Italia, voto finale sul decreto svuota-carceri

© Amedeo Lomonaco, Radio Vaticana ●

In Italia, flagellata in questi giorni da un’eccezionale ondata di gelo, la morsa del freddo è stata letale anche in alcuni penitenziari, dove almeno tre detenuti sarebbero morti a causa delle rigide temperature. Nel pomeriggio, intanto, è prevista la votazione definitiva sul decreto “svuota-carceri”, che stabilisce una serie di misure per ampliare le possibilità di detenzione domiciliare e contrastare il sovraffollamento. Amedeo Lomonaco ne ha parlato con don Vittorio Trani, cappellano del carcere romano di Regina Coeli:

 

R. – Il carcere deve essere inteso come extrema ratio, non come una forma di normale risposta ai problemi sociali. Se si arriva, quindi, a dare corpo a una decisione così com’è stata ipotizzata, penso che sia una cosa davvero molto buona.

Problemi molto seri

D. – Quali sono, in particolare, le condizioni di vita nelle carceri italiane, in questi giorni ancora più proibitive, a causa dell’emergenza-freddo?

R. – Credo che il freddo di questi giorni sia stato un problema davvero per tutti i contesti. Certo, il contesto del carcere presenta più difficoltà: ci sono strutture ormai di vecchia data e, quindi, basta davvero poco perché tutto vada in tilt e si creino problemi molto seri.

A Regina Caeli situazione critica

D. – A proposito di problemi molto seri, particolarmente critica è la situazione del carcere romano di Regina Coeli. Nei giorni scorsi, con temperature sotto zero e termosifoni non funzionanti, sono state consegnate delle coperte per far fronte a quest’emergenza…

R. – Grazie a Dio c’è questo spazio, da parte del mondo del volontariato, che ha la possibilità di dare una mano, perché purtroppo i problemi sono molto seri.

Riscaldamento nei penitenziari

D. – Sembra anche incredibile che i penitenziari non siano compresi nelle deroghe degli orari di accensione degli impianti di riscaldamento, previsti invece per altri istituti come ospedali e scuole…

R. – Carceri e ospedali sono le due realtà che riflettono la civiltà di un popolo e, spesso, il carcere è lasciato lì, in un angolo. Non c’è un’attenzione preventiva per creare le condizioni per far fronte a esigenze come quelle che si sono create in questi giorni. Il carcere è un po’ il “mondo dei dimenticati” e quindi facilmente si arriva a delle assurdità.

Sovraffollamento

D. – Parlando del mondo che consoce bene, ossia quello di Regina Coeli, è un carcere che ha una capienza di 750 posti ma i detenuti presenti sono quasi 1.200…

R. – Le criticità sono legate certo anche ai numeri, ma in primo luogo fanno riferimento alla mancanza di fondi per affrontare i problemi. Ci sono delle riduzioni dei finanziamenti che hanno immediate ripercussioni sulla vita normale di questa realtà. Si eliminano le cose più importanti e, nel nostro caso, se non c’è una revisione immediata di tutte le strutture, si rischia di arrivare ad una forma di crisi spaventosa.

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