Giornata internazionale della solidarietà umana

© Amedeo Lomonaco, Radio Vaticana ●

Si celebra oggi la prima “Giornata internazionale della solidarietà umana” indetta dall’ONU per sottolineare l’importanza della solidarietà soprattutto per l’eliminazione della povertà. L’iniziativa, lanciata dall’ex presidente polacco Lech Walesa, fondatore di Solidarnosc, intende incoraggiare un dibattito fruttuoso sul raggiungimento degli Obiettivi del Millennio.  Ma come procede, in un mondo minacciato da così grandi insidie, la battaglia della solidarietà contro la povertà? Amedeo Lomonaco lo ha chiesto alla coordinatrice per l’Europa della Campagna delle Nazioni Unite per gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, Marina Ponti, raggiunta telefonicamente a New York:

R. – E’ una battaglia difficile ma procede con molta forza. Ci sono molti Paesi – Paesi tra i più poveri come il Mozambico – che stanno facendo molto per vincere la povertà e soprattutto per frenare alcune delle epidemie più gravi quali l’AIDS. Poi ci sono alcuni Paesi ricchi che sono oggi in prima linea nella lotta alla povertà fornendo più risorse alla cooperazione e chiarendo in maniera molto forte che queste risorse devono essere veramente utilizzate per sconfiggere la povertà. Gli otto obiettivi, che sono stati sottoscritti dai 189 capi di Stato nel 2000, potranno essere raggiunti solo se ognuno fa la sua parte.

Gli otto obiettivi

D. – Quali tra questi otto obiettivi, sono quelli che la solidarietà può concretamente far centrare?

R. – La bellezza di questi obiettivi è che sono tutti collegati tra loro e cioè non si può parlare di povertà senza parlare di parità tra uomo e donna, non si può parlare di sradicamento delle malattie senza parlare anche dell’importanza dell’acqua potabile, di un ambiente pulito,per cui tutti questi obiettivi devono essere raggiunti insieme. Il mondo della solidarietà e il mondo dei volontari è un mondo molto importante perchè in molti Paesi ci sono persone che offrono un contributo fondamentale per risolvere questi problemi. Un altro ruolo fondamentale che ha il mondo della solidarietà, soprattutto nei Paesi più ricchi, è proprio il ruolo di far parlare di questi temi.

Il contributo dei singoli cittadini

D. – Cosa possono fare in concreto, gli Stati, i governi e cosa la società civile, i singoli cittadini?

R. – I governi devono cominciare con rigore e serietà a rispettare gli impegni che si sono presi. E nei Paesi ricchi ciò significa destinare lo 0,7 per cento del prodotto interno lordo alla cooperazione e fare in modo che queste risorse vengano veramente utilizzate per sconfiggere la povertà. Poi i cittadini devono partecipare – molti lo fanno già – a tantissime azioni di solidarietà promosse dalle organizzazioni della società civile. Organizzazioni che operano sul loro territorio per offrire il loro contributo e allo stesso tempo facciano ben presente che per loro il tema della lotta alla povertà è un tema importante anche nel momento in cui voteranno.

Le priorità

D. – Quali sono i problemi principali che ancora attendono risposta?

R. – Sono molti. C’è il tema della povertà e c’è il tema della fame, c’è il tema dell’ambiente, c’è il tema dei cambiamenti climatici, ci sono i temi drammatici delle malattie. Ciò che manca ancora è la volontà politica ed ecco perché è fondamentale anche il ruolo che le organizzazioni della società civile svolgono nel continuare a far pressione sui governi affinché gli impegni vengano mantenuti e affinché si costruisca tutti insieme un mondo migliore.

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