Iraq: sequestri e incendio in oleodotto

© Amedeo Lomonaco, Radio Vaticana ●

L’Iraq continua ad essere colpito dal dramma dei sequestri. Questa mattina è stato rapito a Baghdad il direttore di una delle maggiori imprese edili statali. La rappresentanza del Cairo nel Paese del Golfo ha dichiarato, inoltre, di non aver stabilito alcun contatto con i rapitori del diplomatico egiziano sequestrato ieri da un gruppo islamico iracheno. I miliziani hanno affermato, in un video, di aver agito in risposta all’offerta del primo ministro egiziano di voler aiutare l’Iraq addestrando le sue forze di sicurezza. E l’orrore dei rapimenti è riproposto anche in un altro filmato. Il servizio di Amedeo Lomonaco:

Il gruppo iracheno che, mercoledì scorso, ha sequestrato sette stranieri, tre indiani, tre keniani e un egiziano, ha dettato ulteriori condizioni per il rilascio dei prigionieri. In un nuovo video, trasmesso dalla televisione araba al Jazeera, i rapitori chiedono oltre al ritiro dall’Iraq della compagnia di trasporti del Kuwait per la quale i sette ostaggi lavoravano, il versamento di risarcimenti alle famiglie delle vittime dei recenti raid aerei americani su Fallujah e la liberazione di detenuti iracheni. Secondo quanto dichiarato stamani dal ministro degli Esteri indiano, i sequestratori vogliono, invece, soltanto soldi.

Incendio in oleodotto della più importante raffineria irachena

Sul terreno, l’esplosione di un ordigno ha innescato un incendio nell’oleodotto che trasporta petrolio dalla più importante raffineria del nord del Paese fino a Baghdad. Un marine americano è morto in seguito alle gravi ferite riportate ieri in scontri avvenuti nella provincia di al Anbar, roccaforte sunnita a nord della capitale. La polizia irachena e le forze della coalizione hanno inoltre sventato un attentato neutralizzando un’autobomba pronta ad esplodere nella città di Mossul. Sul versante politico, il ministro degli Esteri di Baghdad, Hoshyar Zebari, ha chiesto alla Russia di inviare soldati per contribuire alla sicurezza del Paese arabo. “Abbiamo bisogno di truppe di pace”, ha spiegato il ministro al suo arrivo a Mosca dove sono previsti una serie di incontri con esponenti del Cremlino. Ma la diplomazia russa ha ribadito che, almeno per ora, questa ipotesi “non è nei suoi programmi”.

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