Insicurezza relativa al posto di lavoro

La globalizzazione richiede che i ceti produttivi dominanti siano sempre più forti per meglio competere e ottenere successi, accentua l’incertezza a livello sociale, politico, industriale, monetario, occupazionale e ha riflessi sulla gerarchia sociale in quanto polarizza la società in base ad una discriminante: il sapere.

Mondi del sapere e mondi privi di sapere

La realtà quotidiana infatti è più comprensibile se leggiamo il mondo suddiviso in sistemi economici ove la vera forza dominante non sono più gli eserciti ma il sapere.Anche la forza di un esercito è in funzione della quantità e qualità di sapere che incorporano le tecnologie, le armi che questo utilizza. Nella seguente tabella sono riportate le caratteristiche di questi due mondi.  

Il mondo del sapere Il mondo privo di sapere
Alto grado di sapere, cultura
Grande disponibilità di mezzi
Buoni redditi
Lavori qualificati
Scarsa cultura
Pochi mezzi
Scarsi redditi
Lavori saltuari e dequalificati

Poca cultura significa un basso rapporto Pil/pro capite ed un basso reddito e la bassa istruzione significa attività di export di prodotti maturi e una competizione incentrata sul costo del lavoro. Un alto tasso di istruzione in materie scientifiche significa un elevato export di prodotti ad elevata tecnologia ed una competizione sul lavoro creativo, sul sapere, sui prodotti innovativi. La conoscenza abbraccia più discipline e la competitività si fonda sulla conoscenza più avanzata, sulla ricerca; la cultura più la ricerca significa lavoro qualificato ed occupazione.

Vantaggi solo per pochi

In un contesto come questo, in cui solo una parte della popolazione mondiale può usufruire dei vantaggi che derivano dalla scolarizzazione e dalla formazione, le differenze divengono più marcate perché chi fa parte del “mondo del sapere” avrà sempre maggiori possibilità di inserimento nel mercato del lavoro, mentre chi “appartiene al mondo privo di sapere” non avrà possibilità di incrementare il proprio “know how” e potrà competere solo attraverso l’offerta del proprio lavoro remunerato da un salario sempre più basso.

Formazione non sostenibile

Se il futuro, come dice Nilles, sarà il telelavoro allora le discriminazioni nel mondo del lavoro saranno ancora più accentuate dalle possibilità individuali di accedere alle nuove tecnologie.  Di fronte alla globalizzazione dei mercati non ha senso per nessun Paese chiudersi in politiche protezioniste e per non restare marginali bisogna investire nella formazione di capitale umano in quanto è la diffusione della cultura e del sapere a produrre innovazione e sviluppo. Non tutti i Paesi hanno però queste capacità e possibilità!

Saperi discriminanti

Il sapere quindi opera le proprie discriminazioni nell’era della globalizzazione sia al livello dei singoli soggetti che a quello dei Paesi. La globalizzazione vedrà neutralizzati e cancellati i suoi più importanti effetti positivi se non potrà distribuirli equamente nei confronti di una società civile globale, cioè di una comunità internazionale che non sia eccessivamente scissa in base alla ricchezza, al sapere ed al potere.

Dalla tesi di laurea, nel 2001, di Amedeo Lomonaco: “Limiti e potenzialità del fenomeno della globalizzazione per l’economia contemporanea”.

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