creazione, sia in quello della redenzione”.

Non c’è separazione tra fede e ragione

Il Santo Padre, riferendosi all’insegnamento di San Tommaso, ha quindi ricordato gli ambiti di fede e ragione: “La ragione – ha detto – accoglie una verità in forza della sua evidenza intrinseca, mediata o immediata.” “La fede – ha aggiunto – accetta una verità in base all’autorità della Parola di Dio che si rivela”. Non c’è separazione, ma “una reciproca e vantaggiosa collaborazione”:

“La fede, infatti, protegge la ragione da ogni tentazione di sfiducia nelle proprie capacità, la stimola ad aprirsi a orizzonti sempre più vasti, tiene viva in essa la ricerca dei fondamenti e, quando la ragione stessa si applica alla sfera soprannaturale del rapporto tra Dio e uomo, arricchisce il suo lavoro”.

Fede e ragione

Ma non è solo la fede che aiuta la ragione:

“Anche la ragione, con i suoi mezzi, può fare qualcosa di importante per la fede, rendendole un triplice servizio che San Tommaso riassume nel proemio del suo commento al De Trinitate di Boezio dove dice: ‘Dimostrare i fondamenti della fede; spiegare mediante similitudini le verità della fede; respingere le obiezioni che si sollevano contro la fede”.

La Grazia è un dono gratuito

Tutta la storia della teologia cristiana – ha osservato il Papa – è in fondo “l’esercizio di questo impegno di intelligenza, che mostra l’intelligibilità della fede, la sua capacità di promuovere il bene dell’uomo”. L’accordo tra ragione umana e fede cristiana è poi ravvisato “in un altro principio basilare dell’Aquinate: la Grazia divina non annulla, ma suppone e perfeziona la natura umana”.

“La Grazia, elargita da Dio e comunicata attraverso il Mistero del Verbo incarnato, è un dono assolutamente gratuito con cui la natura viene guarita, potenziata e aiutata a perseguire il desiderio innato nel cuore di ogni uomo e di ogni donna: la felicità”.

La Grazia sostiene l’impegno etico

La Grazia – ha aggiunto il Papa – accompagna, sostiene e spinge l’impegno etico. Tutti gli uomini, credenti e non credenti, sono chiamati a riconoscere le esigenze della natura umana espresse nella legge naturale e ad ispirarsi ad essa. In caso contrario, nella storia dell’umanità si aprono drammatici scenari:

“Quando la legge naturale e la responsabilità che essa implica sono negate, si apre drammaticamente la via al relativismo etico sul piano individuale e al totalitarismo dello Stato sul piano politico. La difesa dei diritti universali dell’uomo e l’affermazione del valore assoluto della dignità della persona postulano un fondamento. Non è proprio la legge naturale questo fondamento, con i valori non negoziabili che essa indica?”.

Riscoprire valori morali nativi

Ricordando quanto scritto da Giovanni Paolo II nell’Evangelium vitae, Benedetto XVI ha sottolineato che “urge per l’avvenire della società e lo sviluppo di una sana democrazia, riscoprire l’esistenza di valori umani e morali essenziali e nativi (…) valori che nessun individuo, nessuna maggioranza e nessuno Stato potranno mai creare, modificare o distruggere, ma dovranno solo riconoscere, rispettare e promuovere”. Il Santo Padre, riferendosi alla profondità del pensiero dell’Aquinate, ha ricordato infine una preghiera in cui San Tommaso chiede a Dio:

“Concedimi, ti prego, una volontà che ti cerchi, una sapienza che ti trovi, una vita che ti piaccia, una perseveranza che ti attenda con fiducia e una fiducia che alla fine giunga a possederti”.

 

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