Intervista con Giulio Andreotti

© Amedeo Lomonaco, Radio Vaticana ●

In occasione dell’85.mo compleanno del senatore Giulio Andreotti, è stata conferita al politico italiano la Laurea in Utroque Iure nel corso di una cerimonia svoltasi, ieri pomeriggio, alla Pontificia Università Lateranense. Presenti, tra gli altri, il cardinale Camillo Ruini, l’ex presidente della Repubblica italiana, Francesco Cossiga ed il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta. Ma come ha accolto Giulio Andreotti questo importante riconoscimento? Ascoltiamo la sua risposta al microfono di Amedeo Lomonaco:

 

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R. – Con molta commozione e forse con un po’ di superbia, perché avevo cominciato – appena presa la licenza liceale – a fare gli studi contemporaneamente in due Università, alla Lateranense per il Diritto Canonico e all’Università dello Stato per la Giurisprudenza. Quindi provo una profonda emozione anche perché il Laterano era, nel momento difficilissimo dell’occupazione tedesca, uno tra i pochi luoghi di Roma dove la carità e il coraggio del Papa impedì a tanta gente di essere calpestata dall’occupazione.

D. – Quali sono, secondo lei, gli aspetti più significativi del pontificato di Giovanni Paolo II?

R. – Di essersi aperto al mondo e di aver fatto proprie le preoccupazioni di tanta gente sulla salvaguardia della pace.

Eredità della visita di Giovanni Paolo II in Parlamento

D. – Quale eredità ha lasciato la storica visita del Santo Padre in Parlamento?

R. – Ha confermato il superamento di un lungo contrasto tra Stato e Chiesa, uno scoglio che per decenni non ha fatto incontrare la politica e l’azione della Chiesa in Italia. Il Papa ha spinto un po’ a volare alto nel concepire l’azione politica in Italia, tenendo conto della tradizione e dell’eredità profondamente cristiana del Paese.

Politica italiana segnata dalla mancanza di dialogo

D .- Come vede l’attuale situazione politica italiana?

R. – Con una certa preoccupazione, perché vedo uno schieramento molto antitetico. Manca quel terreno comune, quell’abitudine al dialogo, quel senso di confronto politico tra leader che si rispettano per finalità comuni. C’è un clima di esasperazione che contrasta con quella che dovrebbe essere la giusta cornice dell’azione politica.

La bussola della fede

D. – Quale ruolo ha avuto la fede nella sua vita?

R. – Determinante. A cominciare sin dall’inizio quando, appena nato, sono rimasto orfano. In famiglia eravamo tre figli affidati a mia madre e fondamentale è stato l’incontro con la parrocchia, una specie di seconda famiglia, e con un parroco, un uomo che mi ha dato degli indirizzi importanti per la mia vita.

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