Mons. Santoro: Dio non lascia sola l’Europa

© Amedeo Lomonaco, Radio Vaticana ●

C’è speranza anche in Europa, nonostante i recenti attentati compiuti a Bruxelles. La paura non può prevalere sugli autentici valori che sostengono l’Europa, sottolinea al microfono di Amedeo Lomonaco, l’arcivescovo di Taranto, mons. Filippo Santoro, presidente della Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace della Conferenza episcopale italiana:

 

R. – E’ una Pasqua caratterizzata da una profonda preoccupazione, da una angustia in molti casi e dall’incertezza per il futuro: il pericolo si sente battere nel cuore dell’Europa e si sente battere alle porte delle nostre case. Quindi, il clima generale è proprio di incertezza e, allo stesso tempo, sostenuti dall’esperienza della fede, non ci si può arrendere alla paura o alla dissipazione. Poi, evidentemente, dove c’è un’esperienza di popolo più radicata, come accade in varie parti d’Italia, insieme con la liturgia, che è il punto forte di queste giornate, c’è la tradizione dei riti della Settimana Santa. Esattamente a mezzanotte del Venerdì Santo mattina, proprio all’origine della giornata, ho fatto partire la processione dell’Addolorata qui a Taranto alla presenza di 20 mila persone.

La Mamma sente il dolore di tutti i suoi figli

Questa Addolorata è condotta con un ritmo che sembra un cullare la Madre, la Madre che va in cerca del Figlio e lo cerca per tutta la notte e non lo trova. E lo troverà sull’alto della Croce. E quella Madre rappresenta proprio tutto il dolore della gente, tutta la sofferenza che quest’anno si colora ancora di più di questi terribili fatti di terrorismo del Belgio, della Francia, dell’Africa, dell’Asia, delle quattro suore martirizzate nello Yemen… La mamma sente in sé il dolore di tutti i suoi figli. In questa fase confusa in cui la persona, le società, le nazioni sono attaccate da varie parti, non siamo soli. Lo sguardo del Signore è uno sguardo che illumina chi ha fede ma illumina e sostiene ciascuno di noi.

Cammini di speranza

D. – Come tramutare questo tempo di dolore, di passione in un tempo di rinascita?

R. – Il cammino è quello che il Santo Padre ci indica: il cammino della vicinanza alla gente, il cammino della solidarietà, il cammino del rispetto dei più poveri, il cammino della cura della casa comune. Sono tutti punti che scaturiscono dal cuore del Vangelo, dal sacrificio di Cristo. Nel dolore rimaniamo nel vuoto se non incontriamo un volto, un volto che ci salva. E a partire dallo sguardo al volto di Cristo e al volto della Madre di Cristo, noi troviamo il punto di partenza per la nostra vita personale ma anche per un impegno solidale nella nostra società.

Confini tra islam e islamismo

D. – Per l’Europa, in particolare, è anche un cammino di discernimento: discernimento, ad esempio, tra islam e islamismo per arginare e isolare l’estremismo …

R. – Certamente. Subito dopo i fatti di Bruxelles ho detto: “Questo non significhi dare spazio a un’onda di xenofobia, cioè innanzitutto di rifiuto dei migranti. Ci dev’essere un controllo, ma non la chiusura, non i muri. Ma i ponti, l’accoglienza intelligente. E poi ancora, il rapporto positivo con l’islam che riconosce che l’azione dei terroristi è una deriva errata della religione islamica e quindi loro per primi si schierano per isolarla. Al tempo stesso, però, è un grande monito per l’Europa perché questo radicalismo islamico che attecchisce nel cuore dell’Europa dipende da una debolezza culturale in cui noi abbiamo buttato via il riferimento al mistero, al significato delle cose.

Abbiamo dimenticato Dio

Mi domandava un giovane che è venuto a confessarsi: “Dov’era Dio, a Bruxelles?”. E io gli ho detto: “Ma proprio perché abbiamo dimenticato Dio, è successo quello che è successo!”. Perciò dico: l’attenzione ai nostri fratelli islamici in un sano dialogo religioso, però anche una robusta azione culturale nei confronti di radici profonde che vanno al di là dell’Europa delle finanze, dell’Europa del commercio… Quindi occorre un impegno di evangelizzazione che va dalla radice della nostra civiltà e cultura europea.

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