Messaggio per Giornata mondiale vita consacrata

© Amedeo Lomonaco, Radio Vaticana ●

E’ necessario incoraggiare l’opera di tutti quei consacrati che si offrono al servizio delle famiglie. E’ quanto sottolinea la Commissione episcopale per il clero e la vita consacrata nel messaggio per l’11.ma Giornata mondiale della vita consacrata, che ricorrerà il 2 febbraio prossimo, Festa della Presentazione del Signore. Il servizio di Amedeo Lomonaco:

La consacrazione – sottolinea il messaggio – ha la sua origine in famiglia, nell’offrirsi quotidiano dei genitori per i figli e nella loro capacità di trasmettere la fede. Le famiglie ricevono poi doni preziosi da religiosi e religiose impegnati nei vari contesti educativi, nell’accompagnamento ai giovani nelle parrocchie, nell’assistenza agli ammalati e nel sostegno agli anziani. L’offerta della famiglie alla realtà della consacrazione diventa quindi dono prezioso per le famiglie. Ma nella società di oggi, in questo mondo che cambia così freneticamente, quale significato ha l’opera dei consacrati? Ascoltiamo il vescovo di Locri–Gerace, mons. Giancarlo Maria Bregantini, membro della Commissione episcopale per il clero e la vita consacrata:

R. – Ha una duplice testimonianza. Da una parte, la presenza, dall’altra, l’intercessione e la preghiera. Con la presenza c’è solidarietà, c’è vicinanza e le lacrime sono asciugate; c’è sostegno, c’è individuazione di obiettivi tenaci e decisi. Ad esempio, nel sud, i religiosi sono una forza contro la mafia. Dall’altra, queste presenze testimoniano che il cielo rende bella la terra. La terra senza cielo è fango, ma la terra con il cielo è giardino. I religiosi hanno il compito, da una parte di indicare il cielo – la vita contemplativa – e dall’altra di aiutarci a coltivare la terra, la vita attiva. Questo è il dono grande che ci fanno i consacrati.

D. – Si deve riconoscere e incoraggiare – si legge poi nel messaggio – l’opera di tutti quei consacrati, in particolare le religiose, che si offrono instancabilmente al servizio delle famiglie. Ma quale esperienza hanno religiose e religiosi della realtà della famiglia? Risponde suor Maria Trigila, religiosa salesiana:

R. – La religiosa vive la famiglia, anzitutto, all’interno della propria scelta vocazionale e poi a livello educativo. Oggi le famiglie sono quelle agenzie educative più sole, perché si ritrovano in un contesto socio-culturale, che in vari versanti le sta isolando e le sta minando. Allora, l’apporto della vita religiosa alle famiglie consiste nell’accompagnare i genitori nell’educazione dei giovani. La religiosa è attenta ai segni dei tempi e, quindi, a quello di cui oggi la famiglia ha bisogno, facendosene carico per portarlo in altre agenzie educative o, addirittura, a livello istituzionale. L’aiuto, quindi, della vita religiosa alle famiglie passa dalla suora stessa, ma anche attraverso quei collaboratori laici che lavorano in seno alla famiglia religiosa.

Tra i doni della vita consacrata c’è quello della testimonianza. I consacrati – conclude il messaggio – “riescono ad annunciare che, in questo mondo che perde spesso i suoi punti di riferimento, la salvezza è ancora presente e viene da Dio attraverso il Suo Figlio”.

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