Festa Natale cancellata in scuola Milano

© Amedeo Lomonaco, Radio Vaticana ●

Dare una netta impronta di laicità e non urtare la sensibilità degli studenti non cristiani, soprattutto in questo tempo scosso dal terrorismo e dalle stragi di Parigi. E’ questa la controversa motivazione che ha spinto il preside di una scuola a Rozzano, alle porte di Milano, a cancellare la “Festa di natale”. Al suo posto si terrà nell’istituto, il prossimo 21 gennaio, una “Festa d’inverno” con canzoni popolari e filastrocche invece dei tradizionali canti natalizi. La decisione, contestata da molti genitori, ha suscitato forti polemiche. Essere laici non significa negare la religione, sottolinea al microfono di Amedeo Lomonaco il giurista Alberto Gambino:

 

R. – Sarebbe una definizione sbagliata di laicità quella che ritenesse l’annientamento dell’ispirazione religiosa nella comunità civile. In realtà, la laicità è ben definita da una serie di articoli della Carta costituzionale, dove si parla di una reciproca autonomia fra la dimensione religiosa e quella temporale. E questo implica non indifferenza fra queste due dimensioni. Non indifferenza significa anche che la comunità, all’interno delle varie religioni, individua quella più corrispondente alle proprie radici di civiltà. E, in questo caso, è proprio il cristianesimo in Italia che rappresenta queste radici di civiltà e di democrazia.

Norme e feste religiose

D. – Ci sono in nome della laicità riferimenti legislativi per eliminare simboli e feste religiose?

R. – Direi proprio di no, perché si andrebbe contro, intanto, gli art. 19 e 20 della carta costituzionale, che invece garantisce da parte dell’ordinamento la libertà religiosa, la possibilità che essa venga espressa in forme organizzate; altrimenti, ci sarebbe una forte discriminazione. Ma anche gli stessi art. 2 e 3 che riguardano la dignità della persona e i diritti inviolabili. La libertà religiosa è un diritto inviolabile. Poi, nel caso italiano, abbiamo addirittura gli art. 7 e 8 della carta costituzionale, che disciplinano i rapporti tra le religioni e, nel caso della religione cattolica, c’è il Concordato che assume anche una dimensione diversa dalle intese che, invece, disciplinano le altre religioni. E’ proprio infatti nelle radici di civiltà del nostro ordinamento il riferimento ad una religione che è una religione della tolleranza, dell’apertura, del rispetto tra gli altri. Quindi tutti valori davvero condivisi nella comunità italiana.

Laicità e celebrazione feste religiose

D. – C’è contraddizione tra laicità e celebrazione di feste religiose?

R. – Non c’è contraddizione. Tra l’altro, la laicità nasce nel mondo della Chiesa, nel mondo della religione, proprio per indicare come la missione spirituale sia una missione che riguarda le coscienze. E non sarebbe appunto laica se invece riguardasse l’esercizio del potere temporale all’interno di uno Stato. Questa ‘separazione dei poteri’ è molto chiara proprio in tutti gli ordinamenti occidentali che hanno a cuore questa distinzione. Del resto, non sarebbe libera una religione che fosse imposta dallo Stato. Ma è evidente che non è così in gran parte del mondo occidentale. Evidentemente, sono altri gli ordinamenti che hanno questa trasposizione tra potere religioso e potere temporale. Davvero mi sembra fuorviante questa decisione di estirpare dal mondo della scuola, dall’ambiente scolastico alcune celebrazioni che sono le radici della nostra democrazia. Sarebbe a questo punto, forse anche minare i principi della democrazia, estirpando questa tradizione, che non è solo religiosa, ma anche culturale delle grandi democrazie occidentali.

La legge e gli spazi di libertà

D. – Cosa si può fare, facendo riferimento proprio alla legge per salvaguardare le feste religiose, in particolare quelle cristiane?

R. – La legge deve rispettare i cosiddetti spazi di libertà. Ovviamente, devono essere libertà in grado di non nuocere ad altri. La libertà religiosa, legata anche  all’espressione materiale di questa libertà – quindi celebrazioni, funzioni, possibilità di parlare pubblicamente del sentimento religioso, anche con dei simboli – è accettata, anzi auspicata dagli ordinamenti ogni qualvolta non crei un danno verso altri. Ma il danno verso altri ci sarà laddove queste espressioni di libertà religiosa vadano contro i principi ispiratori dell’ordinamento. E quindi la legge deve anzi auspicare che ci siano sempre più spazi di libertà per quelle religioni che portano dei valori positivi, condivisi, perché sono la miglior garanzia che non vengano conculcate libertà anche di altro tipo, non soltanto quella religiosa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *