Italia, lavoro in calo nelle grandi imprese

© Amedeo Lomonaco, Radio Vaticana ●

In Italia, l’occupazione nelle grandi imprese, ovvero quelle con almeno 500 dipendenti, scende su base mensile dello 0,2% al lordo dei dipendenti in cassa integrazione. Secondo stime di Confcommercio, quest’anno potrebbero chiudere oltre 150 mila attività commerciali. Aumenta poi la disoccupazione giovanile, con un incremento del 20% in cinque anni. Su questi dati si sofferma al microfono di Amedeo Lomonaco, il prof. Tito Boeri, docente di Economia del lavoro alla Bocconi:

R. – Non sarà facile riuscire a rilanciare il nostro mercato del lavoro, dato che comunque quest’anno sarà un anno di recessione, il prossimo anno difficilmente la nostra economia potrà ripartire con forza. Sin qui, le imprese che hanno retto sono quelle che sono più esposte alla concorrenza internazionale, che hanno beneficiato del fatto che altri Paesi hanno continuato a crescere. Per quanto riguarda il nostro Paese, credo che il governo italiano dovrà fare presto delle scelte importanti, anche negli incontri con le parti sociali, previsti questa settimana, e le risorse sono davvero limitate. Forse, una cosa su cui varrebbe la pena di riflettere è se non sia il caso di utilizzare le risorse disponibili dalla spending review che si volevano destinare ad evitare l’incremento dell’Iva: utilizzarle per ridurre il cuneo fiscale sul lavoro.

Disoccupazione giovanile

D. – Un altro dato penalizzante per l’Italia è la disoccupazione giovanile…

R. – Qui non c’è un fenomeno di lavoratori anziani che tolgono il lavoro ai giovani. Il fatto che aumentino gli occupati al di sopra dei 55 anni è un effetto della riforma previdenziale fatta in questi anni, che ha condotto ad un prolungamento della vita lavorativa. Quindi, questo è un dato che continuerà a manifestarsi nei prossimi anni, man mano che i lavoratori di quelle generazioni continueranno a rimanere nel mercato del lavoro. Il problema giovanile è un problema di altra natura: non appena la congiuntura peggiora, sono i primi che vengono penalizzati. E la simmetria – davvero – tra giovani ed altri lavoratori nel nostro mercato del lavoro è fortissima. Solo l’Italia è un Paese in cui la disoccupazione tra i giovani è quattro volte più alta che per le altre fasce d’età.

Alla ricerca di un lavoro

D. – E cresce anche il numero di coloro che dichiarano di non essere alla ricerca di un lavoro, perché ritengono di non riuscire a trovarlo: sono più di 1 milione 660 mila. Quali i settori in Italia in cui invece la ricerca di un lavoro ha maggiori probabilità di successo?

R. – “In effetti, aumentano i cosiddetti lavoratori scoraggiati: sono persone che a un certo punto decidono di smettere anche l’attività di ricerca del lavoro e quindi come tali non vengono definiti e contabilizzati più come lavoratori disoccupati. Credo che le opportunità di impiego per i giovani, in futuro, saranno soprattutto nei servizi e soprattutto nei servizi avanzati nel campo della sanità, per esempio, dove l’invecchiamento della popolazione sta generando una domanda sempre più forte di servizi. Saranno nei servizi alle imprese – anche qui si tratta di servizi avanzati che richiedono qualifiche importanti”.

Ancora molto importante avere una laurea

“Quindi, sarà una domanda rivolta soprattutto anche a profili che hanno un certo grado di qualifica a livello di istruzione terziaria: questo è un dato molto importante per chi sta facendo le proprie scelte di scuola, di investimento in capitale umano. Davvero, il fatto di avere almeno una laurea, di avere specializzazioni è molto importante per l’ingresso nel mercato del lavoro. Sulle qualifiche più basse credo che avremo ancora un incremento della domanda per i servizi alle persone, ma qui la competizione degli immigrati è più forte, quindi può essere difficile anche per un italiano riuscire a trovare un lavoro”.

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