Dialogo interreligioso, l’eredità del viaggio di Francesco negli Emirati

© Amedeo Lomonaco, il mio articolo su VaticanNews– Il viaggio di Papa Francesco negli Emirati è stato un capitolo fondamentale per il dialogo interreligioso. Interviste con mons. Khaled Akasheh e con l’Imam Izzeddin Elzir.

Il recente viaggio apostolico negli Emirati Arabi Uniti  è un tassello fondamentale nel dialogo islamo-cristiano. È quanto sottolineano, al microfono di Antonella Palermo di Radio Vaticana Italia, il capo ufficio per la sezione dell’islam al Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, mons. Khaled Akasheh, e il presidente dell’Unione delle comunità islamiche italiane (Ucoii), l’Imam Izzeddin Elzir.

Mons. Akasheh: dialogo segua vie della verità e della carità

Per mons. Khaled Akasheh, il viaggio apostolico nella penisola arabica è in particolare “una pagina nuova nei rapporti tra cristiani e musulmani”. Una pagina voluta da autorità religiose, politiche e dal Pontefice. Si deve continuare, osserva, sulla strada della verità e della carità. “Certamente – sottolinea mons. Khaled Akasheh – il dialogo richiede gentilezza, buone maniere, benevolenza, ma anche  di essere fedeli alla verità che il Signore ha dato ad ognuno di noi”. Per i cristiani nei Paesi arabi, spiega mons. Akasheh, “si tratta veramente di essere testimoni di Cristo con linguaggio e con modi particolari”. “Siamo in ambito interreligioso, però allo stesso tempo siamo la voce di Cristo per gli altri fratelli di altre religioni”.

Religioni e strumentalizzazioni

Le fedi, aggiunge mons. Akasheh, “possono diventare una forza per la violenza” se sono strumentalizzate. Ma “nel cuore di ogni religione – sottolinea – ci sono risorse di pace”. “Il nostro compito come leader religiosi, come intellettuali, ma anche come fedeli e come persone di buona volontà, è di trovare queste risorse di pace, di benevolenza, verso tutti affinché il dialogo sia veramente non solo per la pace, ma sia una cosa che riscalda il cuore”.

Un dialogo chiaro

Per mons. Akasheh il dialogo ha innanzitutto bisogno di chiarezza: “Io penso che il nostro dovere di leader religiosi – imam, sacerdoti, altri di altre religioni – sia quello di fare un discorso senza ambiguità su tutto, inclusa la violenza. Per esempio, quando affermiamo che ogni persona è mio fratello, mio partner nell’umanità, questa è un’affermazione fondamentale. Quando dal nostro discorso è assente l’ambiguità, i giri, lo zig-zag, allora veramente possiamo comunicare una cosa che piace, non solo a Dio, ma che piace alle persone”.

L’imam Izzedin Elzir: costruiti ponti solidi

Per l’Imam Izzeddin Elzir il viaggio di Papa Francesco negli Emirati Arabi Uniti è “una tappa molto importante nel dialogo islamico-cristiano”. È la dimostrazione che “questo dialogo non solo va avanti, ma si stanno costruendo ponti solidi, importanti, con il mondo arabo-islamico”. La speranza, espressa dall’imam Izzedin Elzir, è che questo dialogo interreligioso porti anche “ad un dialogo intra-religioso, all’interno del mondo arabo-islamico”. Non si tratta di un impegno secondario: il dialogo, sottolinea l’imam, è nel dna di cristiani e musulmani.

I compiti della politica

L’Imam Izzedin Elzir sottolinea poi che la novità del documento sulla fratellanza umana consiste nel fatto che è stato firmato da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyib, su invito di realtà politiche. La speranza è “che queste realtà politiche mettano in pratica questi valori che sono concordati dalle fedi religiose, in questo caso dal cristianesimo e dall’islam”. L’auspicio, aggiunge l’imam, è che in questi Paesi “la politica possa avere un orizzonte di libertà e spazi di libertà maggiori di quelli che ci sono oggi”.

Investire in educazione

È molto importante, osserva l’imam izzedin Elzir, investire nella cultura: “Dove non ci sono educazione, cultura, libertà e giustizia sociale, aumenta il livello della violenza”. “L’importante, come ha sottolineato anche Papa Francesco, è che i leader politici di quella zona mettano in pratica questi valori”. Questo viaggio, conclude l’imam, è l’occasione “di rivalutare le politiche di questi Paesi, in particolare nello Yemen e in altre zone, perché lì c’è un disastro umanitario”. “Spero che i leader politici della zona, sentano la preghiera, il discorso l’invito del Papa e del leader musulmani a livello mondiale”.

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