In Iraq processo contro Saddam Hussein

© Amedeo Lomonaco, Radio Vaticana ●

In Iraq, è ripreso stamani, a Baghdad, il processo contro Saddam Hussein e suoi sette ex stretti collaboratori accusati dello sterminio di 180 mila curdi alla fine degli anni ’80. Sempre nella capitale irachena, sono stati rilasciati 6 dei 25 impiegati della Mezzaluna Rossa, sequestrati ieri da ribelli. Il servizio di Amedeo Lomonaco:

In Iraq, continuano ad intrecciarsi orrori del passato, drammi attuali e gravi incertezze sul futuro. Riaprendo vecchie ma ancora profonde ferite, sono stati presentati stamani a Baghdad, nell’ambito del secondo processo contro il deposto presidente Saddam Hussein, documenti sullo sterminio di 180 mila curdi, perpetrato nel 1987 e nel 1988 dal regime dell’ex rais.

Le prove contro Saddam

Le prove dimostrano le responsabilità di Saddam Hussein nella decisione di utilizzare gas chimici contro la popolazione curda. L’ex presidente iracheno è stato già condannato a morte al termine del primo processo per l’uccisione, nel 1982, di 148 sciiti nel villaggio di Dujail. E le violenze continuano a devastare anche l’odierno Iraq: almeno 4 persone sono morte per l’esplosione di una bomba in un mercato della capitale.

Morti due soldati Usa

L’esercito americano ha riferito, inoltre, che due soldati statunitensi sono morti in seguito ad attacchi, compiuti nei giorni scorsi, nella turbolenta provincia di Al Anbar. In uno scenario così fosco non mancano, comunque, le buone notizie: a Baghdad sono stati liberati 6 dei 25 impiegati della Mezzaluna Rossa rapiti ieri da uomini armati. Sul Paese si è nuovamente espresso poi l’ex segretario di stato americano Colin Powell.

Esercito Usa allo stremo

Secondo Powell, un aumento delle truppe non potrà risolvere in futuro la drammatica situazione in Iraq, per la quale il generale non esita a parlare di “guerra civile”. “L’esercito – ha aggiunto – è allo stremo delle forze e la situazione nel Paese arabo è “grave e si sta deteriorando rapidamente”.

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