Nicaragua, mons. Carlos Avilés: da Ortega bugie e falsità

© Amedeo Lomonaco, il mio articolo su VaticanNews Accorato appello del vicario generale dell’arcidiocesi di Managua: la comunità internazionale faccia pressione sul governo del Nicaragua per una vera democratizzazione del Paese.

Sono bugie, dichiarazioni che non corrispondono alla verità quelle rilasciate dal presidente del Nicaragua, Daniel Ortega, durante l’intervista concessa nei giorni scorsi all’emittente “Fox News”. E’ quanto sottolinea a Vatican News mons. Carlos Avilés Cantón, vicario generale dell’arcidiocesi di Managua e consigliere della Commissione per il dialogo nazionale. Durante l’intervista, il capo di Stato nicaraguense ha respinto la richiesta di elezioni anticipate e ha affermato che questa settimana è stata tranquilla. Ha anche detto che nel Paese non si sono verificati attacchi contro le chiese e il clero. Il presidente del Nicaragua ha poi dichiarato che i vescovi sono “cospiratori” e “golpisti”. Ma lo scenario descritto dal capo di Stato nicaraguense – osserva mons. Carlos Avilés Cantón – non è quello reale. In Nicaragua, dove dallo scoppio delle proteste ad aprile sono morte almeno 360 persone, il popolo continua a soffrire.

La presidenza di Ortega è incostituzionale

Non so – afferma mons. Carlos Avilés Cantón – in quale Paese viva il presidente Ortega: questa è stata la settimana segnata dalla maggiore tensione. Uomini paramilitari incappucciati, con il sostegno delle forze dell’ordine, sono entrati nelle case e hanno prelevato delle persone. Non si tratta di arresti compiuti dalla polizia. Le persone prelevate sono vittime di rapimenti. Ortega ha inoltre cambiato con un decreto la Costituzione per poter partecipare alle elezioni presidenziali. Ma le consultazioni sono state manipolate e viziate da brogli. Per questo – sottolinea mons. Carlos Avilés Cantón – la presidenza di Ortega è incostituzionale e si devono indire elezioni anticipate.

La Chiesa accanto a chi soffre

Anche le chiese – aggiunge il vicario generale dell’arcidiocesi di Managua – sono sotto attacco: sei sacerdoti dell’arcidiocesi di Managua sono stati minacciati di morte. Nella parrocchia di Maria Maddalena nel quartiere di Monimbó, a Managua, uomini armati hanno sparato e distrutto delle vetrate. Gruppi paramilitari hanno attaccato anche la chiesa di Santiago apostolo a Jinotepe e quella della Divina Misericordia a Managua. E’ stata poi attaccata una chiesa nella città di Diriamba. Nella capitale la cattedrale è sotto assedio. Siamo diventati dei bersagli – osserva mons. Carlos Avilés Cantón – perché abbiamo aperto le chiese per proteggere fedeli che fuggono e soffrono. E’ un terrorista – ha detto Ortega – chi aiuta quanti protestano e chi soccorre le persone ferite. Allora – sottolinea il vicario generale dell’arcidiocesi di Managua – siamo tutti terroristi.

Appello alla comunità internazionale

Mons. Carlos Avilés Cantón lancia infine un accorato appello: la comunità internazionale appoggi il popolo del Nicaragua. Questa non è una guerra tra due bande armate. Quella scoppiata ad aprile è una protesta pacifica repressa nel sangue e nell’impunità. Siamo frustrati e terrorizzati. La comunità internazionale – conclude – faccia pressione sul governo del Nicaragua per una vera democratizzazione del Paese.

Preghiere del Papa

Il Nicaragua vive giorni di tensione e angoscia. Papa Francesco segue con attenzione la situazione, al centro dell’incontro al quale hanno partecipato ieri i vescovi del Paese, e continua ad assicurare la propria preghiera. “Rinnovando la mia preghiera per l’amato popolo del Nicaragua – aveva detto il Pontefice lo scorso primo luglio all’Angelus – desidero unirmi agli sforzi che stanno compiendo i vescovi del Paese e tante persone di buona volontà”.

Il card. Brenes: la croce è la nostra unica arma

Il cardinale Leopoldo Brenes arcivescovo di Managua – riferisce l’agenzia Fides – ha presieduto domenica scorsa, nella chiesa della Divina Misericordia, la Messa per l’atto di riparazione dopo la profanazione. Si tratta della chiesa attaccata dai paramilitari dove sono morti 2 giovani. Durante la celebrazione, il porporato ha levato in alto la sua croce pettorale dicendo: “questa è la nostra unica arma”. Riferendosi poi alle accuse del governo ai vescovi, definiti cospiratori e golpisti, ha detto che “è tutto falso” Quindi ha ricordato che lui stesso, all’inizio della crisi ( aveva ordinato ai sacerdoti di aprire le chiese ai giovani, “perché possano diventare ospedali da campo come ha chiesto Papa Francesco”.

Mons. Báez: Chiesa al fianco del popolo

Mons. Báez, vescovo ausiliare di Managua, ha inoltre scritto su twitter: “la Chiesa cattolica del Nicaragua rimarrà al fianco del popolo, perché Gesù è stato sempre al fianco dei più sofferenti”. Presiedendo la celebrazione domenicale nella parrocchia di San Miguel Arcangelo a Managua, ha affermato:  “come Pastori siamo andati nei luoghi dove venivano attaccati i giovani, perché questo è ciò che fa un pastore, non abbandona la sua gente”.

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