Pakistan: 1000 studenti invocano la sharia

© Amedeo Lomonaco, Radio Vaticana ●

In Pakistan, oltre 250 studenti e più di 800 studentesse che chiedono l’imposizione della legge islamica nel Paese, sono ancora asserragliati nella moschea Rossa di Islamabad. Il capo della moschea, arrestato ieri dalle forze di polzia mentre cercava di fuggire dall’edificio, ha chiesto agli studenti di arrendersi. Ma le violenze continuano. Il servizio di Amedeo Lomonaco

 

Sono ripresi questa mattina gli scontri a fuoco nei pressi della moschea Rossa di Islamabad. L’area è circondata dalle forze di sicurezza pakistane che, prima di intervenire, hanno sparato una serie di colpi di avvertimento. Ma gli studenti, ancora asserragliati nella moschea, hanno risposto lanciando granate e non sembrano intenzionati ad arrendersi. La nuova sparatoria è avvenuta poco dopo la scadenza di un ennesimo ultimatum imposto dalle autorità pakistane. Il governo di Islamabad non ha, comunque, ancora autorizzato un intervento militare all’interno dell’edificio. L’esecutivo pakistano vuole evitare un ulteriore spargimento di sangue e non aggravare il bilancio degli scontri, costati la vita finora ad almeno 16 persone.

Appello del capo spirituale della moschea rossa

All’interno della moschea, nota per ospitare giovani filo talebani provenienti da regioni di confine con l’Afghanistan, rimangono circa 250 studenti e 800 donne. L’obiettivo delle forze pakistane è di intensificare la pressione per convincerli alla resa. Ieri, anche il capo spirituale della moschea Rossa, arrestato mentre cercava di fuggire dall’edificio, ha rivolto un appello ai giovani affinché si arrendano. Finora, si sono arresi più di 1200 studenti. Ad ognuno di loro la polizia ha offerto circa 60 euro e l’immunità. Tuttavia, secondo le autorità di Islamabad, molti studenti sarebbero trattenuti dai leader religiosi, disposti a utilizzarli come scudi umani.

Foto:

By RAWA [GFDL (http://www.gnu.org/copyleft/fdl.html) or CC BY 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/3.0)], via Wikimedia Commons

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *